Qui e un po’ ovunque.

Qui e un po’ ovunque.

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Di Qui di Richard McQuire

Nessuno è maestro nell’arte di vivere. Brancoliamo tutti nel buio.

Le tavole che vi voglio raccontare oggi hanno come protagoniste il tempo, sì, quella cosa che fa tic tac e che a volte scorre troppo velocemente mentre in altre pare infinito.

Quella è la luna.

La neonata piange da diverse ore. Il padre non sa più come farla smettere, la madre dorme esausta dopo nove mesi di fatiche e chissà quante ore in ospedale a convincere la piccina a sbrigarsi a correre a salutare il mondo.  È una sera d’estate, la luna brilla nel cielo blu e il papà scosta le tende, dopo aver attraversato le stanze della casa nuova con la piccola in braccio, e presenta alla figlia l’unico satellite del pianeta Terra. La bimba fa un sorriso e chiude gli occhi.

Ma dove va il tempo?

Un po’ qui e per la maggior parte ovunque. Qui di Richard McGuire sono innumerevoli tavole con lo stesso spazio, per lo più inventato dal lettore. Scorrendo le pagine si viaggia in diversi anni, decenni e addirittura secoli, si intravede dalla finestra la stessa luna ma con differenti paesaggi circostanti e con protagonisti i personaggi di una storia che è un luogo, un lotto di terra, e tutto ciò che vi accade nei corsi dell’umanità e non solo. Non ci sono parole, spesso non servono, e nella raccolta definitiva dell’illustratore americano ce ne sono veramente pochissime. I dialoghi sono pressoché inesistenti e le frasi sono sparse qua e là, come quando si dipinge e la tempera cade per terra quasi per sbaglio.

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Le storie di Richard McGuire in Qui non si leggono, dicevo, si inventano. Il lettore immagina i pensieri del padre mentre culla l’ultima arrivata davanti alla luna, naviga con la mente nelle trecento pagine illustrate inventando infinite esistenze, tutte solo ed esclusivamente di passaggio, perché Qui risponde a una domanda molto basilare: cosa c’era, qui, prima che io nascessi? Ed è per raccontare ciò che Richard McGuire sceglie un unico e costante punto di vista, un salotto, e lo trasforma in una sorta di pellicola audiovisiva, una raccolta di immagini proiettate su uno schermo che raccontano il passato, il presente e il futuro di una stanza di una determinata casa di un luogo chissà dove in pressoché indefiniti quando.

E la scelta della stanza da cui nascono e si raccontano tutte queste vite è il salotto, lo spazio più vivo di ogni dimora dove parenti e amici ci fanno compagnia sul divano, dove spesso ci si fa cullare dai raggi di sole perché il salotto è spesso uno degli ambienti più illuminati di una casa, dove la moglie saluta il marito quando esce per andare al lavoro e gli ricorda se ha preso tutto: chiavi, portafoglio, soldi. Il salotto, poi, è dove si gode maggiormente della solitudine, quando si può alzare la musica e ballare sul tappeto a piedi nudi senza il timore di essere disturbati. Uno spazio da vivere e che di conseguenza è scenario di momenti grigi: i litigi, i pianti, le crisi di coppia. Perché poi, in realtà, c’è anche da dire che è nel salotto che diciamo addio ai nostri cari negli ultimi giorni che si possono trascorrere insieme tanto che è quasi paradossale come la stanza più vitale di una casa possa diventare anche quella dell’addio.

Insomma, in Qui c’è tanta vita ma anche abbondante fantasia. Richard McGuire crea un intero universo, un mondo che nasce, si evolve e si distrugge e forse, chi lo sa, rinascerà dai colori più brillanti che sopravviveranno alle tenebre. Chissà, a quel tempo, se ci saremo anche tutti noi.

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Titolo | Qui

Autore | Richard McGuire

Casa Editrice | Rizzoli Lizard

Anno | 2015

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