Proust e le Madeleine | I biscottini del tempo perduto

Proust e le Madeleine | I biscottini del tempo perduto

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Ah! Je Veux Vivre Dans ce Rêve

Quando nel 1907 Marcel Proust iniziò a scrivere il primo volume, Dalla parte di Swann, le Madeleine – un dolcetto tipico della cucina francese – erano solo un pain grillé, ossia del semplice pane tostato spalmato di miele da consumare inzuppandolo nel tipico té del pomeriggio.
Nella seconda stesura il pane tostato viene trasformato dal nostro Marcel in un biscotto ma è soltanto nella terza, che finalmente compaiono le piccole Madeleine che avranno il compito di introdurre il tema della memoria involontaria ne Alla ricerca del tempo perduto e passeranno alla storia come una delle metafore più importanti della letteratura occidentale.

Più precisamente, la Madeleine di Proust è legata ad un concetto specifico, ossia una circostanza casuale che fa riemergere improvvisamente un ricordo rimasto a lungo sepolto.  Insomma, quello che oggi in psicologia è meglio noto come memoria involontaria, fu in realtà scoperto da Proust, che ne era già consapevole nel 1913, come dimostra questa frase tratta da un’intervista: “la mia opera è dominata dalla distinzione fra la memoria involontaria e la memoria volontaria.”

Quindi, possiamo in qualche modo affermare che tutta l’opera di Proust si sviluppa nell’osservazione di questa associazione tra due situazioni, l’una presente e l’altra passata, che permette all’uomo di ritrovare ciò che viene definito il tempo perduto, dove “un’ora non è soltanto un’ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di propositi e di climi”.

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Bene, ora che sapete cosa vi aspetta, preparatevi ad immergervi in questa mistica condizione con la mia ricetta pensata apposta per catturare un frammento di tempo allo stato puro. Totalmente liberi e svincolati dal presente. Pronti?

Ricetta:

  • lievito in polvere 8 g
  • farina 00 170 g
  • uova 2
  • burro 100 g
  • zucchero grezzo 100 g
  • un pizzico di sale
  • miele millefiori 50 g
  • la buccia grattugiata di 1 arancia
  • la buccia grattugiata di 1 limone

Preparazione:

Sciogliete il burro rigorosamente a bagnomaria (come nel passato altrimenti non vale) e nel frattempo setacciate la farina in una ciotola aggiungendo lo zucchero grezzo, il sale e il lievito. Lavate bene l’arancia e il limone e aggiungete le scorze grattugiate. Mescolate tutto per bene con una frusta. Ora aggiungete anche il burro fuso e le uova. Mescolate tutto con cura aiutandovi con un cucchiaio di legno e in ultimo versate anche il miele. Quando il composto sarà  liscio, cremoso e senza grumi lasciatelo riposare al freddo per circa un’ora.

Per ottenere i biscottini a conchiglia di San Giacomo dovreste usare uno stampo classico da Madeleine imburrato bene, ma siccome questi sono i biscotti del tempo perduto non è obbligatorio. Se non lo avete potete anche non usarlo e trasformare necessità in virtù dando ai biscotti una forma propiziatoria (es. cuore se voglio propiziare cose amorose).

Io non ho usato lo stampo classico ma vi assicuro che io e miei biscotti abbiamo ricordato lo stesso momenti felici dimenticati, quindi qualsiasi cosa vogliate usare l’importante è  mettere poco impasto perché i biscotti cresceranno molto durante la cottura.

Infornate in forno statico a 200° per 13 minuti (o forno ventilato 180° per 8/10 minuti). Non appena sfornati lasciateli raffreddare su una gratella mentre vi preparate un buon tè o un infuso al tiglio e poi….. lasciatevi stupire!

Consumazione:
Consumate i biscotti dopo aver letto un libro di Proust, possibilmente in un giorno in cui non vi sentite particolarmente felici o se sentite una mancanza di qualcosa che non sapete ancora cosa sia.

sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla?

Marcel Proust, Dalla parte di Swann.

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