This World on Fire is Gonna Hurt: 80s’ Rockstars evolution

This World on Fire is Gonna Hurt: 80s’ Rockstars evolution

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Slash e Nikki Sixx. Due rockstar dalle radici quasi identiche, due miti del rock che sono riusciti ad evolversi nel corso degli anni.

Los Angeles, California, 1988.

Ronald Reagan si avvia alla fine del suo secondo, trionfale mandato. Dustin Hoffman è l’attore del momento, grazie alla sua magistrale interpretazione in Rain Man, che gli frutterà l’Oscar come miglior attore protagonista.
Ma è il Rock che, dopo trent’anni di trasformazioni, da Elvis ai Van Halen, vive la sua apoteosi.

E in questo momento spiccano su tutte due band unite da un fil rouge di eccessi (oltre che da una contorta disputa sulle fidanzate, che gli strafatti interessati, Vince e Izzy, sicuramente non ricorderanno). Signore e signori, stiamo parlando di Guns ‘n Roses e Mötley Crüe, il non plus ultra dello sleaze metal, modelli da idolatrare per milioni di adolescenti dalla metà degli anni ’80 ad oggi e peccatori da condannare per altrettante madri.

Nella colorita scena di L.A. appena descritta, queste due band si trovano in cima alle classifiche di Billboard, ognuna con un album che a suo modo ha segnato la storia di questo genere. I Mötley se la ridono, tra una striscia di coca e l’altra, per le riottose femministe scese in piazza a protestare contro il loro oltraggioso Girls, girls, girls; i Guns sono probabilmente altrettanto fatti da non rendersi conto dello status raggiunto grazie al loro disco d’esordio Appetite for destruction.

Certo, Vince e Axl sono due frontman con pochi eguali, Duff è carismatico tanto quanto Tommy è esuberante. Ma le due anime artistiche sono indiscutibilmente Slash e Nikki Sixx. Il primo è una delle più brillanti stelle in una serie di guitar hero che comprende anche gente del calibro di Jimi Hendrix, Jimmy Page e David Gilmour. L’altro bazzica per la città degli angeli fin da ragazzino, dove ha imparato la vita sregolata della rockstar molto prima di saper suonare uno strumento. Entrambi personalità complesse, entrambi hanno accusato il colpo una volta catapultati sotto le luci della ribalta ed entrambi con seri problemi di droga. Eroina, per lo più.

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Nella scena di fine anni Ottanta di cui sopra uno dei Nostri è alle Hawaii, costretto in “isolamento forzato” dal suo manager per “stare per un po’ lontano dai guai” dopo le fatiche e gli eccessi dell’ultimo tour. L’altro è appena morto e risorto – come un novello Messia del Rock – dopo una speedball troppo pesante perfino per lui. Il modo migliore di festeggiare questo miracolo? Un’altra dose di eroina.

Grandi cose sono però in arrivo per entrambi, estenuanti tour per supportare l’ultima stilla di rock “vecchia maniera” prima dell’avvento dell’ondata grunge: due album, Dr. Feelgood e Use your Illusion destinati a fare la storia. E poi le tanto chiacchierate quanto dolorose separazioni all’interno delle rispettive band: Vince lascia un vuoto incolmabile per tutti gli anni ‘90, Slash dopo una lunga faida interna decide di finirla con quel cazzone intrattabile di Axl. A salvare sia lui che Sixx dall’oblio è la vena creativa, la loro musa che – grazie anche a qualche shot di whiskey – dona loro nuove speranze e nuovi riff.

Il tatuatissimo bassista continua così a scrivere e sperimentare nuova musica all’interno dei Crüe, mentre il riccioluto capellone inforca cilindro ed occhiali da sole e calca i palchi di tutto il mondo come guest star per decine di altri artisti.

Ed è  qui che le strade dei due rocker prendono direzioni diametralmente opposte. Nikki sforna altri quattro album con i Mötley Crüe, ognuno dotato di una propria distinta identità. Mötley Crüe, Generation Swine e New Tattoo sono tre lavori sì interessanti, ma non esattamente riuscitissimi prima del gradito (e grandioso) ritorno alle origini con Saint of Los Angeles. Nel 2007 Sixx inizia infatti un percorso parallelo, man mano divenuto prevaricante, con due artisti del calibro di James Micheal e D.J. Ashba (ironia della sorte, chitarrista dei Guns ‘n Roses chiamato proprio al posto dell’insostituibile Slash): il loro progetto, i Sixx:A.M., nasce quasi per gioco come supporto alla biografia del bassista, The Heroin Diaries, ma si trasforma ben presto in una band a tempo pieno.

