Ex Machina di Alex Garland

Ex Machina di Alex Garland

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Il sogno erotico del signor Turing

Alex Garland, già sceneggiatore di Danny Boyle, ci regala un film che le sale cinematografiche estive non meritano. Nel panorama di junk movies à la Marvel, di supereroi seriali in calzamaglia ed esplosioni da telefilm, la fantascienza di Ex Machina è cosa rara e preziosa, per ciò che dice e per il linguaggio che usa.

Girato in pochi locali, con solo tre attori, il film è l’insieme dei dialoghi fra due uomini e fra un uomo ed una Intelligenza Artificiale, per un test di Turing lungo una settimana intera. Senza soluzione di continuità, si parla di evoluzione della specie, tecnologia, arte, filosofia e sbronze, cercando di capire cosa distingua l’uomo dalla macchine. E se esiste, alla fine, qualcosa che ci distingua.

La fantascienza torna ad essere domanda esistenziale per l’uomo di oggi, che si interroga sul domani e quindi su se stesso. Cosa ci rende umani? I sentimenti? La voglia di sopraffazione? Il senso della sopravvivenza? Garland scandisce il tempo dei dialoghi come fossimo all’interno di un thriller, gioca con lo spettatore, mettendolo al centro del suo labirinto di domande, testandolo a propria volta con un test di Turing cinematografico, che ci invita a distinguere i buoni dai cattivi, la verità dalla menzogna, se ci riusciamo. Tutto perfettamente orchestrato, anche la CGI che non esplode come unica protagonista, ma sottolinea ancora di più la sensualità “straniera” del personaggio di Ava.

Andate a spiegare a Ultron come si lavora!

 

Voto: 8

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