Premio Strega 2019 | Si aprano le scommesse sui cinque finalisti!

Premio Strega 2019 | Si aprano le scommesse sui cinque finalisti!

Premio Strega 2019

Voci di corridoio dicono che noi di SALT siamo un po’ ansiosi. Se c’è gara c’è ansia, e se c’è ansia ci siamo noi.

Poco importa che si tratti della serata di premiazione del Festival di Cannes, della elezione del Presidente della Repubblica o della sfida a carte Pokémon fra i bimbi del centro estivo: l’ansia della competizione ha per noi un valore assoluto non graduabile né eludibile, ci si appiccica addosso come una cappa, come un sudore, come la frenesia dell’ultima partita a calcetto l’ultima sera d’estate.

Quando poi si si tratta di ciò che per noi è proprio il sale della vita, quando si tratta dei quattro motivi che hanno dato vita a SALT – Sound, Action, Litterature, Trip – non possiamo non unire le nostre sincrone tachicardie emotive.

Il 4 luglio è la data della serata di premiazione del Premio Strega 2019.

La storia del Premio la conosciamo: Pavese, Moravia, Bassani, Morante, Buzzati, Ginzburg, Bufalino, Vassalli, Magris, Maraini, Ammaniti, Giordano, Piccolo, Cognetti e tanti altri.

Conosciamo bene quelli che…non esistono più i Premi Strega di una volta. Li conosciamo perché siamo noi.

Così come conosciamo quelli che (siam sempre noi) al contrario dicono che il Premio Strega sia un’altalena e una festa – un anno vince qualcuno che piace, l’anno dopo no, ma è normale, così va la vita – e che sostengono che il prestigio del premio sia rimasto intatto lungo gli anni.

Siamo noi ogni insieme a tutti i lettori che ogni anno seguono col cuore tifoso la serata del Ninfeo di Villa Giulia, perché l’unica cosa che conta è che ogni luglio cominci da qui: dall’assegnazione del premio letterario italiano più famoso e in fondo più ambito.

L’anno scorso avevamo intervistato Eva Giovannini, che presentava la serata della LXXII edizione del Premio. Per l’edizione di quest’anno abbiamo invece letto in tempo i cinque titoli finalisti e li abbiamo commentati per voi.

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Addio fantasmi, Nadia Terranova (Einaudi)

Addio fantasmi di Nadia Terranova è soprattutto la storia di tutte noi figlie, noi che non sappiamo fare i conti con un passato non nostro. Ida torna a Messina per sistemare casa con mamma, sposta polvere sopra i mobili ma soprattutto sopra il cuore.

C’è un padre che non c’è più, in Addio fantasmi, e c’è uno stretto che simboleggia uno stato d’animo e un approccio alla vita, quando tutt’attorno ci sono oggetti che vivono più delle persone trasformandosi in vere e proprie tracce indelebili di un’infanzia speciale seppur a modo suo. Edito da Einaudi, questo romanzo di Nadia Terranova è una lettura per ancorarsi alla vita, quella vera, a ciò che non viene dimenticato perché destinato a vivere per sempre. O forse no.


Fedeltà, Marco Missiroli (Einaudi)

Fedeltà è un libro intenso, intriso di Milano e di Rimini, di Carlo e Margherita e di tutti quei meccanismi umani volti a riempirci l’esistenza o, talvolta, a metterla in pausa nella scoperta esigenza di ritrovare chi siamo.

E poi, “Fedeltà” verso chi? Il partner? La propria città? Il lavoro? Se stessi? Nel libro di Marco Missiroli c’è tutto questo, narrato in modo limpido da una penna che ormai abbiamo imparato a riconoscere e amare.
Una promozione monstre che ha fatto presagire fin da subito che questo libro fosse destinato alla finale dello Strega.
Ma, a onor del vero, Fedeltá ci ha trasmesso l’impressione di essere meno VIVO di Atti osceni in luogo privato, più disilluso, o forse è semplicemente più adulto.

Nella giostra continua che ruota intorno al binomio fedeltà / infedeltà, si alternano cinque personaggi ora studiati e ritratti in maniera eccelsa, ora un po’ abbandonati a sé stessi e, soprattutto, al lettore. Resta la voglia di conoscerli ancora, alcuni di loro, come Anna e Sofia, tanto perni quanto, talvolta, meteore.

Missiroli racconta di aver scritto il romanzo – l’intero romanzo! – al tavolino di un bar. Guardatevi intorno, la prossima volta che bevete un caffè in Porta Romana a Milano.

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La Straniera, Claudia Durastanti (La nave di Teseo)

«..quando una città ti respinge, quando non riusciamo a entrare nei suoi meccanismi più profondi e siamo sempre dall’altra parte del vetro, subentra una sensazione frustrata di merito, che può farsi malattia. Straniero è una parola bellissima, se nessuno ti costringe a esserlo. »

La Straniera è un rumoroso memoir familiare nel quale a primeggiare sono il legame madre-figlia e la costante indagine di nuove modalità efficaci grazie alle quali riuscire a comunicare e comprendersi, cercando anche i giusti mezzi per superare ogni impedimento fisico: parola chiave è “tradurre”, decifrare l’altro aldilà delle parole.

Per la rielaborazione della mitologia biografica che le appartiene, la protagonista si fa guidare principalmente dalle versioni discordanti, ma entrambe memorabili, che le vengono a loro modo raccontate dai suoi genitori, i quali si trovano concordi esclusivamente in un unico punto: durante il loro primo incontro, uno dei due ha salvato l’altro.

