L’insostenibile leggerezza di Budapest

L’insostenibile leggerezza di Budapest

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Prendiamo una ragazza all’alba dei vent’anni, dall’adolescenza segnata da un’hipsteria patologica e la necessità fisiologica di non passare le vacanze estive con i genitori. La mettiamo su un’auto con un caro amico dell’università e altri due suoi amici a lei sconosciuti – ma “sono simpatici, vedrai!” (e in effetti lo sono) – in partenza da Gorizia, direzione Budapest: 5 ore e mezza veloci veloci da passare in auto con una playlist di Spotify apposita denominata “Party Hard” che spazia da Gigi Dag ai Prodigy senza nemmeno passare per il via. Un viaggio che scorre leggero, attorniati dai paesaggi magici della verde Slovenia prima, dalle pianure di un’Ungheria che deve ancora scoprire le autostrade a più di due corsie poi.

È la seconda settimana di Agosto, e questo nell’affascinante capitale ungherese vuol dire una cosa sola: Sziget Festival. Prima di addentrarci in quella che si prospetta essere un’esperienza totalizzante – e non so se è una cosa del tutto positiva – decidiamo, però, di prenderci qualche giorno per assaporare la città. La lista delle cose da fare è pronta, i giorni sono soltanto 3 e in quella che un grande scrittore qual è Claudio Magris ha definito “la più bella città del Danubio” non siamo sicuri che bastino. Il nostro appartamento – una reggia a due passi dall’Opera scovata a prezzo relativamente stracciato grazie ad una ricerca su AirBnB dell’ultimo minuto – è la base da cui partiamo, verso l’avventura.

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La prima cosa da fare, a mio modesto parere, quando si arriva in un posto nuovo è riuscire a trovare un luogo da cui riuscire ad ammirare il panorama dall’alto, perché è dall’alto che si percepisce davvero lo spirito che lega una città, le divisioni che la attraversano, magari un po’ anche l’immagine di sé che vuole dare. La prima meta stabilita, così, diventa necessariamente il Bastione dei Pescatori: un complesso tra il neogotico e il neoromanico – così mi dice Wikipedia, che di queste cose ne sa più di me – costruito nei primi anni del secolo scorso. Il Bastione si trova a Buda, la riva destra del Danubio. Ci addentriamo nel cuore più antico di una città che una volta era divisa in tre: Buda, appunto, Pest e Obuda.

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Ci arriviamo attraversando il fiume più lungo d’Europa, quel Danubio blu entrato ormai nell’immaginario popolare. Spoiler: in realtà, nel 2016 di blu gli è rimasto ben poco. Contribuisce ancora, però, con tutta la propria forza e la storia che si è specchiata sulle sue acque, alla personalità della città: è sul Danubio che si specchia l’imponente Parlamento. È il Danubio che attraversano quei ponti caratteristici di ferro battuto che percorriamo più volte al giorno nel nostro veloce esplorare la superficie di questo luogo. Dal Bastione dei Pescatori, con le sue bellissime e molto instagrammabili guglie bianche, vediamo allora scorrere il fiume, e vediamo il sole tramontare lentamente sulle sue acque dopo qualche ora. Nel frattempo abbiamo trovato il tempo per visitare anche il piccolo quartiere antico che il bastione protegge: spicca tra tutti gli edifici antichi, tra casette e scorci suggestivi che ricordano l’impero asburgico, la Chiesa di Mattia – anche questa ricca di bellissime, alte guglie gotiche e vetrate colorate. Quando scendiamo dalla collina il sole è calato e la città comincia ad illuminarsi a festa: le luci riempiono l’aria estiva mentre girovaghiamo senza meta, facendoci trascinare da uno spirito avventuroso.

