Spiritualized, un miracolo perfetto dallo spazio profondo

Spiritualized, un miracolo perfetto dallo spazio profondo

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Spiritualized. And Nothing Hurt

“Il mio primo desiderio, in cima alla lista per le registrazioni, era che il disco avrebbe dovuto suonare come qualcosa che venisse dagli studi della Columbia, ma trasmesso da un satellite. Avevo questa idea da tempo: ho sempre pensato che la musica che amo di più sembrasse appena caduta dal cielo, come se fosse stata mandata in onda da qualche strano satellite.” (Da un’intervista del New York Times, questa)

Se non fosse chiaro il perché Jason Pierce si faccia chiamare J Spaceman da una vita intera, è lui stesso a spiegarlo indirettamente in queste poche righe. Un’idea di suono, quella del suo progetto Spiritualized, che è felice ossessione per melodie ampie e limpidissime, suonate come sospesi nello spazio profondo – nient’altro intorno, la sua è musica che basta a se stessa. Lo aspettavo al varco, dopo l’esibizione once-in-a-lifetime al Primavera Sound di quest’anno e lui non ha tradito: il nuovo And Nothing Hurt è all’apparenza solo una collezione di nove, semplici canzoni che però, superato l’impatto di una confezione scintillante, rivela dettagli preziosi e preziose emozioni a ogni ascolto.

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I’d like to sit around and dream you up a perfect miracle
I’d part the clouds and have the sun proudly shining on you
I’d take the stars as well and line them up to spell “Darling, I love you”
and little by little watch it all come true

Il disco comincia con un brano piccolo e immenso insieme, che Pierce portava in giro già da diversi anni. Si chiama A Perfect Miracle, sorta di autocover del suo brano più famoso, Ladies And Gentlemen We Are Floating In Space: un giro di quattro accordi, zucchero filato che si ripete per tutta la durata del brano e a ogni passaggio aggiunge qualcosa – un layer di chitarre, nuove volute d’archi, fiati impetuosi, voci – facendosi straordinaria marea. E il contrasto tra le strofe (una reiterata dichiarazione d’amore) e il ritornello (malinconica presa di coscienza dei propri limiti) che nel finale si fondono in un’unica, celestiale armonia, pare capace di racchiudere in sé ogni storia d’amore immaginabile.

Il passo è simile nella maggior parte delle altre composizioni. C’è subito I’m Your Man – l’altra canzone rilasciata a giugno, lato B di A Perfect Miracle: che accoppiata! – che ciondola su morbide cadenze stonesiane per poi alzare giusto un poco la voce nel chorus, per dire alla sua lei che – ehi! – lui può essere tutto ciò di cui ha bisogno: fedele, onesto, ma pure devastato, sfasciatissimo; e possiamo proprio crederci, visto che parliamo di uno che titolava i propri lavori – pesco a caso – Taking Drugs to Make Music to Take Drugs To, Fucked Up Inside o Sweet Heart Sweet Light. Poi arrivano, sempre quiete e inesorabili, Here It Comes e la ninnananna Let’s Dance, mentre il primo assaggio di rock’n’roll si palesa all’altezza della quinta traccia, On The Sunshine: fiati soul e cori gospel ad accendere la fiamma di un groove circolare e irresistibile, inno al potere salvifico del puro suono.

Parte piano anche il secondo lato del vinile, con uno slow di gran classe, ma poi è di nuovo tempo di distorsioni e freakout chitarristici: The Morning After è un pezzo per il quale, da solo, varrebbe la pena comprarsi il biglietto per un live degli Spiritualized, colate laviche di impazzimenti sul manico della Fender come il nostro non ne regalava da un po’ e che va avanti per otto minuti in un giubilante macello sonico degno degli Stooges di Funhouse. Dopo tanta grazia è chiaro che non ci si possa che quietare, e Jason Pierce se ne va in giro per il mondo meraviglioso che ha costruito per noi abbassando le luci: malinconiche come ogni addio arrivano le campane e l’orchestra di The Prize, speranzose come l’attesa di una nuova alba ci cullano le lievi tinte gospel di Sail On Through.

E così va a chiudersi And Nothing Hurt, un lavoro che per Pierce ha rappresentato quasi una maledizioneconcepito e registrato in completa solitudine al computer, assemblato pezzo dopo pezzo, a volte fino a occupare le 200 tracce disponibili su Pro Tools. Eppure, nonostante un metodo maniacale che lo stesso Jason non ha esitato a definire idiota nelle interviste, niente di tutto questo traspare dall’ennesima perla a nome Spiritualized: se il packaging – che mostra il nostro nella consueta tuta spaziale vagare per lande desolate e coi titoli delle canzoni scritti in Morse – lascia presagire fosche riflessioni sull’incomunicabilità delle emozioni e sull’isolamento dell’individuo, i nove brani sono un balsamo, una luce, qualcuno accanto a confortarci in una notte scura. Un miracolo perfetto, in due parole.

Titolo | And Nothing Hurt
Artista | Spiritualized
Durata | 48’
Etichetta | Bella Union

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