Cammino ergo Sum: Sei vie per Santiago

Cammino ergo Sum: Sei vie per Santiago

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Sei vie per Santiago

Purtroppo o per fortuna sappiamo bene che, come dice il proverbio, “il mondo è bello perché è vario”, e che ognuno si porta dietro un vissuto e un modo di vedere le cose del tutto personale.

C’è chi ha fede in Dio, chi crede nella politica, chi non può fare a meno di viaggiare e chi si sente a proprio agio sul divano di casa, chi ama incontrare nuove persone e chi odia socializzare, chi detesta la routine e chi si sente protetto solo dal ripetersi stabile degli eventi quotidiani. Siamo un mare di storie, sentimenti e sogni diversi.

Ruolo del cinema, e delle arti in generale, è anche quello di raccontare questa diversità, attraverso le sue storie più interessanti.

Da questo punto di vista il Cammino di Santiago è un crogiolo di storie: fin dal Medioevo centinaia di migliaia di persone si sono messe in cammino per percorrere i circa 800km della via più famosa per Santiago, e difficilmente qualcuno intraprende questo percorso per puro caso. Anche se ormai da anni il Cammino ha smesso di essere un pellegrinaggio esclusivamente religioso e sempre più spesso è una meta turistica, di certo non è paragonabile a un villaggio vacanze con bungalow vista mare.

Per sopportare la fatica, i dolori, le vesciche, non basta la bellezza del paesaggio. Deve entrare in gioco una dimensione più profonda: “se ti cambia è un viaggio intrinsecamente spirituale”, dice Tomàs, uno dei protagonisti del film-documentario di Lydia B. Smith, Sei vie per Santiago.

La regista cerca proprio di portare alla luce sei storie, sei esperienze di pellegrinaggio diverse, ma dove ognuna racconta un viaggio, un’evoluzione personale, una crescita, perché alla fine è questo che cerca chi intraprende il Cammino di Santiago: Cammino ergo Sum. Cammino, esisto, penso, cambio, mi trasformo.

Sei vie per Santiago

C’è Tatiana, che è profondamente religiosa e percorre il cammino con il figlio piccolo e il fratello ateo, alla ricerca di qualcosa che nemmeno lei sa definire: “mi dicevano: vedrai che troverai le risposte che cerchi. Ma io non ho nemmeno le domande.” Ci sono Misa e William, che iniziano la strada da soli ma finiscono per proseguire oltre Santiago, insieme. C’è Annie, americana che deve imparare a fare i conti con la sua diffidenza e la sua competitività esasperata, che magari la rendono una persona di successo nella vita quotidiana, ma sono come zavorre nello zaino sul Cammino. Ci sono Jack e Wayne, amici canadesi in età avanzata, che vivono il viaggio come l’occasione per un bilancio esistenziale, c’è Sam, giovane donna brasiliana a cui non è rimasto nulla, alla disperata ricerca di un futuro, e Tomàs, un ragazzo portoghese che sembra finito sul Cammino per sbaglio “ero indeciso se venire qui o andare a fare surf”, ma che deve affrontare dolori e fatiche che non aveva previsto per arrivare alla fine.

Sei storie che potrebbero essere dieci, cento, mille. Il montaggio incastra le vicende, che si svolgono parallele ma senza incrociarsi quasi mai, perché il film non vuole essere un unico racconto narrativo, come invece è “Il Cammino per Santiago”, film forse più famoso sul tema, diretto da Emilio Estevez nel 2010.

La Smith (che ha percorso lei stessa il Cammino) vuole piuttosto far rivivere le esperienze dei pellegrini, raccontare le loro storie e soprattutto la loro ricerca, il loro viaggio. Infatti non sappiamo quasi nulla della vita dei protagonisti prima del Cammino, se non quello che possiamo dedurre dal loro comportamento o che raccontano loro stessi.

Sei vie per Santiago
E comunque loro hanno fatto 800km a piedi in un mese

Per questo motivo il documentario riesce anche ad evitare l’aspetto più melodrammatico e teatrale delle vicende personali narrate, anche qui a differenza del film di Estevez, che invece gioca proprio sui drammi dei protagonisti (in questo caso la storia è di fantasia).

Sei vie per Santiago tenta di dirci che non è importante chi sei, o perché decidi di intraprendere il cammino: lungo la strada si è messi di fronte a sé stessi, ai propri limiti (non solo fisici), alle proprie paure, che anche metaforicamente ci portiamo dietro nello zaino (“questo per il mal di testa, questo per il freddo, questo per una guerra nucleare”), mentre invece camminando si scopre che leggerezza e cambiamento sono la libertà. È lungo la strada che si diventa pellegrini.

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Titolo Originale: Walking the Camino. Six ways to Santiago

Regia: Lydia B. Smith,

Anno: 2013

 

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