Le lezioni di stile da La ragazza con la pistola

Le lezioni di stile da La ragazza con la pistola

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La ragazza con la pistola è un film del 1968, diretto dal maestro toscano Mario Monicelli. Fra gli interpreti della pellicola troviamo la bellissima Monica Vitti, Carlo Giuffré, attore capace di riprodurre tutti i peggio cliché senza mai cadere nel banale, e il grande Stanley Baker.

Questo lavoro segna l’allontanamento della Vitti dai drammi esistenzialisti che l’avevano resa nota al grande pubblico e grazie ad esso vince il Premio David di Donatello come miglior attrice nel 1969, il Nastro d’Argento sempre nello stesso anno e il premio come miglior attrice al Festival di S. Sebastian, diventando la protagonista indiscussa della Commedia all’Italiana.

Il film, pensato apposta per far emergere il talento comico di Monica Vitti, racconta la storia una ragazza rapita per errore da uno Don Giovanni siciliano di nome Vincenzo Maccaluso, magnificamente interpretato da Carlo Giuffrè.

Il giorno dopo “il rapimento” , non curante della sorte della ragazza, Vincenzo fugge a Londra  per evitare il temuto matrimonio riparatore. Sedotta ed abbandonata, la povera Assunta si ritrova così tutta sola a dover difendere il suo onore davanti a tutto il paese che l’accusa di essere una poco di buono ed è costretta a partire per l’Inghilterra armata di una pistola.

Insomma, se Jan Luc Godard ha detto che per realizzare un film bastano una ragazza e una pistola, il genio di Monicelli lo dimostra alla perfezione.

In questo articolo esamineremo le lezioni di stile che possono tornarci utili ancora oggi:

 

  1. Vestirsi con abiti neri e castigati non vuol dire essere morte.
Educande con la pistola
Educande con la pistola

Il look cult del film lo mostra Monica Vitti nelle vesti della giovane Assunta Patanè all’inizio del film. Vestita tutta di nero con lunghi capelli scuri intrecciati fino alla schiena, Monica, ci insegna che non importa quanto castigati siano gli abiti, il suo personaggio, li indossa con un tocco straordinariamente buffo e provocatorio dimostrando così che neanche l’inesperienza, l’abito più repressivo o la mentalità più chiusa possono contenere la sensualità quando c’è ed è viva.

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  1. I cambiamenti mentali devono essere accompagnati da cambi di look.
Meno educande, più pistola
Meno educande, più pistola

La Ragazza con la pistola più che una semplice storia comica è una vera e propria educazione sentimentale durante la quale, Assunta, scopre un modo tutto nuovo in cui poter essere se stessa. Questo viaggio verso la libertà e l’emancipazione è magnificamente tradotto sullo schermo con i suoi continui cambiamenti di look e di comportamento, ricordandoci che se lo si desidera davvero, cambiare è facile come cambiare vestito! E anche se così non fosse, non bisogna mai avere paura di osare e sperimentare.

 

  1. Non bisogna rinunciare alla passione bisogna solo saperla usare.
Passione con la pistola (e la treccia)
Passione con la pistola (e la treccia)

Assunta ci prova fin dall’inizio a controllare la sua voglia di vivere: “non sento niente, una morta stai baciando” dice a Vincenzo mentre cerca di baciarla.

Eppure ci accorgiamo fin da subito che la nostra protagonista in realtà non è così, al contrario, è una donna che non solo vuole essere desiderata ma desidera! Ed essere libera di desiderare è già una grande conquista, solo che Assunta ancora non lo sa e lo fa in modo confuso: “ma come io donna, tu uomo e tu look tv?” esclama sorpresa quando viene ignorata per poi rifiutare ogni tipo di avances convinta che un vero uomo deve provarci ma una vera donna deve difendersi.

Assunta sembra senza speranza ma non si arrende ai suoi limiti e ben presto, anche grazie all’aiuto del dottor Osborne, i suoi sforzi vengono ricompensati e si trasforma da ragazza “indegna di vivere nel mondo civile, con gli istinti da selvaggia, adatta a vivere bene solo in una caverna” in una donna elegante che studia, lavora, non ha paura di mettersi in gioco e soprattutto impara, seppur con qualche piccola difficoltà, a controllare la passionalità che la contraddistingue senza esagerazioni o rinunce.

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  1. Il vero uomo ci deve provare, ma la vera donna si deve difendere.
Non guardarmi, ho la pistola!
Non guardarmi, ho la pistola!

– Ma tu cosa volevi da lei, che cosa stavi cercando?

– Io voglio una donna che sia mia.

– E pensare che tutto questo è successo […] ora è inutile che mi guardi così, cambiai molto profondamente.

 

Quando si incontrano nuovamente, Assunta cerca di avvisare Vincenzo del suo cambiamento, ma ovviamente il nostro Don Giovanni non ci crede, del resto, com’è possibile che una donna non si innamori perdutamente di lui con tutte le smancerie di cui è capace quando vuole?

Ma Assunta è cambiata veramente e dopo aver dichiarato a Vincenzo il suo amore, rassicurandolo sul fatto che lei non se ne fa niente della libertà se può vivere incatenata a lui, si rivela essere lei questa volta ad usarlo per poi andarsene: Vincenzo, si ritrova così sedotto ed abbandonato come la protagonista all’inizio del film.

Questo atto conferisce un nuovo senso alla convinzione iniziale di Assunta per cui “il vero uomo ci deve provare, ma la vera donna si deve difendere” costringendo l’uomo a rendersi conto che qualcosa è cambiato sul serio e d’ora in poi non potrà più ottenere quello che vuole quando vuole… E questo fa più male di un colpo di pistola, come testimonia la frase finale con cui, proprio Vincenzo, chiude il film.

Curiosi da sapere qual è? Correte a vederlo!

 

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