Wes Craven: un regista da incubo

Wes Craven: un regista da incubo

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Che faccia lunga! È morto qualcuno?

Un paio di giorni fa mi arriva una comunicazione da un membro della redazione su Fb: non essendo in Italia, ho potuto vedere la conversazione quando già era stata commentata da altri membri della redazione e ciò che ho visto è stato più o meno questo:

(per motivi di privacy i nomi dei partecipanti sono stati sostituiti da personaggi dei film horror)

Conversation
Il pupazzo di Saw è da sempre un hipster salutista e rompicoglioni, probabilmente vegano

 

Dannati Hipsters: Craven popolava gli incubi del mondo quando Anderson ancora metteva in ordine di colore le matite del suo astuccio delle elementari. Oltre all’ovvio commento all’imperdonabile fraintendimento fra Craven e Anderson, mi sono anche ritrovato a pensare che perdevo uno dei miei incubi preferiti. Non sono bravo a scrivere coccodrilli né necrologi, ma spero davvero che qualcuno abbia scritto su twitter cose tipo “Addio Wes: vai ad insegnare agli angeli come si sgozza una teenager” (qualora non fosse stato fatto, provvedete, suvvia! Scrivete necrologi per tutti gli stronzi che sono passati per più di un minuto in radio e di cui non ve ne è mai fregato un emerito cazzo, e Wes no? È più stronzo degli altri?)

Craven mi ha accompagnato durante gli anni della prima adolescenza, quegli anni in cui si scopriva il cinema tramite gli horror e le feste in casa con gli amici (quelle col gioco della bottiglia, per capirci). Era un tempo in cui gli horror facevano ancora fare salti sulla poltrona, un mondo che non esiste quasi più. Forse siamo cambiati noi, forse gli horror. Forse entrambi. In quelle feste di eccitamenti (pre)puberi Wes c’era: tutti quanti conoscevamo Scream ed il suo codazzo di sequel e di parodie e di scopiazzature. La presenza, però, di Wes, risale anche a dei ricordi precedenti: mio zio che mi raccontava dei due film che avevano sconvolto la sua adolescenza e prima maturità: Profondo Rosso (lui abitava pure a Torino…) e, diversi anni dopo, la mano artigliata di Freddy Krueger.

La nota caratteristica che ha contraddistinto la produzione di un artigiano della paura come Wes Craven è proprio ciò che ci rimane, in questi ricordi. Innanzitutto la capacità di trasformare in oggetti di paura le nostre sicurezze. L’elemento dominante nei film di Craven è la distorsione della componente protettiva, da cui scaturisce l’orrore. La paura non proviene da un mondo esterno, altro, alieno a noi; al contrario, proviene da ciò che riteniamo debba proteggerci ed evitarci proprio quell’Altro. La casa e l’elemento domestico, innanzitutto, così come i sogni. Non riesco ad immaginare un’immagine più pacifica e protettiva di una casa, una situazione priva di rischi quanto un sogno (che al massimo se non piace, puoi svegliarti e finisce). Invece l’orrore proviene proprio dall’interno. Era come creare una sottilissima, quasi invisibile, crepa nel muro di casa. Da questa crepa usciva tutta l’oscurità contenuta nelle intercapedini dei muri, tutti i segreti che custodiamo sotto la superficie, quel mondo che sospettiamo inconsciamente, ma non vogliamo vedere. I mostri altro non sono che le nostre pulsioni nascoste, la nostra rabbia inconscia o la sessualità repressa dalla società. I “mostri” diventano con Wes umani e vicini: è così per Freddy, che popola i nostri sogni – quindi nasce da noi -, così come i serial killer (il fantasma di Scream in testa), che non sono più pazzi mostruosi, ma persone come noi ed a noi spesso vicine. Il killer di Scream è uno dei primi ad inciampare umanamente, da solo, nella foga dell’inseguimento, quasi sempre in ambienti interni e casalinghi. L’asticella del terrore viene spostata ed avvicinata, togliendoci gran parte delle sicurezze. Come se il mostro ci aspettasse direttamente sotto il lenzuolo, luogo per definizione sicuro ed inviolabile.

glovebath
Non c’è bisogno che vi parli dell’inconscio, delle pulsioni sessuali di una teenager in un paese retrogrado come gli Stati Uniti, che sono alla base di Nightmare, vero?

