E anche quest’anno, ecco la lista dei migliori libri che abbiamo letto in questo 2025!
Un elenco che contiene, senza alcun ordine (non è una classifica), i libri che sono usciti quest’anno e ci sono rimasti maggiormente addosso.
Tutta la redazione è stata coinvolta; nessun membro è stato maltrattato – anche se qualche ultimatum è volato. Azz!
C’è dentro di tutto, a dimostrare quanto la redazione sia felicemente eclettica: spaziamo dal weird al non-fiction, passando da romanzi di tutto il mondo (quest’anno, abbiamo davvero entrate variopinte)!
Ma la vera domanda è: c’è anche il vostro libro preferito? Raccontatecelo nei commenti!
Pronti? Si parte!
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La vita che brucia, Edoardo Camurri
Il secondo “gattone” di Camurri è, se possibile, ancora più straordinario del primo. Se Introduzione alla realtà voleva, appunto, introdurci, con discrezione e gentilezza, nella nostra vita usando le parole filosofiche e al contempo psichedeliche dell’autore, questo secondo libro abbandona ogni gentilezza e ci colpisce in pieno volto. Se la vita è costante conflitto, costante guerra, dentro e fuori noi, esiste una maniera per accettare questa vita e così portarla avanti? Camurri ci guida nel suo/nostro labirinto, aprendo porte e ricordandoci che sì, il dolore esiste e che non possiamo sfuggirvi, ma che esistono altre possibilità. Il linguaggio del filosofo si fa feroce, saltando dal greco al sanscrito, nelle pieghe di questo labirinto che siamo noi.
Città Fantasma, Shih-Hung Chen
Le voci, multiple, mescolate, corali, di una famiglia di Taiwan, durante il giorno della Festa degli Spiriti, dove anche i defunti dunque possono avere una voce. È innanzitutto la storia di una famiglia, i cui nomi impareremo a conoscere nel corso del libro (non spaventatevi: nelle prime pagine sembrano tutti uguali, ma c’è un utilissimo indice dei nomi all’inizio da consultare continuamente), ma anche di un luogo e di un periodo storico in continuo cambiamento, da una ruralità familiare ad un capitalismo che tutto divora. Le voci sono molteplici, sembrano quasi rincorrersi, ed i morti dialogano con i vivi. Il ritorno del figlio giovane, scrittore, esule poiché omosessuale, tornato a casa dopo alcuni anni in galera in Germania, dà l’avvio alla vicenda, che coinvolgerà tutte le sorelle e i loro mariti e i defunti e gli amici. Una scrittura che ricorda il realismo magico, ma in salsa orientale, profondamente ancorato nei luoghi che descrive.
Tranquillità, Attila Bartis
Seppellire una madre non è mai facile, sia metaforicamente che realmente. Soprattutto se questa madre, grande attrice del passato, si è chiusa in casa da anni e intrattiene rapporti solo col protagonista di questo straordinario romanzo ungherese. La voce del figlio scrittore interseca passato e presente, realtà ed immaginazione. Un amore che finisce in tragedia; una sorella scappata lontano, a cui la madre ha fatto un “finto funerale” per cancellarla dalla famiglia; la scrittura come unica via di fuga; una prostituta che cattura corvi e piccioni. Bartis ha una voce potente, che ricorda l’incessante lavorio mentale degli autori mitteleuropei e dell’europa dell’est, con una nota di ironia sottostante, come di chi capisce quanto grottesca sia la vita che viviamo
Kuno, Renate Rasp
Uscito per la prima volta nel 1967 e recuperato dall’editore indipendente Storie Effimere, Kuno è un romanzo anomalo e spiazzante. Racconta la storia di Kuno, ragazzino tedesco senza nessuna qualità, che il patrigno vuole trasformare in un albero. Non in senso metaforico, ma proprio con vaso e terra e innaffiatura. Quel tipo di albero. E per farlo inizia con Kuno a fare esercizi per renderlo il più pianta possibile.
La scrittura della Rasp è totalmente seria nel trattare una materia di base così assurda e diventa portatrice di una storia di soprusi, psicologici e fisici, ma anche di strana accettazione, quasi di sconfitta di fronte all’altro.
Kuno è una sorta di antipinocchio e svariate scene ricorderanno proprio le cose che accadono al nostro burattino, ma in maniera capolta e distorta.
Disturbante a tratti, l’antipinocchio di Renate Rasp non può che colpire nel profondo.