Slash, invece, dopo aver sfornato un paio d’album coi suoi Snakepit, nel nuovo millennio si ritrova quasi per caso assieme agli ex compagni Duff e Matt Sorum a scrivere materiale. Li raggiunge il compianto Scott Weiland, cantante della nuova generazione ma dal puro stile eighties. Prendono così vita i Velvet Revolver, band proposta (da stampa e fan) come antagonista ai Guns ‘n Roses, divenuti nel frattempo più (Axl) Rose che altro. Il flop di Chinese Democracy pesa infatti come un macigno se comparato al buon riscontro di Contraband e Libertad.

Nel 2010 il chitarrista di Stoke on Trent decide di evolversi ancora e fa uscire l’omonimo Slash, che vede un amico cantante diverso per ognuna delle 14 tracce presenti. Si parla di gente del calibro di Ozzy, Lemmy, Dave Grohl e Iggy Pop. Su tutti spicca però un certo Myles Kennedy, voce e chitarra degli Alterbridge, al quale è concesso l’onore (e l’onere) di due pezzi, Back from Cali e Starlight.

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Slash decide quindi di intraprendere un nuovo tour proprio con Myles alla voce e, visto l’ottimo riscontro, si rimette al lavoro con quest’ultimo per un altro album che esce due anni dopo con la curiosa dicitura di “Slash featuring Myles Kennedy & The Conspirators”. Apocalyptic Love è un concentrato di potenza, Hard & Fast, sparato dai tempi d’oro dell’hard rock direttamente nel nuovo millennio. Il successo ottenuto è grandioso, tanto da convincere anche un restio Myles ad accantonare gli Alterbridge per concentrarsi sul successivo album con i Conspirators, diventati ormai – a detta di Slash – una vera e propria band. World on Fire esce nel 2014 e sancisce il suo ritorno sui grandissimi palcoscenici.

Negli stessi anni, Nikki pubblica This is Gonna Hurt, power hit della sua nuova band che determina al contempo un passaggio ad un alternative metal decisamente di nuova generazione, caratterizzato da suoni elettronici e sintetizzati (si sente decisamente la sapiente mano di James Micheal) evidente più che mai anche nel successivo Modern Vintage. Ciò gli apre le porte a nuovi fan e nuove generazioni, attirando però al contempo le critiche dello “zoccolo duro” Crüehead. Provare per credere: Wild side e Belly of the Beast provengono dalla stessa “perversa” mente. L’ultima stilla di vecchio stile si consuma con il monumentale tour The End, concluso in un memorabile concerto allo Staples Center all’alba del 2016, col quale i Mötley Crüe salutano definitivamente le scene che hanno calcato per 35 anni.

Due rockstar dalle radici quasi identiche, due miti del rock che sono riusciti ad evolversi nel corso degli anni. Uno mantenendosi sempre fedele alle origini, l’altro mutando fino a cambiare radicalmente, pur salvaguardando entrambi il loro successo in termini di dischi d’oro e concerti sold out.

E vissero tutti felici e contenti? Non proprio.

Circa un anno fa, in uno dei tanti live sui social che Nikki si diverte a fare, qualcuno gli chiede della possibile reunion dei Guns n’ Roses, nella mitica formazione originale Axl-Slash-Izzy-Duff-Steven (da recitare religiosamente, come l’undici dell’Italia ai Mondiali 2006). La risposta è laconica: “EVERYBODY KNOWS”.

BOOOM.

Poco dopo i Guns annunciano trionfalmente il loro mastodontico Not in this lifetime tour, iniziato a sorpresa in Aprile al mitico Troubadour di Los Angeles. Questa reunion è un successo oltre ogni aspettativa, si parla addirittura di un nuovo disco, con il progetto di Slash e Myles (momentaneamente?) accantonato.

E il vecchio Nikki? Da qualche mese a questa parte su Facebook continua ad autodefinirsi “a retired rockstar”, senza specificare altro, lasciando tantissimi fan interdetti e delusi. In primis il sottoscritto, che spera ancora in un’altra clamorosa “sfida” con Slash.

Nick Brugnera

 

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