Leonard Cohen: metti una sera al Chelsea Hotel…

Leonard Cohen: metti una sera al Chelsea Hotel…

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Se Bob Dylan può vincere il premio Nobel per la letteratura, io posso sicuramente infilare una canzone di Leonard Cohen nella rubrica di poesia di Salt Editions.

O no?

Probabilmente no, ma comunque ci provo. Con questo non voglio dire che ogni canzone sia in sé e per sé una poesia, tutt’altro. La canzone ha vita facile, la poesia invece sono solo parole. Davide contro Golia, Wilson contro il Grande Fratello, Bianca e Bernie contro Bruto e Nerone, ma è proprio per questo che mi piacerebbe riproporre il testo di una canzone di Leonard Cohen, Chelsea Hotel #2. La musica, in questo caso, non aggiunge nulla di più al ruvido kiss and tell di Cohen.

Il Chelsea Hotel era un hotel di New York, famoso per essere stata la residenza dei più celebri artisti degli anni ’60 e ’70. In quelle stanze, Patti Smith ha posato per Robert Mapplethorpe. Dylan Thomas ci si è ammazzato (letteralmente, pare) di whiskey. William Burroughs ci ha scritto Pasto Nudo. Bukowski ci ha fatto le zozzerie. Kerouac ci ha scritto On the road.

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Nella primavera del ’68 Leonard Cohen occupava la stanza 424. Una sera, tornando tardi dopo un concerto, incontrò in ascensore una ragazza di 25 anni che viveva nella 411. Lei cercava Kris Kristofferson, lui cercava Brigitte Bardot. “But we fell into each other’s arms through some process of elimination.

I remember you well in the Chelsea Hotel,
you were talking so brave and so sweet,
giving me head on the unmade bed

Quella ragazza era Janis Joplin, e Chelsea Hotel #2 è l’elegia che Leonard Cohen ha scritto per lei su un tovagliolino di un ristorante di Miami nel 1971.

Solo qualche mese prima, Janis Joplin si era ammazzata con un overdose di eroina, nella migliore tradizione delle leggende che rimangono eterne a 27 anni.

Chelsea Hotel #2 – Leonard Cohen

I remember you well in the Chelsea Hotel,
you were talking so brave and so sweet,
giving me head on the unmade bed,
while the limousines wait in the street.

Those were the reasons and that was New York,
we were running for the money and the flesh.
And that was called love for the workers in song
probably still is for those of them left.

Ah but you got away, didn’t you babe,
you just turned your back on the crowd,
you got away, I never once heard you say,
I need you, I don’t need you,
I need you, I don’t need you
and all of that jiving around.

I remember you well in the Chelsea Hotel
you were famous, your heart was a legend.
You told me again you preferred handsome men
but for me you would make an exception.

And clenching your fist for the ones like us
who are oppressed by the figures of beauty,
you fixed yourself, you said, “Well never mind,
we are ugly but we have the music.”

And then you got away, didn’t you babe…

I don’t mean to suggest that I loved you the best,
I can’t keep track of each fallen robin.
I remember you well in the Chelsea Hotel,
that’s all, I don’t even think of you that often.

 

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