 

La seconda grande peculiarità di Wes è stata quella di creare orrori iconici e di svelarne il lato anche ironico. Tutti abbiamo in mente la maschera di Ghostface o gli artigli di Freddy Krueger, il magnifico Robert Englund, protagonista di A Nightmare on Elm Street. È difficile, inoltre, trovare dei personaggi più replicati, abusati, bistrattati. Abbiamo all’attivo 9 film della saga di Nightmare, 4 di Scream ed un numero imprecisato di parodie. La prima e più famosa (e riuscita) parodia di film horror è Scary Movie, che nasce proprio da una costola di Scream. Mantengono, però, sempre la freschezza dei personaggi ben riusciti e quel tocco di ironia nera che li rende indimenticabili. È lo stesso Craven a realizzare un “metahorror” con Scream 3, un film sulle regole del genere slasher, che vengono presentate per ridicolizzarle e poi disattenderle. O a riprendere in mano la serie di Nightmare, con Wes Craven’s New Nightmare, solo per mettere in scena la finzione dell’orrore (pellicola da rivalutare, nel marasma di niente che i sequel hanno portato al buon Freddy). Pochi registi hanno creato personaggi così impressi nella nostra mente e nella nostra cultura: forse giusto il Pinhead di Barker può rivaleggiare.

Ugualmente, pochi registi possono vantare fotogrammi così iconicamente rimasti nella memoria del cinema: la mano di Freddy che esce dalla vasca da bagno, la corsa (scomposta) di Ghostface dalla porta verso le sue vittime, soltanto per citare le più famose.

the serpent
La sagra della porchetta di Ariccia?

 

La componente “umana” dell’orrore è preminente anche in uno dei suoi film meno noti, ma forse più interessanti: Il Serpente e l’Arcobaleno, che si prefissa di affrontare il tema degli zombie dal punto di vista originario, quello del voodoo haitiano. Mentre Romero faceva politica con le orde di zombie, Wes torna all’origine del fenomeno e crea un horror evocativo e lirico. Racconta di un giovane ricercatore che si reca ad Haiti per scoprire la formula della polvere che rende zombie, secondo le leggende locali. Qui si scontra contro la politica del dittatore del momento e contro la magia più nera, intrecciate in un abbraccio indissolubile. Si tratta di un viaggio onirico, dove è difficile distinguere la realtà dal sogno. L’elemento di sicurezza che viene scardinato qui è la scienza medica, ad opera del protagonista Bill Pullman, che si addentra nei segreti dei Bokor haitiani e ancor di più nei segreti della sua mente. Anche gli zombie sono umani “risvegliati” e controllati dallo stregone o dalla mambo che li ha cosparsi di polvere. Il viaggio si svolge nella mente del Dottor Alan, schiacciato proprio fra i due estremi del mondo reale, il Serpente e l’Arcobaleno della religione haitiana, sempre sulla soglia del mondo degli spiriti. O forse sempre sulla soglia del mondo reale, già oltre l’arcobaleno e dentro al mondo dei sogni.

wes craven
No, non è Edward Mani di Forbice, piccoli ignoranti ingrati

 

Bisogna dare i conti con una verità purtroppo irrinunciabile: l’orrore più profondo, alla fine, siamo noi. Sono i nostri vicini di casa (sì, quelli che accendono al morto in garage alle 6 del mattino), è il sentimento d’odio che serpeggia sotto la superficie. Pensare che il male venga da un generico Fuori, da un Altro incomprensibile è una forma di difesa, di sicurezza. Ma quando la paura viene da dentro ai nostri sogni, dove possiamo fuggire? Quale sicurezza rimane?

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