Voi del Grande Lebowski non capite un cazzo!

Voi del Grande Lebowski non capite un cazzo!

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Un tappeto ed una valle di lacrime

Il primo paragone che mi viene in mente è con Charles Bukowski. Non solo per l’assonanza nel nome, ma perché, come nel caso del Grande Lebowski, è fra gli autori/opere più citati in assoluto. Senza minimamente capirne il senso. Quindicenni che giustificano le sbronze con Bukowski, frasi sulla libertà, sul bere, sul sesso… Bukowski è la tomba alcolica del perbenismo americano, sputerebbe sui figli di papà che bevono il sabato sera! Se si grattasse sotto la superficie di alcol e sesso, si potrebbero capire le ragioni. E in ambito cinematografico Il Grande Lebowski è uguale: citato a sproposito, capito da nessuno. O quasi. Tutti ad elogiare lo stile di vita di Drugo, ad apprezzarne il karma da vecchio hippy sempre un po’ stonato. Null’altro, cioè, della superficie della storia narrata. Perché Drugo è così e cosa comporta, nella vicenda che inconsapevolmente vive, questo suo stile di vita?

Non ve lo dirò subito, facciamo una piccola pausa di sospensione e suspense, parlando di altro.

 

[Inizio pausa di sospensione]

 

Moltissime sono le teorie – sbagliate, per lo più – sul senso del film dei Fratelli Coen, ormai assunto a cult. Fra le mie preferite, sicuramente, per interesse personale, vi è quella che vede una rappresentazione delle carte dei tarocchi nei personaggi e nelle situazioni del film. Purtroppo la versione più accreditata su internet si perde in derive filologiche derivate dalla kabbalah ebraica, ritenuta l’unico riferimento dei tarocchi (è solo uno dei tanti), e usa questi ultimi solo come paragoni iconografici e non di significato. Il Grande Lebowski richiama, è vero, la simbologia del tarocco, sia come significante che come significato. Si potrà obiettare che essendo il tarocco archetipico, molti film potrebbero essere paragonati ad un insieme di carte. È pur vero, ma pochi film presentano un guazzabuglio così importante di personaggi tutti diversi, tutti caratteristici e caratterizzati. Tutti, agli effetti, a loro modo archetipici.

Metafora sessuale, chiaro no?
Metafora sessuale, chiaro no?

Drugo è senza ombra di dubbio il Matto, la carta senza numero, che può quindi essere messa all’inizio o alla fine o ovunque. È la forza orgasmica della creazione, spinta che tende verso nessuna meta. Alla fine svolgerà anche il ruolo di Temperanza, ma in maniera del tutto casuale e non intenzionale.

Il suo omonimo, Jeffrey Lebowski è l’Imperatore, simbolo di stabilità e potere terreno, dotato addirittura di trono (la sedia elettrica per la sua disabilità), dal quale viene rovesciato nel finale: è la carta dell’Imperatore ribaltata, a testa in giù. Il suo assistente, Brandt, è il Papa, il ponte gettato fra due mondi separati eppure in perenne comunione. Il tappeto che dava un tono all’ambiente è il Carro: la ragione per cui l’idea diventa azione, l’unica cosa che permette a Drugo di agire nel mondo (reale).

Walter è il Bagatto, l’uomo del Fare, che agisce e inizia l’azione senza chiedersi nulla delle conseguenze, incapace di arginare l’impeto nei confini della Ragione (ciò che fa la Forza). Donny è l’Eremita, una figura quasi embrionale, che segna in realtà la fine di un ciclo. Insieme i tre amici sono il Sole, simbolo di successo e di amicizia, oltre che di reciproco aiuto e fedeltà. Mentre la scena delle ceneri di Donny potrebbe essere l’Arcano senza Nome, il cambiamento radicale nella vita di ciascuno (ma poi Drugo cambierà mai davvero?).


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Maude è senza dubbio l’Imperatrice, la forza creativa per eccellenza, integra e pienamente salda in se stessa, benché la sua iniziale freddezza ricordi anche la Papessa. La giovane Bunny è la Stella, simbolo di un’adolescenza che ancora non ha trovato la sua strada, sensuale e volubile, nuda anche nella sua rappresentazione.

Il Cowboy è la carta del Giudizio, quella che più di ogni altra si fa portatrice di un messaggio divino, di annunciazione e gioia; a lui spetta il compito di narratore, infatti. Jackie Treehorn rappresenta perfettamente il Diavolo, la tentazione ed il piacere, che cela l’inganno ed il tradimento. Jesus Quintana è Gli Amanti, carta che racconta la bellezza di fare ciò che ci piace, ma anche la sessualità deviata, se rovesciata.