La nightlife, a Budapest, è quella propria di una grande capitale europea. I miei ignoranti pregiudizi mi avevano dipinto in mente, prima di arrivare, l’immagine di una città imperiale, grandiosa ma fredda, intrappolata dietro ai muri che il Presidente vorrebbe erigere sui confini ungheresi: quella che abbiamo incontrato è stata una sorpresa magnifica. Al calare della notte, le persone si riversano in strada come farebbero a Roma, a Londra, a Parigi: la voglia di vivere è palpabile, le occasioni sono infinite. A tratti, forse, si fa dell’eccentricità non soltanto una virtù ma anche un tratto della personalità in costante evoluzione di una città che negli ultimi decenni, dalla caduta della cortina di ferro in poi, si è scoperta giovane: ne sono ottimo esempio i famosi ruin pub. Il più originale, ma anche il più turistico, che abbiamo il piacere di scoprire è lo Szimpla Kert: un locale underground (al cui ingresso, però, c’è una fila che fa scoraggiare chi la vede per la prima volta) che non a caso è definito tra i bar più belli al mondo. Un “bar tra le rovine” stravagante, unico ed elettrizzante, arredato con gli oggetti più improbabili ed animato da musica dal vivo e dj che non hanno bisogno di una fama internazionale per farti ballare tra gli sconosciuti.

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Non è questa, però, la sola sorpresa che Budapest ci riserva in tre giorni di full immersion. Così, una mattina ci troviamo a fare colazione con dolcetti tipici – o con salami ungheresi – al Mercato Centrale per pochissimi fiorini ungheresi (i prezzi bassissimi sono soltanto uno dei tanti motivi per cui mi sono innamorata della città, però, lo giuro!). Il pomeriggio piove: non è forse l’occasione migliore per rintanarsi in una delle famosissime terme della città? Da bravi turisti quali siamo, la nostra scelta sono i Bagni Szèchenyi, il centro termale più grande d’Europa: un labirinto di vasche a tutte le temperature, di bagni turchi e saune, di percorsi acquatici e vecchi che a malapena sanno coprirsi con l’accappatoio. Incuranti del raffreddore che sarà un amico fedele per il resto della vacanza, corriamo in costume da bagno sotto alla pioggia per tuffarci nelle terme all’aperto. Scaliamo il Monte Gellert, che troneggia sulla città, soltanto per bruciare le calorie di un meritatissimo Kurtőskalács (il dolce tipico ungherese, a forma di camino) – e scendiamo senza guardare la mappa, finendo persi in mezzo a qualche elegante quartiere residenziale. Noleggiamo una strana macchinina a quattro posti per esplorare il polmone verde della città, l’Isola Margherita, inoltrandoci tra rigogliosi giardini, rovine medievali, opere di arte contemporanea e persino una fontana musicale che suona musica classica. Viviamo. Mangiamo. Amiamo. Anche quando ci troviamo alle due di notte al commissariato, a denunciare un portafogli perso nella calca ad una poliziotta che non sa l’inglese e ad un suo collega in pigiama e ciabatte.

Quando scatta il quarto giorno e saliamo in macchina verso quello Sziget Festival che la ventenne dall’adolescenza hipster a cui alludevo nel primo paragrafo aspettava dalla terza superiore, lasciarsi indietro Budapest è una sensazione agrodolce, come quella che si prova nell’accarezzare appena la vita di qualcuno che, se conosciuto meglio, avrebbe potuto significare moltissimo. Per fortuna, da Gorizia sono appena 5 ore in auto, e la città più bella del Danubio, con la sua insostenibile, amabile leggerezza, resta lì ad aspettare il mio ritorno.

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1 COMMENT

  1. […] E’ la città più bella del Danubio, seguita da Belgrado. Tra arte e vita notturna, è un luogo che fa dell’eccentricità non soltanto una virtù ma anche un tratto della sua personalità. Una città che negli ultimi decenni, dalla caduta della cortina di ferro in poi, si è scoperta giovane. Fortunatamente compagnie low cost e Bla Bla Car consentono di raggiungerla a prezzi veramente stracciati. E altrettanto economica è la vita lì. […]

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