Splatter | Ed Wood, il peggiore di tutti

Splatter | Ed Wood, il peggiore di tutti

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Ogni leggenda ha un fondo di verità. E tutte le verità portavano alle rovine sull’antica montagna e alla carrozza nera che, nelle notti di luna piena, aspettava sulla strada nel cuore più nero della foresta. Anche se nessun abitante del paese ci era mai salito, molti l’avevano veduta e tutti ne conoscevano la destinazione. Erano curiosi, ma non abbastanza curiosi da indagare.

Amo Virginia Woolf perché non la leggo mai ma sono contenta che ci sia. La mia cosa preferita sono i mostri e i titoli di coda. Dei mostri, soprattutto, mi piace riconoscerne il trucco e smascherarne il meccanismo, da tempo troppo evidente per riuscire nel suo unico intento ovvero non farmi mai più chiudere occhio. I mostri sono creazioni semplici e con poche pretese, letali ma esigue, dopotutto. Forse era meglio quando eri troppo piccolo e la realtà era solo quello che ti appariva davanti agli occhi, non andavi mai così vicino da vedere il trucco che cominciava a colare, fin dall’inizio. Credo fosse una questione di fiducia che è la prima cosa che perdi quando cominci a farti troppe domande. Dei titoli di coda mi piace come le parole scorrano a ritmo con le musiche di sottofondo, ho sempre un’irrazionale folle paura che una delle due componenti finisca prima dell’altra, un dubbio che non sempre riesco a tollerare; i titoli di coda sono l’unica cosa che possa ipnotizzarmi in modo efficace quindi se andiamo al cinema insieme nel tragitto verso casa non fatemi domande delle quali non volete sapere le risposte. Nulla è così spregevole da non poter essere rappresentato e l’unico vero scandalo sono i sentimenti e di quelli qui non c’è traccia: il nostro gusto estetico è di poche pretese e tendiamo a ridurre tutto all’osso, letteralmente. In tutto questo c’è del citazionismo sparso che passando di bocca in bocca funziona come un tentativo di telefono senza fili che si protrae a distanza di anni: il risultato è un collage tremendamente approssimativo e riascoltare l’originale ti fa sentire incondizionatamente mediocre.

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“Mediocri, ovunque voi siate, io vi assolvo, io vi assolvo, io vi assolvo, io vi assolto tutti!” Chi lo diceva? Salieri? Le vie di mezzo sono comunque sempre troppo innocue e sarebbe anche il caso di smetterla con il clichè del melodramma, per quanto sia una delle cose con la quali faccio meno fatica a empatizzare. Ai migliori ho sempre preferito i peggiori e non ne do colpa a qualche inceppo nella mia formazione psico-fisica, no, do colpa al magnetismo che non so neanche cosa sia ma so che non lo posso controllare e questa è l’unica cosa che mi serve sapere. Con il panico non si risolve niente.

Il peggiore di Hollywood è Ed Wood ed è uno dei miei peggiori preferiti. Ed Wood è uno di quei peggiori talmente peggiori che è come se avesse fatto tutto il giro, di corsa, e alla fine si colloca inconsapevolmente tra quelli bravi, veramente bravi, nelle prime file.

Non ricordo quanti anni fa ho sentito parlare per la prima volta della banshee, il demone donna che urlava nella palude dietro casa nostra.

Tra gli anni sessanta e settanta, durante derisioni, rifiuti, scenografie ricche di dischi volanti plasmati con la carta d’alluminio e retti da fili ben visibili di canne da pesca e un sofferto disastro cinematografico dopo l’altro – Ed Wood era un uomo normale, si fa per dire, che amava incondizionatamente il cinema ma non tutti gli amori sono ricambiati –  Ed Wood si improvvisa scrittore per ber… ehm, pagare l’affitto, e i suoi racconti si alternano alle foto di pin-up nei magazines soft porn dell’epoca. Non potrei immaginarmi nessuna cornice migliore.

Ed Wood, che ha saputo creare la propria identità interamente attraverso la finzione della quale si circondava, è lo schiavo di un successo costantemente mancato ed è il Re Mida della letteratura pulp: tutto quello che Ed Wood tocca decade drasticamente di gusto estetico e comincia a zampillare sangue dalla giugulare (la colpa è sempre di una vampiressa con degli zigomi notevoli o della mummia irascibile di un faraone riesumata accidentalmente: dipende dalle circostanze, sempre infauste e ai limiti dell’assurdo, ma variabili).

Nei 33 racconti che danno corpo a Splatter si ritrova dell’horror di infima categoria, del western spaziale, scenari polizieschi e fantascientifici, schizzi di sangue dappertutto (è il titolo di un racconto e tutti i titoli sono allo stesso modo esplicativi) e perversioni (tutto questo condensato in uno stesso racconto di 4 pagine, si intende), proprio come nei suoi film. Le narrazioni sono così brevi e incalzanti che non c’è comunque alcun pericolo di perdere il filo del discorso, nel remoto caso ve ne sia uno da seguire.

Travestitismo, cimiteri, strade di provincia, creature mitologiche, mogli vendicative e tanta immaginazione, tanto sangue, tante pessime risate, tante cose stranissime ma guai a chiamarle porcherie. Ed Wood era uno che ci credeva e ci metteva tanto impegno, un genio postumo imbarazzante e al tempo stesso elegante, a suo modo, al quale dedicare la giusta attenzione.

Lo spavento è per i disinformati.

Mi avvicinai allo scalone malridotto, che sembrava il perfetto completamento a quel mausoleo sinistro decadente per una dinastia da lungo tempo estinta. Benché non avessi intenzione di salirvi, trafitto da una gran curiosità, lo ammetto, fissai lo sguardo verso le tenebre incombenti. Tutto l’ambiente si prendeva gioco delle mie percezioni.

 

Titolo | Splatter

Autore | Ed Wood

Editore | Gallucci Editore

Anno | 2015

Pagine | 387

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