Il mare ha sempre portato, sulla spuma delle onde, ricordi e rimpianti. Ed è stato foriero di versi, dall’alba dei tempi, fin dall’inizio dell’idea di poesia, coi greci, fino agli esempi più recenti, come Kavafis o Murubutu.
Dal mare nascono i versi del nostro amico Davide Coraci. Nato a Genova, studia filosofia della scienza e perfeziona i propri studi nelle mura di Lucca, dove consegue un dottorato di ricerca. Non un poeta, per formazione! Attualmente lavora a Pavia come ricercatore.
Eppure, il mare da cui è nato e a cui torna, come tutti quelli che sul mare sono nati, lo ha condotto ai versi. Malacia di Mare è la sua prima raccolta poetica. L’autore esplora temi affettivi e personali, alla ricerca di una tregua o di un sollievo dai momenti più complessi della vita.
Con tono intimistico e attente scelte linguistiche, che a tratti possono sembrare antiquate e rimandano al suo background culturale, l’autore intreccia un dialogo con i paesaggi naturali, le persone incontrate, le città conosciute e i ricordi, fino a ritrovare quella serenità interiore simboleggiata dalla bonaccia del mare.
Dopo l’haiku e i tautogrammi, non affrontiamo uno stile ma un tema: quello del mare nella poesia contemporanea.

Tregua
All’onde del vento
son banchi di gocce
più fitte, men fitte.
Tace il momento
che lampo fa voce
e spaura la notte.
Tra le guerre d’agosto,
a stento una tregua.

La mia rete
Dopo tanto navigare
ho salpato la mia rete:
furioso vento, cocci di graste
ho raccolto, sale che d’acque plora.
Tacerà di sole il giorno, allora
rammenderò le maglie guaste
e penserò, a cavalcioni di pietre,
di ripartire per mare.

Falò
Brucia un falò sul poggio
e il fumo sale al fermo vento.
Sugli alberi e le case il cielo riflette.
Scorgo all’infinito sguardo
altri pennacchi di fumo
e la malacia di mare.
(Le foto nell’articolo sono di Alessandro Pigoni, prendetevela con lui se sono banali)

