Prospettive di Edimburgo/2 | La salita alla Arthur’s Seat

Prospettive di Edimburgo/2 | La salita alla Arthur’s Seat

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Questa foto è troppo figa per risultare credibili spacciandovela per nostra. Infatti è del sito www.VisitScotland.com

Arthur’s Seat. Holyrood Park. Letteralmente una cliff di trecento metri d’altezza. Uno scoglio, un ex vulcano di 325 milioni di anni, un pezzo di montagna, buttato lì, al centro della città di Edimburgo, a nemmeno 2 chilometri dal Castello.

Si sale da est, secondo le guide, arrivando da un pendio erboso che attraversa la zona di Dunsapie Loch. Insomma, dalla zona verso la costa. Ma se come ogni comune mortale – incluso chi scrive – a Edimburgo state nel e arrivate dal centro, inevitabilmente salirete dal lato più ripido, quello occidentale. Niente paura: posso testimoniare di avere visto delle ragazze giapponesi salire armate di Birkenstock mostrando un terzo della fatica del sottoscritto.

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La Arthur’s Seat è letteralmente uno spoiler delle Highlands. Immersa nella dimensione urbana di Edimburgo senza soluzione di continuità, ne è anche un perfetto antidoto. Per quanto l’idea di stress che si associa di solito alle città è quanto di più lontano si possa respirare camminando per la capitale scozzese, è qui dove i cittadini vengono a prendersi una pausa dalla frenesia (?) della vita quotidiana – tradunt. 

Gli stessi che raccontano l’uso che i cittadini fanno della Seat, poi, suggeriscono anche – con una superiore dose di credibilità e ragione – di salire sulla collina solo in caso di giornate soleggiate. Il cielo scozzese è noto per sfiorare il suolo nei giorni di pioggia, rendendo vano ogni intento panoramico. Essendo, peraltro, il sentiero costituito principalmente da terra e sassi, l’acqua planning è garantito. Al manuale di istruzioni del sasso, inoltre, preme aggiungere l’importanza di portare con sé una bottiglia d’acqua. Il punto di ristoro più vicino è almeno a un chilometro da qualsiasi punto della cima. Fidatevi di chi ha sofferto prima di voi.

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Arriva spesso dal mare e ha un paradossale odore di montagna. E’ il vento del nord che increspa il mare all’orizzonte vicino.

Ciò detto. La salita alla Arthur’s Seat, insieme al porto di Leith, è forse uno dei momenti più belli e intensi dell’esperienza nella città scozzese. Salendo da soli gli unici rumori che si sentono sono quelli del fiato e del vento nelle orecchie. Arriva spesso dal mare e ha un paradossale odore di montagna. E‘ il vento del nord che increspa l’oceano all’orizzonte vicino.

Tutta la salita è affiancata da prati verdissimi e piccoli specchi d’acqua. In cima, d’estate, si possono trovare sparuti artisti che suonano la chitarra insieme alle suddette giapponesi con le Birkenstock; famiglie di turisti francesi insieme a arzilli anziani tedeschi. Staresti ore fermo a guardare giù, intorno, indietro. Dietro a uno sperone nella roccia, per ripararti dal vento, puoi aprire un libro e tentare di leggere per poi accorgerti che sarai distratto in continuazione del paesaggio. Si vede il castello, si vede il porto, si vede il mare. La Arthur’s Seat è un telescopio puntato sulla Scozia.

Edimburgo. Arthur’s Seat. Il laghetto che si incontra scendendo verso il mare.

Scendendo dal pendio orientale, quello da cui i poteri forti vorrebbero farvi salire, poi, si possono incontrare un paio di laghetti scuri. Bui. Due macchie verde petrolio nel verde smeraldo dei prati di agosto. Anche loro increspati dal vento e punteggiati di gabbiani e foglie. L’acqua è bassa e opaca per la roccia, il terriccio e le alghe del fondale.

Da quei laghetti continua il percorso che porta fino al mare. C’è una stradina che è lo stereotipo del nord Europa. Curata, imbellettata, asfaltata di fresco. Qui si può venire in bicicletta, a correre, a respirare in silenzio. Ci sono le casette basse della periferia coi mattoni a vista, i giardini curati che danno sulla strada, i tavolini da pic nic e l’ottimismo spropositato dei residenti che li acquistano.

C’è un’altra Scozia ed è dentro Edimburgo.

Continua…

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