Strudel senza gloria di Quentin Tarantino

Strudel senza gloria di Quentin Tarantino

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È tempo di mele. Le vedo accatastate sui banchi del mercato in montarozzi sconnessi di una miriade di colori, dimensioni e varietà. Lo stomaco borbotta, e mi viene in mente Quentin Tarantino. Perché? Beh, la faccenda è complicata. Prima di tutto, a discapito delle apparenze noi tre (io, le mele e Tarantino) abbiamo parecchie cose in comune. Per esempio, a me e a Quentin piace il cibo, ma tanto, e non solo come a molti buongustai. A noi piace in modo quasi ossessivo. Di me certo non c’interessa, ma di Tarantino sì. Eccome.

Scorro mentalmente la sua filmografia e mi si palesa davanti una lunga carrellata di scene in cui tra una battuta e l’altra spuntano ricette e piatti d’ogni genere. Faccio un po’ d’ordine: in Pulp Fiction, John Travolta e Samuel L. Jackson parlano della “colonna portante di ogni colazione vitaminica” (cioè il cheeseburger), mentre in Kill Bill, tra una scatola di cereali e un sushi bar, ci viene detto che “la vendetta è un piatto che va servito freddo” e, in Django, Mr. Candy/Leo di Caprio non fa che abbuffarsi di cake. Insomma, basta poco per capire che Tarantino il cibo lo vede ovunque e soprattutto lo usa molto bene, che sia per caratterizzare un personaggio, per creare momenti non-sense o per deviare l’attenzione dello spettatore. Ma c’è un film, forse più di tutti gli altri, in cui il genio di Quentin si concentra in un piatto. Quel film è Bastardi senza gloria e quel piatto è lo strudel di mele.

Inglorious Basterds racconta di un gruppo di ebrei americani che, nel pieno della seconda guerra mondiale, vert. Bastarditrova l’unico modo sicuro per porre fine allo strazio del nazismo imperante, e cioè uccidere gli affiliati del Terzo Reich uno ad uno, con la tecnica apache dello scalpo. Una specie di disinfestazione capillare, per così dire. Un Brad Pitt glorioso per davvero interpreta il capo del gruppo che terrorizza le milizie crucche, arrivando a preoccupare anche Hitler in persona. Inutile sottolineare che la comicità caricaturale qui si spreca. Citando quasi esplicitamente l’Adenoid Hynkel del Grande Dittatore di Chaplin, Tarantino fa agitare un Führer ridicolo sullo sfondo della vicenda, invece ben più seria, di una giovane ebrea proprietaria di un cinema a Parigi. Film bellico, d’azione, comico, drammatico, di spionaggio in cui lo splatter, la violenza, il pulp e un caleidoscopio di citazioni si mescolano: Bastardi senza gloria conferma la marca centrifuga irriducibile dell’arte di Quentin Tarantino. Come se non bastasse, a tutto questo si aggiunge il plurilinguismo come scelta, unica, di realismo. E qua (sarò malata io) mi ritornano in mente le mele.

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Sì, perché l’ulteriore cosa in comune nell’insolito ménage tra Tarantino e le mele è che è praticamente impossibile incasellare in un elenco esaustivo le caratteristiche del cinema di uno e le varianti genetiche delle altre. Precisamente, l’anomala sorte delle mele vuole che le diverse specie si mischino tra di loro, permettendoci di distinguere “solo” 7500 varianti. Bastardi senza gloria è un po’ come una mela: non sarà la sintesi compiuta di tutto l’immaginario tarantiniano, ma di elementi non ne manca nessuno. Anzi, il regista li impasta e ne sforna uno strudel.brad
Nella prima scena, quando compare il capitano delle SS Hans Landa, personaggio mefistofelico a caccia di ebrei, Tarantino sembra presentarci un uomo gentile, preciso, a tratti mellifluo, intelligente. E spietato. Lo vediamo bere non uno, ma ben due bicchieri di latte tutti d’un sorso: il fiotto di liquido candido gli fa gorgogliare la gola, mentre prosegue un dialogo di una crudeltà da far accapponare la pelle. Il contrasto, ecco l’ingrediente preferito da Tarantino.

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E infatti nella scena centrale, quella dello strudel, il regista rincara la dose. Landa, dopo quei due bicchieri di latte, aveva massacrato una famiglia di ebrei, la cui unica sopravvissuta, Shoshanna, è la ragazza che incontriamo anni dopo, proprietaria di un cinema parigino e che, trovandosi a ospitare controvoglia la premiere di un film nazista, finisce incastrata in una conversazione ad altissimo livello di suspense a tavola proprio con Landa. A mezz’aria tra il terrore consapevole di lei e le intenzioni oscure del carnefice, volteggiano vassoi d’argento e mani in guanti bianchi: una lezione di thriller degna di Hitchcock. Ed ecco che fa la sua comparsa un raffinatissimo, appetitosissimo trancio di strudel. Tarantino si diverte come un matto ad estremizzare i chiaroscuri. Landa costringe Shoshanna, con galanteria ma non senza sadismo, ad attendere la panna e le ordina…un bicchiere di latte (brividi!), per poi tuffarsi sul piatto, “dopo di lei”, come una bestia. La sua voracità è più grottesca che spaventosa e fa efficacemente da contrappeso al disgusto trattenuto di lei, che ingurgita a forza una forchettata di dolce.

