Otto modi per fare pace con Roma

Otto modi per fare pace con Roma

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Vivere nella capitale da “immigrato” senza un manuale di sopravvivenza è pura utopia. Mi è già capitato di rifletterci quando ho incontrato i ragazzi di Retake Roma, volontari che si sono rimboccati le maniche per ripulire il degrado. Ma, soprattutto, mi capita di pensarlo tutti i giorni da quando ci vivo. Roma è una tomba di rara bellezza profanata dalla distratta e ridanciana quotidianità di chi dimentica di aver a che fare con la storia più grande. Roma è una città che non puoi mai conoscere fino in fondo. Per la sua gente, per le sue facce, per i suoi luoghi.E per quanto a lungo uno possa viverci, non c’è niente da fare: prima o poi capita di litigarci. Di sbraitarle contro. Di offenderla. Di vomitare isterica rabbia. E non c’è guerra senza pace da scrivere alla fine.

Ecco. A forza di litigare, in questi tre anni, ho iniziato a scrivere un piccolo manuale di sopravvivenza. Un elenco di quei modi, quei luoghi, quei volti che mi portano a fare pace con questa ora vecchia, ora incantevole pazza. Un elenco in divenire, per nulla completo, tantomeno affidabile.

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Giardino degli aranci – 
Affacciati. Accento a piacere, a seconda della compagnia. Ma prima di arrivare al limitare del terrazzo che aggetta sul profilo di Roma, non ci si può non perdere tra i pini marittimi, i filari di aranci, i giochi di luce tra i sempreverdi. Qui il sospiro è al tramonto e la notte. Il resto del giorno è bellezza da condividere a spintoni.

 
Cinema Nuovo Olimpia – 
C’è un piccolo gioiello a due passi da piazza da Spagna, dietro piazza di San Lorenzo in Lucina. Per gli amanti dei film in lingua originale, in questo angolino in pieno centro, un cinema davvero come una volta. Due salette o tre, lo stile architettonico che spazia dagli anni venti all’ostentato moderno, l’atmosfera del nascondiglio. Del rifugio. Della fuga dal caos di via del Corso senza lo sforzo di scappare.

Villa Borghese – Capita che a Febbraio, a Roma, l’inverno impazzisca precocemente. Che i mezzi diventino i frequentabili infagottati nei cappotti fuori luogo, che le strade diventino isteriche e affannose traversate in un’aria fintamente tiepida. Qui la pace è tra i vialetti di villa Borghese, dove il pesco confuso già fiorisce e cresce forte, camminando a lato degli specchi d’acqua, il desiderio d’estate. Per pensare c’è la terrazza del Pincio che guarda fino alla cupola, e la passeggiata che la costeggia. Giù fino a piazza di Spagna. E ancora giù. In silenzio, la sera, per risentirsi padroni dello spazio che ci ha rubato il fiato.


Piazza di Pietra
– Questo è uno dei miei luoghi del cuore. Qui il tempo di Adriano con le sue colonne appoggiate distrae da tutto il resto. E, ancora, qui c’è un angolino così bello e così curato che se te ne innamori non riesci a smettere mai. Il Salotto 42. Radicalmente chic, ti accompagna per mano allo sfascio.

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Vivi Bistrot
– Una new entry nella mia geografia, e per fortuna che ora c’è. Per sentirsi vivi a piazza Navona bisogna scappare dai tavolini lungo la strada e dal caos dei turisti. Dentro l’ingresso del Museo di Roma, proprio di fianco all’ambasciata del Brasile, un posto bio nell’anima e nello spirito. Curato e buono. Elegante senza mai essere pesante. Il tavolo per due vicino alla finestra con un libro è la pace. La lettura, però, non procederà mai, perché lo sguardo sarà catturato dalla piazza da cui sei sfuggito. Gli opposti che si attraggono.

 La collina del Gianicolo – Qualsiasi cosa, qui, è pura retorica. Una volta su non c’è più niente. La vista è dall’opposta angolazione delle altre terrazze, la definizione è la migliore. Sì, perché questa è la terrazza per eccellenza. Quella dove se non fai pace qui, non c’è speranza di assoluzione.


Simo Pane e Vino
– L’istituzione che scopri per caso vagando in un pomeriggio di settembre. Un’ape car piazzata in mezzo alla strada. Un angolino di pochi metri quadrati. Tre o quattro tavolini e lei. Simona, che è il mito che fa tutto a partire dall’atmosfera. Panini con ricette locali, birre e una voglia di chiacchierare infinita. Simona è l’accoglienza per quando hai voglia di lasciarti andare. Se vai in compagnia, nessun problema. Non c’è personalità con cui Simo non riesca a combaciare.


Fuga a Santa Marinella – 
E, infine, c’è il treno per il mare. Benedetto tra tutti. Un’ora e un piccolo paradiso del mediterraneo è lì. Santa Marinella, con la sua acqua e i suoi colori inspiegabilmente puliti. Le sue case prepotenti lungo il mare e i ristorantini di pesce del porto. Qui la primavera cittadina è già estate, e il silenzio rigenera.

A Roma il silenzio bisogna saperselo inventare.

 

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