La seconda venuta di Hilda Bustamante, Salomè Esper
Delizioso, non sapremmo come altro descriverlo. Leggero, mai banale, scritto benissimo; si ride e si piange. Cosa volete di più da un libro di appena 160 pagine? Hilda è morta. Ma dopo circa un anno torna in vita, per davvero, non come uno zombie o un nonmorto. Semplicemente, ritorna. E riprende gli affetti, col marito, la vicina e la sua “nipotina”, con le amiche. Un’inversione del ciclo della vita che permette di sciogliere i nodi, di salutarsi, di ribadire l’amore. Un libro che vi rimarrà dentro, con un finale che se non piangete mannaggiavvoi ma dove avete i sentimenti?

Quando il mondo dorme, Francesca Albanese
È difficile definire questo libro, più che un saggio è una lettera d’amore per ciò che si ha a cuore, per la Palestina che Francesca Albanese ha vissuto in prima persona. Ci sono le storie di chi ha conosciuto, sia sul luogo che all’estero, di come soffrono o hanno sofferto, ma anche di tutte quelle per cui sente di dover fare da portavoce per il genocidio in corso. Ci sono paragrafi strazianti, altri immersi in un’infinita umanità. Potrebbe sembrare assurdo immaginarlo, eppure c’è spazio anche per un poco di speranza.
Strani disegni, Uketsu
Abbiamo forse il thriller perfetto per chi non ama il genere? Scritto in modo chiaro, seppur con una trama ingarbugliata, il prologo cattura subito l’attenzione con l’interpretazione da parte di una psicologa di un disegno di una bambina colpevole di aver ucciso la madre. Creepy quanto basta, questo romanzo si potrebbe definire angosciante solo fino a un certo punto: è impossibile staccarsi da queste pagine che con rigore e analisi oggettiva portano il lettore a collegare fra loro tre omicidi e un suicidio.
Orbital, Samantha Harvey
Cosa si prova a stare nello spazio? Come ci si sente di fronte alla vista della Terra, del cosmo e delle infinite galassie? Come si affronta un lutto mentre si sta fluttuando in una navicella spaziale? Orbital di Samantha Harvey è uno di quei romanzi di fantascienza che tendo ad amare perché è la vita vera la protagonista, con tutte le sue fragilità. Perché siamo sempre noi stessi, ovunque siamo. Anche nell’universo.
Estasi America, CJ Leede
Un’America che suda fanatismo e violenza in un Midwest desolato.
Corpo, culto e sangue come linguaggio politico. Non assolve nessuno e non cerca redenzioni facili.
Ne avevamo parlato a lungo in questo articolo.

I nostri ultimi giorni selvaggi, Anna Bailey
Provincia, segreti e alligatori. Il Sud gotico dei bayou come stato mentale. Qui il male non urla, ti osserva nascosto nel buio. E tu ti senti il suo sguardo sulla nuca.
Playlist, Luca Sofri
Da fan della prima ora di Le canzoni, la newsletter quotidiana di Luca Sofri, Playlist si legge come si ascolta un bravo deejay: fidandosi delle scelte. Non è una playlist nel senso tecnico, ma una sorta di “grande (davvero grande) disco narrativo”.
Le scelte sono dichiaratamente personali, a volte persino spiazzanti, e proprio per questo risultano sincere. Spoiler: dei Beatles non troverete “Yesterday”, ad esempio, ma consapevolmente.
Qui la musica diventa un modo per raccontare il mondo, le diverse epoche in cui le canzoni hanno fatto da colonna sonora e anche le biografie di chi è diventato in qualche modo immortale. Sofri seleziona e propone, che è un po’ quello che fanno i librai, quelli bravi, quantomeno, e i buoni curatori.
Dentro ci sono quasi quattromila canzoni ed è impagabile perdersi all’interno di queste pagine, che si possono leggere in ordine, a salti, o anche solo aprendolo a caso.
E vista la mole dell’opera, come ci suggeriscono dalla regia, all’occorrenza può diventare anche un’ottima arma da difesa!
Splendeva l’innocenza, Roberto Camurri
La nostalgia come trappola. Amicizie, errori e il peso di quello che non si può più rifare. La provincia italiana e il G8 di Genova raccontata senza romanticismi.
Perché ero ragazzo, A Faraji
Ci sono storie che segnano più di altre. Quella di Alaa Faraj, autore di Perché ero ragazzo (Sellerio, 2025), è sicuramente una di quelle.
Alessandra Sciurba, giurista, ex portavoce dell’ONG Mediterranea, l’ha conosciuto in carcere ed è riuscita nell’incredibile impresa di trasformare le parole di questo ragazzo nella sua storia. In un libro. In una testimonianza forte. Dura. Schiacciante. Schiacciante per noi, per le nostre (ir)responsabilità.