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A questo punto sembra chiaro che lo strudel sia stato eletto a simbolo dell’animo tedesco. Eppure c’è dell’altro: l’esasperata dolcezza di quel piatto è nauseante tanto quanto la stucchevole premura di Landa e insieme, per la sua delicata presenza alla vista, ben cela la natura “bastarda” del personaggio. Anzi, a voler essere pignoli, lo strudel bastardo lo è davvero, almeno etimologicamente parlando. La sua ricetta secolare ha origine dal baklava turco, che passato attraverso varie revisioni ungheresi, è entrato nella tradizione austriaca e poi tedesca dove le mele sono l’ingrediente principe. Non esiste insomma identità univoca, pura, né nel piatto, né nel popolo tedesco, né tantomeno in Landa. Neppure nel cinema. E a conferma di tutto ciò, Tarantino chiosa la scena con Landa che affonda la cicca della sigaretta nella soffice panna tanto attesa in cima allo strudel. Spassosissimo tocco da chef.

LA RICETTA dello STRUDEL DI MELE IN PULP VERSION

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Ingredienti per la sfoglia

Ingredienti per la sfoglia:
• Farina 00, 150 gr
• Acqua fredda, q.b.
• Olio evo, 2 cucchiai
• Sale, q.b.
• 1 uovo medio

 

Ingredienti per il ripieno:
• Mele di una varietà pastosa e molto profumata, anche con un tocco di acidità (annurche, renette o golden per esempio), 700 gr circa (cioè 2 o 3 mele non grandi)
• Pinoli, q.b.
• Noci, q.b.

Ingredienti per il ripieno
Ingredienti per il ripieno

• Mandorle, q.b.
• Uvetta passa, q.b.
• Zucchero, 2 cucchiai
• Succo di limone, q.b.
• Cannella, q.b.
• Cognac, qb.
Per la finitura:
• Latte intero, q.b.
• Zucchero a velo, q.b.
• Panna fresca da montare

 

Disposta la farina a fontana, aggiungete al suo centro l’uovo sbattuto, il sale, l’olio e un po’ d’acqua (per evitare di fare macelli splatter che solo Tarantino può permettersi, si può impastare anche in una ciotola capiente). Lavorate il tutto a mano fino a ritrovarvi con una soddisfacente palla morbida, liscia e lucida, che bisogna far riposare in frigo coperta per benino con la pellicola trasparente per almeno 10 minuti. A questo punto il gioco si fa duro. Stendete sul tavolo un canovaccio o una tovaglia, infarinatela e cominciate a stendere l’impasto finché non sarà tanto fine da poterci vedere attraverso. In caso contrario, correte a comprare una bella pasta sfoglia confezionata che è meglio. Se la fortuna quel giorno non dovesse proprio assistervi, e nemmeno il supermercato vi è stato utile, provate a cercare la più esotica pasta brik (ecco, a quel punto avete sbancato. Non solo perché la pasta brik fa molto fashion, ma perché è quella più vicina alla ricetta originale turca).

Nel frattempo, se siete stati dei maghi e avete steso sul tavolo un foglio di pasta da far invidia a un austriaco, bravi. Datevi da fare col ripieno. Se invece siete appena rientrati a casa trafelati dalla caccia alla sfoglia, chiedete a un coinquilino o a un parente di tagliare le mele per voi. Se invece nemmeno quello avete, ehm… Mettete in una ciotola le mele sbucciate e tagliate a spicchi e poi a fettine molto sottili, aggiungete noci e mandorle pelate e tritate grossolanamente, poi i pinoli, un goccino di limone (per non far scurire le mele), la cannella, lo zucchero e l’uva passa che avrete precedentemente reidratato nel cognac e poi strizzato. Mischiate con foga manco pensaste al capufficio, ma siate celeri. Se le mele iniziano a “sudare”, il risultato sarà un horror.

A questo punto non rimane che montare il tutto: stendete il ripieno (sgocciolato dai suoi liquidi) sulla sfoglia in modo uniforme e non eccessivo, come magari farebbe l’incontenibile Quentin. Iniziate ad arrotolare delicatamente ma rapidamente. Chiudete lo strudel schiacciando i lembi della pasta e disponetelo senza romperlo (uscirebbe tutto il ripieno e vi assicuro che non è un bello spettacolo) su una teglia con la carta da forno. Infornate a 160° già raggiunti e iniziate a pregare il vostro dio. A pochi minuti dalla fine (dopo circa 15/20 minuti, quindi) spennellate la superficie dello strudel con un po’ di latte leggermente zuccherato e rimettetelo in forno.

Intanto che aspettate e che inizia a venire a voi e agli eventuali coinquilini/parenti l’acquolina, montate la panna fresca con un pochino di zucchero. Sfornate lo strudel e prima di avventarvi su di lui senza pietà, fatelo raffreddare. Cospargetelo di zucchero a velo, fate un impiattamento figo e se vi pare anche un selfie…purché alla fine non ci cicchiate la sigaretta dentro. Per favore.

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Ecco a voi, lo strudel senza gloria (ma con panna)

 

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