Visitare Annecy: senso di marcia

Visitare Annecy: senso di marcia

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E’ con gli occhi bendati che mi sono ritrovata ad Annecy, destinazione a sorpresa di una fuga omaggio dalla routine. Nessun tipo di preparazione psicofisica, dunque, né tantomeno informazioni circa le attrattive e la storia di questa cittadina nel cuore dell’alta Savoia, in quella parte di Francia che sa già di Svizzera (e non solo per il formaggio). L’ aria é fine e ravviva senza troppi complimenti il torpore da viaggio, alias fa un freddo cane.

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Ritrovata la vista, capisco meglio il perché: Annecy é in riva al lago più puro d’Europa, nel quale si gettano più o meno disciplinate montagne da profili aguzzi o curvilinei, rigorosamente con le cime innevate. Dalla spianata dei Jardins de l’Europe, si ha l’impressione di essere in platea per assistere al meraviglioso spettacolo che questo anfiteatro naturale, scenograficamente illuminato dal riflesso sull’acqua, propone da millenni. L’apertura di quest’area, semplicemente decorata di un prato e percorsa da sentieri pedonali asfaltati, senza alcuna tracotanza architettonica, é un omaggio alla Natura che ospita Annecy, vera attrattiva e risorsa inestimabile per la città stessa, pienamente valorizzata nel quadro urbano. Una pista ciclabile permette di seguire quasi interamente il perimetro del lago, per un totale di circa 40 km per 300m di dislivello: teoricamente con una sella comoda, una playlist tosta e un po’ di tempo a disposizione dovrebbe essere abbastanza fattibile, -teoricamente-.

Altrimenti ci si può benissimo muovere a piedi, anzi, é forse il modo più pratico per visitare il centro storico della città e farsi fotografare (sì, all’antica, alla faccia dei selfie!) sul Pont des Amours o davanti alla Vecchia Prigione, che si staglia inespugnabile nel bel mezzo di un canale. Si’ perché dovete sapere che a Annecy ci sono mica pochi canali, viuzze e ponticelli, almeno quanto basta da farle vantare il soprannome di Venezia delle Alpi… soprannome che, detto tra noi, forse le ha dato qualcuno che di Venezia aveva giusto visto una cartolina. Che non mi si fraintenda però, la cittadina antica é molto caratteristica e viva. Le sue case alte e colorate, insieme ai bar nascosti che danno direttamente sull’acqua e alcuni negozi artigianali ancora autentici hanno tutto il loro fascino. In contropartita della breve salita al castello, invece, non aspettatevi di improvvisarvi cavalieri medievali né contate su una vista da urlo sulla città: o meglio, sappiate che urlerete più per il lampante abuso edilizio targato anni 60, piuttosto che per un romantico belvedere al chiaro di luna.

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Ma niente panico, ho la soluzione per gli aficionados delle viste panoramiche, che richiede “solamente” fiato e scarpe da ginnastica. Se volete camminare in punta di piedi su Annecy e il suo lago, rifacendovi occhi e polmoni in un colpo solo, il sentiero che si arrampica sulle pendici del Mont Veyrier, a un quarto d’ora in auto dal centro é davvero suggestivo, parola di ex-GiovaneMarmotta. Nella prima parte della camminata si ha una vista fenomenale sulla baia di Annecy e sui suoi dintorni, comprese le chiese della città, la centrale idroelettrica sul lago, il getto d’acqua (irrisorio rispetto a quello di Ginevra!), le spiagge che d’estate nutrono di gelato i turisti più pigri e i fortunelli che sfrecciano sui loro motoscafi. Una volta in cima, poi, lo sguardo si apre a 180° su tutta la cornice di montagne che racchiude il lago, sfavillante come non mai, che si ritrae timido e prezioso ad ogni riflesso di sole. Nota bene: questo è il momento di mangiare. Siate previdenti e fate scorta di formaggi della regione, ma anche di cioccolato e affettati, giusto per stare tranquilli. Per il pezzo grosso della gastronomia savoiarda bisognerà aspettare la fine del percorso per esigenze logistiche e fisiologiche, ma sarà una giusta ricompensa al vostro exploit atletico di 5 ore di cammino, promesso! Nell’attesa, godetevi la seconda parte della scarpinata, voltandovi stavolta a sinistra, e guardate dritto dritto negli occhi il Monte Bianco.

Dopo l’excursus visivo alle porte del Paradiso, l’itinerario sensoriale tipico dell’Alta Savoia prevede un violento approccio olfattivo alle prodezze culinarie del luogo, astenersi deboli di naso di fronte al trionfo del formaggio in tutte le sue forme: liquido, solido, fluido e gassoso. Vegetariani attenzione pure voi, ché ogni tanto un salume finisce a sopresa nel calderone di caseina. Superato il primo impatto, mettete il cappotto bello in un’altra stanza e abbandonatevi al gusto e alla convivialità di queste montagne: tartiflette, fonduta o raclette, o ancora il Mont d’Or fuso al forno col vino bianco. Se siete in compagnia la fondue é quasi d’obbligo. Ciascuno si armi di uno spuntone e poi via, boccone dopo boccone sorseggiate vino di Ripaille filosofeggiando sul fine contrasto tra leggerezza dell’essere e pesantezza del corpo. Ora vi sentite un po’ più dei cavalieri?

Elisa Cugnaschi

 

Mont Veyrier

 

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