È un bisturi affilato nella carne, l’ultimo romanzo di Antonella Lattanzi, Chiara, edito da Einaudi e pubblicato alla fine del 2025.
Ambientato nella Bari, anzi nella Japigia, degli anni novanta, affonda nelle tue ferite più profonde: non per farti male, ma per cauterizzarle. Ché il talento di una scrittrice, si sa, sta nel cucire in filigrana alle storie l’universalità dell’esperienza.
Romanzo di formazione? Nì. Chiara e Marianna sono due bambine che si incontrano alle elementari e, per corrispondenza di amorosi sensi, crescono insieme condividendo la parte più fragile e pulsante della vita, l’infanzia e l’adolescenza. Il tempo non è l’unica variabile che le accomuna, però. Nella famiglia di ciascuna vive un mostro, come lo chiamano le due protagoniste, che si palesa in momenti casuali – e non – delle loro esistenze, non appena l’elastico invisibile dell’energia si tende troppo. E lì la qualità del tempo da “Normale” diventa “Ahia”.
Poco importa, all’autrice, dove i lividi del mostro si localizzano. L’effetto sicuro che provocano è questo loro amore, di Marianna e Chiara. Quindi forse è un romanzo d’amore, o drammatico? Nì anche qui.

È certo che quello tra le due sia amore, non un’amicizia, perché dell’amore ha tutte le caratteristiche, soprattutto la più profonda, lo spartirsi i corpi, il tempo e il significato. Soprattutto il significato. E, allo stesso modo, rimanere l’una un mistero per l’altra, nonostante una vita insieme, i fidanzati, le vacanze, le famiglie e il mostro; il contenuto delle lettere che ognuna scrive all’altra ogni giorno resta segreto, un accordo profondo a non svelarsi del tutto il dolore, la carne viva, il livido pesante.
Per la mia formazione non ho potuto fare a meno di pensare ad Aristotele: la philìa, l’amicizia, come valore tra i supremi dell’esistenza, l’essere pronte a combattere – quella narrazione che spesso dice “io e te” e parla alla prima persona plurale, lo spazio del “noi” – e amare l’altra come un’altra se stessa come stretto necessario per una vita. Felice, avrebbe detto Aristotele, vita e basta, direi io.
Perché leggere Chiara di Antonella Lattanzi, allora? Perché incarna il desiderio tanto umano di cura e di riconoscimento, alla larga da ogni frusta categoria psicologica da social e dalla performatività del pensiero positivo.
Non ci si salva dalla propria famiglia: cambieremo casa, pelle e narrazioni a cui appoggiarci, eppure i mostri rimarranno negli interstizi segreti delle nostre sviste.
Lattanzi non fugge la crudezza, e non perde per questo il lato pulsante della vita, ma rende l’idea di quanto possa essere salvifico il riconoscimento reciproco, il prestare l’attenzione come un faro puntato sul dolore dell’altra, vederla davvero oltre ogni apparenza e appartenenza. Standoci, in quel buio.
E mostra quanto, allo stesso tempo, l’altra sia spazio di resistenza, rifugio che il mondo esterno non sa offrire e specchio che mi restituisce la nostra storia, raccontandola.
Roberta Mirabile
Titolo | Chiara
Autore | Antonella Lattanzi
Casa editrice | Einaudi
Anno | 2025