La storia di Claudia è anche la storia di una migrazione italoamericana al contrario: dalle metropoli americane alla campagna italiana, cercando di misurare l’accoglienza che le viene di volta in volta riservata e nel tentativo di ambientarsi in entrambi i posti, e nelle mete a seguire, convivendo con una precoce e vivace fantasia di linguaggio e una genetica – quindi inevitabile – irrequietezza. Un romanzo di formazione frenetico che indaga le varie declinazioni del sentirsi ovunque stranieri, inadatti e disorientati, dentro e fuori il proprio albero genealogico.

«La storia di una famiglia somiglia più a una cartina topografica che a un romanzo, è una biografia è la somma di tutte le ere geologiche che hai attraversato.»


M. Il figlio del secolo, Antonio Scurati (Bompiani)

« Comunque sia, Benito Mussolini, in questa serata di inizio aprile, contempla ancora per qualche istante la sua corte dei miracoli, poi tende il collo in alto e in avanti, serra la mascella, cerca aria respirabile con il volto proteso al cielo sotto il cranio già quasi calvo, solleva il bavero della giacca, schiaccia la sigaretta sotto il tacco, allunga il passo. La città ottenebrata, i vicoli della depravazione arrancano dietro di lui come un enorme organismo minato, un gigantesco predatore ferito che zoppica incontro alla fine. »

È un desiderio selvatico, è l’impulso a sapere che ci ha portati a leggere M. Il figlio del secolo, questo “romanzo documentario” che racconta la nascita e i primi anni di vita del fascismo alternando Letteratura e Storia, le voci dei personaggi e le voci delle persone.

Perché non leggere una canonica biografia, o un saggio? Proprio per la passione, sanguigna e ferina, che sa impiegare la letteratura nel raccontare qualcosa. Antonio Scurati ha allestito un racconto ipnotico, buio, suadente, terrificante: seguirne la traccia significa calarsi in un pozzo profondo.

Sia che lo si legga con la passione dello storico, sia che lo si legga attratti e spaventati (a torto o a ragione) dalle suggestioni del presente, bisogna fare attenzione: la Letteratura ha un’anima selvaggia che non ammette padroni, e proprio dove dà lì toglie, e dove toglie dà. Questo romanzo straordinario ci trascina dentro la Storia, come il pensatoio di Silente: ci fa sentire la Storia come presente, ben più di molte biografie e molti saggi autorevoli; ma per raggiungere questo fine paga un prezzo, il nostro distacco e la nostra lucidità.

« Il futuro ci appartiene. È inutile, non c’è niente da fare, io sono come le bestie: sento il tempo che viene. »

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Il rumore del mondo, Benedetta Cibrario (Mondadori)

NOTA: il jolly di questa congrega di opinioni è la collaborazione di Francesca Magistro, appassionata e instancabile lettrice che seguiamo con fedeltà su instagram (qui la sua bellissima pagina) e che abbiamo avuto la felicità di avere dalla nostra per questa occasione. Questo è il suo parere sull’ultimo titolo dei fantastici cinque, Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario.

@franmagistro su instagram

Londra, 1838.
Anne Bacon è una giovane e bellissima diciannovenne, figlia di un ricco mercante di seta, che si innamora perdutamente di un ufficiale del regno Sabaudo in trasferta, Prospero Carlo Caragno di Vignon, appartenente ad una delle famiglie aristocratiche più in vista del tempo.

I due ragazzi decidono di sposarsi e di tornare a vivere in Italia ma Anne si trattiene qualche giorno da sola nella sua città, prima di riprendere il viaggio insieme alla sua cameriera personale, Eliza, e ad una sveglia ed intraprendente dama di compagnia, Theresa Manners.
In Normandia, però, è costretta a fermarsi, perché contrae il vaiolo, malattia terribile da cui si riprende con fatica e con il corpo sfigurato.

La vita coniugale con Prospero si preannuncia come un piccolo inferno domestico, ma l’intesa che Anne riuscirà a creare con il suocero Casimiro, che la invita ad occuparsi della ristrutturazione della Guarina, sua proprietà di campagna, le permetterà di ritagliarsi uno spazio piccolo e prezioso nella storia di un’Italia in subbuglio, in pieno Risorgimento, e di trovare un modo per guarire dalle ferite del corpo e dell’anima.

Mentre leggevo Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario ho avuto l’impressione di avere tra le mani uno dei miei amati classici. Costruito con precisione e dedizione, il romanzo parla della storia privata della famiglia Vignon contestualizzandola in uno dei momenti più importanti e complicati del nostro Paese.

Attraverso il racconto dei personaggi, si respira l’aria di cambiamento di quell’epoca, a cui tutti tentano di partecipare attraverso innovazioni in ogni campo possibile; il punto di vista esterno e al tempo stesso interno di Anne ci permette di osservare la nostra Patria con occhi nuovi ed innamorarcene ancora una volta.

La lunghezza del libro non deve spaventarvi, in quanto l’autrice, grazie ad una scrittura fresca e ad un avvicendamento delle voci narranti tra i vari personaggi, riesce a non annoiare mai e a dare dinamismo alla vicenda.

La fantastica cinquina

Questi sono i cinque titoli finalisti: due scrittori e tre scrittrici attendono il verdetto del 4 luglio (la serata sarà trasmessa da Rai 3).

Voi per chi farete il tifo?

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