La prima volta che sentii pronunciare il suo nome fu dal mio professore di storia e filosofia in terza liceo. Era una di quelle giornate ideali, dove le ultime due ore sarebbero state spese a guardare un film in classe; a nessuno interessava chi fosse il regista e di cosa parlasse il film, l’unica cosa che importava era poter oziare per due ore di fronte a uno schermo.
Senza neanche rendermene conto, quello fu il primo incontro con uno dei più poliedrici artisti del nostro secolo: Abbas Kiarostami.

Pittore, scultore, regista, sceneggiatore e poeta, Kiarostami è stato uno dei primi a raccontare uno spaccato di Medio Oriente all’Occidente, con eleganza, umorismo, realismo e sensibilità. E sono questi gli elementi che troviamo anche nella sua raccolta di poesie “Un lupo in agguato” (in Italia edito da Einaudi).

 

Un vento
Non da nord
Non da sud
Non da ovest
Non da est
Dall’alto del cielo.

 

Brevi versi, poche parole, nessuna rima.
Poesie essenziali per descrivere con un linguaggio universale la vita di tutti i giorni, immagini che tutti noi vediamo ma che solo gli animi più sensibili osservano.

 

Un albero di mele cotogne
è fiorito
vicino a una casa abbandonata.

 

La maggior parte delle poesie sono scatti fotografici su carta di oggetti, animali, piante, sentimenti che potrebbero essere di chiunque in qualunque luogo.
È una poetica universale, reale e senza sfarzo, ma nonostante la sua semplicità, quelle brevi composizioni racchiudono tutta la profondità dello sguardo di chi scrive.
Come questa, in cui una camicia appesa sul filo della biancheria, diventa un simbolo di libertà dal corpo, dai legami e dal significato che ogni lettore vuole affidarle.

 

È una bandiera di libertà
la mia camicia
sul filo della biancheria,
leggera e libera
dai legami del corpo.

Gemma Garcia

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