Alaa era ed è un calciatore. Una giovane promessa del pallone in Libia. Alaa, ora, impara la vita in cattività. Studia la nostra lingua, che è il suo desiderio di essere come noi e parte di noi. E con questa lingua, che evolve come la sua disperazione, scrivendo lettere su lettere ad Alessandra Sciurba, ha ricostruito la sua quotidianità, i suoi passi avanti, le sue scoperte, la sua storia e i suoi processi. Uno scandalo che ha dell’incredibile, confermato e ribadito in ogni grado di giudizio. E che ora ha visto arrivare la grazia parziale di Mattarella.
Alaa racconta tutto, e lo fa a parole sue. Con i suoi inciampi. I suoi lenti miglioramenti. Non fatevi spaventare da una grammatica che zoppica. Non c’è bisogno di una sintassi perfetta per arrivare dritti al punto. E al cuore. E diventare un libro che non può non diventare una pietra miliare della letteratura che si fa politica.
Ve ne parliamo (ancora e di più) qui.

La felicità è un atto politico, Giulia Blasi
Giulia Blasi, già autrice del Manuale per ragazze rivoluzionarie, torna a parlare di libertà, ma questa volta sceglie un’arma sovversiva: la felicità.
Una parola abusata, instagrammata, svuotata da anni di citazioni motivazionali e filtri pastello. Eppure, nelle mani di Blasi, torna ad avere un peso politico o collettivo, quantomeno. Perché se è vero che la felicità muta forma nel tempo, assume dimensioni diverse in ogni cultura, è altrettanto vero che storicamente si è rivelata “nemica del capitalismo”, dice Blasi.
In un mondo che prospera sul malessere della società e che ha tutto l’interesse a farci credere che la felicità sia un obiettivo da comprare, sfoggiare, un nuovo corso da seguire, un filler da applicare, scegliere di essere felici diventa un gesto di ribellione!
Ma non è solo una questione economica, non ci sono solo richiami al buon Fisher: il saggio è ricco di riflessioni che ci accomunano tutti e ci portano a riflettere su una responsabilità condivisa. La felicità, infatti, non è nemmeno una questione privata: «Il nostro animo dà forma al modo in cui viviamo nel mondo, e le persone che sono predisposte alla felicità, che sanno viverla, ottenerla e godersela, portano quella positività nella relazione con gli altri. (…) La felicità è contagiosa».
Un libro lucido e testardo, che ci ricorda che la felicità è una forma di resistenza collettiva.
Il giorno dell’ape, P. Murray
Ultimamente quando un libro si presenta come vincitore – tra i vari – del Premio Strega Europeo 2025, dell’Irish Book Award 2023, inserito nella shortlist del Booker Prize eccetera, eccetera, il dubbio di essere di fronte a un’operazione di marketing letterario viene. E invece no. Forse sarebbe ora di recuperare fiducia nei riconoscimenti internazionali. Almeno in questo caso. Il giorno dell’ape è una lettura avvincente. Una storia familiare. Un intreccio di storie, di passati che ritornano e condizionano. Una risalita fino all’origine del tutto. Se la puntura dell’ape, quel giorno, arrivò all’improvviso, il resto è quotidiano tormento ma – senza lasciarsi pervadere da pessimismo alcuno – sicuramente vita. C’è la crisi economica che si abbatte sull’economia capitalistica del motore termico. C’è la natura che si perde e si ritrova. C’è qualcosa che è andato storto. Ma soprattutto – incredibilmente – c’è anche da ridere. Da non perdere. Non scade.
Mare Aperto, Luca Misculin
Un libro che quest’anno è stato salvifico in una giornata pasquale di cervicale. Un libro regalato a tutti in questi mesi è perfetto per parlare di storia antica e contemporanea, geografia fisica e geografia umana del nostro mare, storie di terra e acqua, genti e porti del Mediterraneo.
Pensare dopo Gaza, Bifo Berardi
Forse il libro fondamentale per ragionare su Gaza dopo (cioè durante) l’invasione ed il genocidio. Anche se è uscito ormai diversi mesi fa e le cose sono ulteriormente cambiate (cioè c’è un cessate il fuoco unilaterale che continua a mietere vittime, ma ormai i media guardano altrove), rimane un punto fermo della riflessione non solo su Gaza, ma più in generale sul nostro periodo storico e su ciò che è necessario ed inevitabile. Con una lucidità a tratti fastidiosa, Berardi scava nella ferita aperta dell’occidente, lo stato di Israele, portando alla luce come i traumi si perpetrino e come, umanamente, alcuni eventi siano ineluttabili. Poca speranza per il futuro, ma dobbiamo prendere atto che la casa sta bruciando, che non sta andando tutto bene, come dice il meme.
Vi è piaciuta questa selezione? Avreste aggiunto qualche titolo?
Chissà che qualcuno di questi libri non possa diventare un ottimo regalo per questo Natale o farvi compagnia durante le Feste.
Siamo arrivati alla fine, ma non vediamo l’ora di scoprire cosa ci riserverà il 2026!
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