Storie di un’attesa – Non è mai “tempo perso”

Storie di un’attesa – Non è mai “tempo perso”

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In una di queste afosissime serate estive, mentre aspettavo che il mio ragazzo si staccasse dalla PS3 per venire a letto (“C’è stato un misunderstanding” cit.), ho quasi divorato tutto d’un fiato un fumetto che mi sono trovata tra le mani poco tempo fa. Curioso che questo fumetto mi abbia tenuto compagnia proprio durante un’ attesa, perché il suo titolo è, guarda un po’, “Storie di un’attesa”, di Sergio Algozzino edito da Tunué.

Da quanto tempo non tirate fuori il cellulare appena c’è un momento libero? Eppure c’è un valore, una sfumatura di significato in ogni minuto speso, e non perso, ad attendere quello che ci succederà. Sergio Algozzino cerca di esplorare questa tavolozza di sensazioni e stati d’animo intrecciando le storie di tre personaggi attraverso il tempo: un conte del diciannovesimo secolo che progetta un pellegrinaggio in Terra Santa, un ricco borghese palermitano degli anni quaranta e un adolescente degli anni novanta. Le vite dei protagonisti non potrebbero essere più diverse, eppure, per un certo momento delle loro vite, sono stati accomunati da un’attesa che in qualche modo ha avuto un significato fondante nelle loro esistenze. La scelta, poi, tracciare un collegamento tra di loro attraverso un oggetto simbolico, una scacchiera, ovviamente non è casuale. Potete immaginare uno sport con più “tempi morti” (che però nascondono il milione di partite diverse che nel frattempo si giocano nella testa degli avversari) degli scacchi?

scacchi

Tutto sommato, però, più che le storie dei tre personaggi principali, ho trovato molto carine le piccole sequenze che si intercalavano nella narrazione, che riguardavano soprattutto situazioni che possono capitarci tutti i giorni, come aspettare un caffè al bar mentre non trovi un lavoro decente o rimanere intrappolati nel traffico e inventare un robot gigante che sarà il protagonista di innumerevoli manga e anime. Queste brevi storielle sono disegnate, chinate e colorate ognuna in un modo particolare, così da caratterizzare ancora di più l’atmosfera e lo stato d’animo che pervade la scena. Le tre vicende principali, invece, sono illustrate in modo più omogeneo, con dei bei colori in acquerello e personaggi davvero molto comunicativi, dall’espressione del viso, all’atteggiamento dei corpi e, soprattutto, alle pose delle mani, che sono protagoniste di moltissime vignette.

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La struttura narrativa, basata sull’alternarsi delle vicende dei tre personaggi principali intervallate da queste storielle “satellite”, è studiata in modo da tenere il lettore sempre in sospeso riguardo a quello che accadrà. Tuttavia, una struttura del genere deve essere piuttosto complicata da costruire. Infatti, se nella prima metà del fumetto il gioco riesce bene ed è difficile staccarsi dalle pagine, nella seconda metà, invece, le vicende vengono chiuse troppo in fretta e con soluzioni che non mi hanno molto soddisfatto.

Bisogna ammettere, comunque, che è stato un buon modo per passare il tempo mentre aspettavo il mio ragazzo e che per una volta l’attenzione selettiva che si sviluppa nel cervello degli uomini davanti a un videogioco mi ha permesso di avere una bella mezz’ora tutta per me e il mio fumetto nuovo. Senza scomodare espressioni ritrite come “L’attesa del piacere è essa stessa il piacere”, mi sono ricordata di quando lo smartphone esisteva solo nei film di fantascienza e per ingannare il tempo durante i lunghi viaggi in macchina organizzavo gare di velocità tra le gocce di pioggia sul finestrino o immaginavo avventure che spesso riguardavano il diventare Super Sayan di terzo livello. Cavolo se era divertente.

Titolo: Storie di un’attesa
Autore: Sergio Algozzino
Casa editrice: Tunué
Anno di pubblicazione: 2016

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