Manchester by the Sea, di Kenneth Lonergan

Manchester by the Sea, di Kenneth Lonergan

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Ma forse è solo stitichezza...

Drammone familiare ed esistenziale ambientato sulle coste inospitali ed invernali del Massachusetts, Manchester by the Sea rappresenta un maturo esempio di regia americana, ad opera del regista Kenneth Lonergan. Senza eccessi, mantenendo sempre salda la presa sulla telecamera, così come sulla storia, Lonergan ci porta in un mondo di emozioni trattenute ed inespresse, dove il dramma odierno richiama il passato doloroso e le mai sopite conseguenze. Sicuramente i tempi registici sono la cifra più riuscita dell’opera di Lonergan, che riesce brillantemente ad alternare scene di (presunto) dialogo con scene in cui domina l’elemento musicale, mai eccessivamente invadente (ed il rischio era enorme). L’indulgere troppo nel dramma, nel gusto del rimestamento, invece, è il principale difetto, insieme ad una tendenza al patetismo di stampo prettamente americano. Interessante il finale “in salita”, così come il gioco che Lee ed il nipote intraprendono nelle sequenze finali: non c’è risoluzione, né lieto fine, ma nuova strada da percorrere. Difficile e tortuosa di compromessi, che, però, indicano anche un reciproco venirsi incontro ed avvicinarsi.

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La parola è uno dei temi centrali del film: impossibile, all’inizio, stentata ma necessaria nella seconda parte. Si tratta di una evoluzione della comunicazione molto intensa, quanto umana. Nella prima parte il protagonista Lee/Casey Affleck usa la parola solo nella sua accezione funzionale; non lascia che i sentimenti sopiti sotto coltri di neve, rancore e senso di colpa, possano interagire con la sua comunicazione. Col procede del film si assiste alla progressiva ed inesorabile apertura dell’elemento comunicativo, sebbene con mille difficoltà non del tutto risolte, verso il suo lato meno funzionale e più umano. Casey Affleck è molto bravo a portarsi tutto dentro, sotto un viso perennemente tirato e controllato, a non far trapelare nulla, sul limite della inespressività e della stitichezza (non solo emotiva). Quando si apre il sorriso, si rimane quasi stupiti. Michelle Williams sul perenne ciglio di una crisi di pianto (ANOWANNAWEI, sì, è lei. Cazzo quanto siamo vecchi) e a cui viene riservato pochissimo spazio, ed il giovane Lucas Hedges fanno da comprimari. Sebbene, infine, il reale specchio dell’animo del protagonista sia l’ambiente inospitale e freddo, ventoso e burrascoso, della costa.

Voto: 7.5

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