Troppa Grazia | Gianni Zanasi

Troppa Grazia | Gianni Zanasi

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Nonostante la partecipazione (e la vittoria) a Cannes, nella sezione Quinzaine des Realisateurs, Troppa Grazia non è di certo uno di quei film che sbancano il botteghino. Potrebbe passare facilmente inosservato, nascosto tra produzioni più commerciali e filmoni impegnati in lingua originale. Io stessa sono finita per caso al cinema a vederlo, colpa di una cena saltata e un venerdì in cui Netflix e piumone non potevano bastare a sollevarmi lo spirito.

Il film di Gianni Zanasi invece solleva: con leggerezza e autoironia il regista costruisce una commedia surreale e molto originale. Non si tratta della classica commedia all’italiana, è piuttosto un tentativo, riuscito solo parzialmente ma sicuramente apprezzabile, di far sorridere mescolando letteralmente sacro e profano, riflessioni sull’ambiente nella società moderna accostate a elementi comici.

Si ride già dall’inizio del film, con un litigio tra Lucia, la protagonista, interpretata da una bravissima Alba Rohrwacher, e il fidanzato Arturo (Elio Germano), colpevole di averla tradita.

I due si stanno lasciando ma il film mantiene un tono leggero, quasi comico, che né è la cifra distintiva.

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Lucia è una giovane geometra piuttosto svagata nella vita ma molto pignola sul lavoro, che cerca di mantenere uno stile di vita soddisfacente per sé e la figlia adolescente.

Durante un sopralluogo in un campo dove deve essere costruito un futuristico centro commerciale, Lucia ha un’apparizione: una donna vestita di stracci, che inizialmente scambia per un’immigrata in cerca di elemosina, ma che invece si rivela come “la madre di Dio”. Sì esatto, la Madonna. Come nella migliore tradizione la Madonna chiede a Lucia di far interrompere i lavori di costruzione del centro commerciale per fare erigere una Chiesa, là dove le è apparsa per la prima volta. Lucia però si rifiuta, e dà inizio a una serie di apparizioni che la perseguitano: la Madonna infatti non è accondiscendente e arriva ad usare le maniere forti per farsi obbedire.

Troppa Grazia mescola così sacro e profano, non per professare un credo religioso, ma piuttosto per ribadire, ricorrendo anche a un linguaggio comico e fantastico, la necessità di rimanere in primo luogo fedeli a se stessi, ai propri principi e al proprio essere. Zanasi ci ricorda l’importanza di restare umani, mantenere un legame con la natura e con la vita, intesa come flusso naturale delle cose, non corrotta dalla sovrastruttura della società contemporanea.

Non è un caso che il terreno di scontro Chiesa/ Centro Commerciale sia un campo immerso in un bellissimo paesaggio della Tuscia, regione italiana tra Lazio e Toscana, che diventa protagonista del film al pari degli attori.

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“T’ho detto che non ho moneta, dai”

Zanasi inserisce da subito anche l’elemento fantastico, quando nella primissima scena del film vediamo una piccolissima Lucia sedere in un campo con la madre, e sullo sfondo cadere un meteorite che tinge il cielo di rosa.

Questo sforzo di far coesistere realtà, magia, religione e comicità tutti insieme costa al film un’eccessiva confusione, dove alcuni elementi e alcuni personaggi non sembrano avere un ruolo e uno scopo chiaro nella sceneggiatura. Uno su tutti: il padre di Lucia, più che un personaggio una caricatura, che non ha alcun ruolo se non quello di strappare qualche risata, e comunque risulta inserito in modo forzato e non coerente nella narrazione.

Troppa Grazia risente di questa confusione soprattutto verso la fine: la sensazione è un po’ quella che, per chiudere la storia, i personaggi vengano spinti a compiere azioni frettolose e non in sintonia con quanto accaduto fino a quel momento. Manca un approfondimento psicologico sulle motivazioni che hanno portato Lucia e Arturo a modificare il loro pensiero originale. Manca anche la spiegazione di alcuni legami e snodi nella trama, che seppur vengono suggeriti dalla sceneggiatura non sono assolutamente approfonditi in modo adeguato (ad esempio il legame del meteorite visto dalla madre di Lucia con il campo e l’apparizione della Madonna).

È un peccato, perché Troppa Grazia poteva avere l’originalità, la freschezza e il coraggio per essere una riuscitissima commedia atipica, ma alla fine rimane un tentativo riuscito solo a metà. Non conquista fino in fondo ma regala comunque ottimi spunti, due ore di leggerezza e qualche risata.

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Titolo: Troppa Grazia

Anno: 2018

Regia: Gianni Zanasi

Cast: Alba Rohrwacher, Elio Germano, Hadas Yaron, Giuseppe Battiston

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