La notte in cui Drugo e Walter vanno a casa del ragazzino con l’intento di recuperare i soldi è la Maison Dieu (la Torre, in volgare), lo scoperchiamento degli eventi; mentre la notte passata tra Jackie Treehorne e Maude è la Ruota di Fortuna, il capovolgimento incredibile del Fato, i guai che il caso (?) ha messo sulla nostra strada.

Solo un gioco di carte. Col fato.
Solo un gioco di carte. Col fato.

Il primo sogno di Drugo, quello in cui vola, è l’Appeso: il destino del protagonista non poggia i piedi per terra, non è noto e difficilmente ponderabile: un pugno in faccia da uno sconosciuto e si finisce sottosopra. Il secondo sogno, quello dedicato al bowling, è la Luna (che peraltro compare, nel sogno), la donna perfetta (Maude vichinga) ed il desiderio nascosto, sessuale. Ma pure la paura.

Finanche gli sgherri hanno un loro ruolo: sono le figure dei semi. Nello specifico, gli sgherri di Treehorn, quelli che all’inizio pisciano sul tappeto, sono i Fanti di Ori, in cerca di denaro; i ragazzi di Maude, i Fanti di Coppe, alla ricerca di un tesoro “spirituale” in Drugo; i nichilisti sono inizialmente i Fanti di Bastoni e successivamente i Fanti di Spade, due espressioni una forza terrena e successivamente celeste, rappresentata dai due incontri/scontri con Drugo.

E il bowling? Uno dei punti centrali della filosofia del film non può non avere una carta a lui assegnata! Il bowling è il Mondo: fulcro nevralgico, unico luogo in cui tutto è davvero completo per Drugo. E metafora sessuale, come più volte ricordato durante il film.

 

[Fine pausa di sospensione]

 

Torniamo a noi. Come dicevo, il Grande Lebowski è per lo più mal interpretato, quando non addirittura completamente travisato. Il segreto di tutto, come al solito, sta nel nome. Lebowski è un nome di origine polacca, il cui etimo deriva verosimilmente dall’Yddish “Leib”. Quindi è un nome ebraico. Ecco la chiave di tutto, alla luce della storia del nostro amico Drugo.

Battesimo per immersione, come da tradizione
Battesimo per immersione, come da tradizione

Non è difficile capire che Drugo sia una figura messianica, sebbene nel suo ribaltamento in qualche modo grottesco. E quindi si passa attraverso il battesimo (nella tazza del water), l’epifania ed il sacrificio finale. Non si tratta, però, di un messia qualunque, ma dell’unico messia che la religione ebraica abbia mai contemplato: il messia-capro espiatorio. Si tratta, cioè, dell’involontario prescelto che si carica sulla schiena tutti i peccati dell’umanità e viene spinto nel deserto della pochezza umana. Questo concetto viene annunciato proprio dal Cowboy, che si fa messaggero – come già detto – del volere divino. “Meno male che c’è Drugo!”, si trova a dire.

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I Coen hanno sempre guardato alle radici ebraiche della cultura americana, più o meno implicitamente (si pensi a A Serious Man), ma sicuramente il Grande Lebowski è la trovata più geniale in assoluto. Drugo è il messia perfetto per caricarsi sulle spalle i peccati della Grande America, con uno spirito che incarna il ribaltamento di ciò che dovrebbe essere, in un tripudio del grottesco. Disoccupato, drogato, perdigiorno, ancora legato alla cultura hippy, Drugo è l’antitesi esatta dello Spirito Americano. Eppure proprio lui viene scelto (e chi se no?) per farsi carico dei peccati di tutti: il peccato del Potere, quello della Lussuria, dell’Avarizia del suo omonimo e famiglia, il Furore e l’Ira di Walter (un veterano, il più americano di tutti!), l’Indolenza di Donny, gli estremi del femminismo e del mercimonio del corpo femminile, il nichilismo. Si tratta dell’estremo, grottesco, ribaltamento del Sogno Americano, che diventa critica alla società stessa, borghese e ipocrita. Ce n’è per tutti. Ma Drugo è lì con le sue spalle larghe, con la sua sigaretta d’erba in bocca e con il suo bowling.

Ed è lì per tutti noi.

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2 COMMENTS

  1. la vera teoria plausibile è che esistono i finti intellettuali che si vantano e si ergono ad onniscenti. Sanno tutto, comprendono tutto e leggono libri che noi poveri plebei non sappiamo neanche tenere in mano.

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