Prospero’s Books: filmare ciò che si sogna e non ciò si vede...

Prospero’s Books: filmare ciò che si sogna e non ciò si vede | Peter Greenaway

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«Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni;
e nello spazio e nel tempo d’un sogno
è racchiusa la nostra breve vita.»
Prospero: atto IV, scena I

Prospero’s Books è un film del 1991 scritto e diretto da Peter Greenaway, ispirato all’opera La tempesta di William Shakespeare.
Fin qui, potrebbe quasi sembrare che abbia scelto di parlarvi di un film banale questa volta… Del resto, quanti sono i film basati sulle opere del famoso drammaturgo inglese più amato di sempre? Ormai si è perso il conto.

Ma questa visione di cui vi parlo oggi, non si intitola Prospero’s Books senza una valida ragione:

«La mia [biblioteca] era per me un ducato grande abbastanza.» Prospero: atto I, scena II

I ventiquattro libri di Prospero (The Book of Water”, “A Harsh Book of Geometry”, “A Book of Mirrors”, “A Primer of the Small Stars”, “A Bestiary of Past, Present and Future Animals” per citarne alcuni) infatti, non solo sono la fonte dell’intelletto del protagonista del film stesso (interpretato dal famoso attore di teatro John Gielgud) e l’origine di tutta la sua magia ma sono la base sulla quale si svolge tutta la narrazione .

Prospero's Books

Ciò che rende unica nel suo genere l’opera di Greenaway è che la sua visione non è pensata per essere un semplice “film” nel senso comune nel quale siamo abituati ad usare questa parola, ma consiste in un vero e proprio esperimento onirico di forma e contenuto che lo rende ancora oggi attuale e degno di nota. Non a caso, l’intero lungometraggio fu girato interamente su videocassetta anziché su pellicola, in modo che il regista (che ricordiamo essere anche un pittore) potesse successivamente manipolare digitalmente le immagini, rendendolo così uno dei primissimi film prodotti digitalmente.

Durante la visione del film si ha come l’impressione di guardare un fiume che scorre inesorabilmente, fotogramma dopo fotogramma, verso la sua conclusione, non lasciando mai agli spettatori il tempo necessario per godere della straordinaria ricchezza e profondità dell’immaginazione del quale si compone. Si potrebbe quasi dire, che il film stesso è composto “della stessa materia di cui sono fatti i sogni” e come tale, ci travolge e trascina con sé nel suo fluire senza sosta.

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A volte però, tutto questo essere sommersi da successioni ininterrotte di suoni e immagini, può essere troppo per l’occhio e l’orecchio di alcuni spettatori mortali, i quali potrebbero essere facilmente tentati di interromperne la visione.

Il suo essere assolutamente “visivamente eccessivo” infatti, rappresenta sia il punto di forza che il problema principale del film: per riuscire ad apprezzarlo interamente bisogna essere in grado di abbandonarsi completamente alle immagini e rinunciare all’idea che i film debbano necessariamente raccontarci una storia che si attiene alle tre unità aristoteliche.

Prospero's Books
19- The Ninety-Two Conceits of the Minotaur – questo libro riflette sul mito del Minotauro e la bestialità. Tutto il film infatti è ricchissimo di riferimenti alla mitologia classica. Solo la prima scena ne contiene più di 100, elencati dal regista stesso in un documentario realizzato per la TV inglese chiamato “A walk through Prospero’s library”.

Pertanto, non è esagerato affermare che Prospero’s Books dovrebbe essere vissuto come un sogno ad occhi aperti. Nulla più, nulla meno.

Un sogno ambientato in una biblioteca di libri d’arte, nella quale ogni “libro” si lascia ammirare in tutta la sua bellezza, ma per rivelarci davvero qualcosa richiede di essere letto nella sua complessità e non solo sfogliato. Peccato che – come è noto – nei sogni non si riesca mai a leggere…

Solo con questa consapevolezza si potranno interamente apprezzare la passione dell’eccesso, il gusto per il grottesco, il trionfo estetico dei mille colori e le infinite scene di corpi nudi che si susseguono sullo schermo durante la visione dei 124 minuti incantati di cui si compone l’opera di Greenway, che proprio come un dipinto animato desidera parlare esclusivamente agli occhi dei propri spettatori, regalando loro il desiderio di dormire ancora per continuare a sognare L’isola […] piena di questi sussurri, di dolci suoni, rumori, armonie. 

«Il nostro gioco è finito. Gli attori, come dissi, erano spiriti, e scomparvero nell’aria leggera. Come l’opera effimera del mio miraggio, dilegueranno le torri che salgono su alle nubi, gli splendidi palazzi, i templi solenni, la terra immensa e quello che contiene; e come la labile finzione, lentamente ora svanita, non lasceranno orma. Noi siamo di natura uguale ai sogni.»

Prospero, Atto IV, scena I


 

Regia: Peter Greenaway
Titolo originale: Prospero’s Books
Anno: 1991
Durata: 124 min
Soundtrack: Michael Nyman

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