Quando c’era LVI..non c’erano i fumetti!

Quando c’era LVI..non c’erano i fumetti!

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..o almeno come li conosciamo noi!

Succede che, nel ventunesimo secolo, a Roma, dei criminali decidano di andare a una fiera del fumetto solo per vandalizzare lo stand di una casa editrice indipendente causando fortunatamente soltanto danni economici e molto scompiglio, senza che si arrivasse a episodi di violenza contro le persone (non che questo migliori di molto le cose). Direte voi, cosa può mai aver scatenato in queste menti elette l’idea di organizzare questo “simpatico scherzo”? La casa editrice in questione, la “Shockdom”, presentava in occasione del Romics di primavera, il nuovo fumetto satirico “Quando c’era LVI” #1 ( sceneggiatura di Daniele Fabbri, disegni di Stefano Antonucci e colori di Mario Perrotta). Potete immaginare benissimo chi sia il protagonista del primo episodio di questa mini serie in 4 volumi trimestrali. La cosa che più mi diverte è cha la notizia di questo atto vandalico ha raggiunto canali di informazione nazionali, regalando al titolo una risonanza che altrimenti forse non avrebbe avuto e convincendomi definitivamente che meritava una recensione.

Devo dire che, però, ne avevo già sentito parlare. A Cartoomics, infatti, mentre ero in coda per un disegno di Giulio Rincione (che tra l’altro firma la variant cover), mi sono trovata a scambiare due chiacchiere con il suo vicino, che guarda caso era proprio Daniele Fabbri, che mi aveva parlato di questa sua imperdibile nuova serie con divertentissimo un ghigno sulle labbra. Riesco a rivedere questo ghigno in ogni pagina del fumetto. Già la copertina è tutta un programma: un volitivissimo duce a testa in giù che fa il saluto romano. Mi sono stupita, infatti, di averlo trovato solamente nella seconda edicola in cui l’ho cercato e tenete conto che sono andata a comprarlo il giorno stesso in cui è uscito. Sembra assurdo ma il motivo per cui mi preoccupavo di non trovarlo è esattamente il perchè c’è ancora bisogno di fare satira sul fascismo nell’Italia di oggi.

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Ma veniamo ai nostri “eroi”. Tre camerati (si dirà così?) nostalgici sono alla disperata ricerca di un nuovo carismatico leader mentre si impegnano nel sociale con dibattiti basati su “barzellette sui froci” e attività ludiche come la “cinghia mattanza”. Grazie all’aiuto dello scienziato mentore del Dott. Mengele intraprendono la grande impresa di resuscitare il loro adorato Duce, ma non tutto fila liscio (basta che poi spoilero troppo). Insomma, in un susseguirsi di gag irresistibili e citazioni fasciste piazzate qua e là, questi tre alti rappresentanti dell’italianità riusciranno a fare del loro peggio per la nostra gioia e il nostro sollazzo.

La struttura e i disegni sono veramente molto semplici e si adattano bene al tono della storia, che tratta sì di un argomento serio come può essere la persistenza del fascismo nella nostra società, ma che dopotutto non vuole farsi prendere ovviamente troppo alla lettera, trattandosi comunque di una serie satirica e comica. Come in tutte le satire che si rispettano però l’obiettivo è la critica a un problema attuale della società, problema reso ancora più evidente dalla reazione inscenata al Romics (ma fatevela una risata!). Trovo davvero metafisico che, oltretutto, il protagonista del video girato da questi vandali assomigli tantissimo a uno dei camerati della storia.

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Sapete una cosa? Non posso certo dire di essere contenta di quello che è successo, ma questa è un’ulteriore prova che anche un media così sottovalutato come il fumetto può essere latore di messaggi forti e importanti. Ci siamo già dimenticati che reazione hanno suscitato le vignette di Charlie Hebdo? Per fortuna siamo ben lontani in questo caso, ma un atto di violenza rimane pur sempre un atto di violenza. Ecco, forse è questo il motivo per cui c’è davvero ancora bisogno di fare satira sul fascismo.

P.S. Lo sapevate che, durante il fascismo, il regime vietava l’uso dei balloon nei fumetti?

 

titolo | Quando c’era LVI #1
editore | Shockdom
anno | 2016
sceneggiatura | Daniele Fabbri
disegni | Stefano Antonucci
colori | Mario Perrotta

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