Sotto una piccola stella – Wislawa Szymborska

Sotto una piccola stella – Wislawa Szymborska

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La prima volta che ho letto Sotto una piccola stella di Wislawa Szymborska mi sono commossa. Il motivo mi è tuttora ignoto, dal momento che, leggendola razionalmente, non colgo intenti strappalacrime in questi versi. Ma, del resto, chi mai leggerebbe una poesia razionalmente?

Szymborska era una poetessa polacca, probabilmente una delle più influenti, di certo la più famosa, degli ultimi decenni. Vinse addirittura il premio Nobel nel 1996, ma, probabilmente, la maggioranza del popolo italiano prese coscienza della sua esistenza solo dopo che Roberto Saviano, pochi mesi fa, ne lesse alcuni versi durante una puntata di Amici 14, in prima visione. Stranamente, non mi prodigherò in uno sterile j’accuse rivolto alla televisione contemporanea. Anzi, sono felice che, come me, abbiate avuto la possibilità, in un modo o nell’altro, di imbattervi nelle sue parole.

Se, invece, fosse rimasto ancora qualcuno, là fuori, che non guarda Amici 14 né si diletta con la solitaria lettura di poesie, bè, è compito della nostra piccola e ricca rubrica Sale in Versi salvare la vostra pellaccia e regalarvi un trascurabile momento di felicità.

 

Sotto una piccola stella

 

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.

Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.

Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.

Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.

Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.

Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.

Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.

Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.

Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.

Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.

Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.

Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.

E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,

immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,

assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.

Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.

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Come se avessi posato un fiore sulla sua tomba.

Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.

Verità, non prestarmi troppa attenzione.

Serietà, sii magnanima con me.

Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.

Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.

Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.

Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.

So che finché vivo niente mi giustifica,

perché io stessa mi sono d’ostacolo.

Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,

e poi fatico per farle sembrare leggere.

Wislawa Szymborska

 

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Photo Credits to Andrea Giannetto (Cracovia)

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