E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba
cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.
(William Butler Yeats)

 

Mi dispiacerebbe molto buttarvi addosso la mia interpretazione della storia e la mia morale. Così prendo un lungo respiro, tempero le matite, tolgo le foglie secche dal vaso della mia vecchia calendula. Se sono qui è perché non posso che dirvi: leggetelo, “La ballata di Adam Henry” è un libro mozzafiato.

Ian McEwan – che già mi aveva scombussolata con “Espiazione” – qui racconta la storia della giudice di Alta Corte britannica Fiona Maye chiamata a decidere il caso di Adam Henry, un giovane Testimone di Geova che rifiuta per motivi religiosi la trasfusione di sangue necessaria a salvargli la vita dalla malattia che lo sta uccidendo.

Per i Testimoni di Geova il sangue è l’essenza di tutto ciò che è umano: è l’anima, la vita stessa. Mescolare il proprio sangue con quello di un animale o di un altro essere umano è un atto impuro vietato da Dio, così per non infrangere questo divieto –  in nome quindi dei valori e degli ideali in cui crede – Adam ha deciso di accettare di morire. Ma l’ospedale presso cui è ricoverato chiede alla Corte di Giustizia l’autorizzazione a procedere con la trasfusione di sangue anche contro il volere del ragazzo e dei suoi genitori.

Come deve comportarsi la giudice Maye nei confronti di Adam? Deve salvargli la vita contro la sua stessa volontà o deve prima di tutto rispettare la sua dignità di essere umano, la sua libertà di scelta?

Ma un minore – Adam non ha ancora compiuto diciotto anni – ha libertà di autodeterminarsi? Oppure va “agito”, cioè protetto da se stesso, dai suoi genitori e dalla sua religione?

E se la legge stabilisce che è un diritto umano fondamentale rifiutare qualsiasi trattamento sanitario (e che è reato imporlo a qualcuno contro la sua volontà), perché invece prevede che si possa costringere un minore a subirlo, un minore a cui manchino magari pochi mesi al compimento della maggiore età, come nel caso di Adam Henry? In alcuni momenti mi sono sentita sopraffatta, come spintonata da McEwan, sballottata, interpellata, coinvolta in prima persona.

Facciamo un passo indietro. Mettiamo da parte ospedali, tribunali, cause giudiziarie, religioni e malattie: occupiamoci per un momento solo di Fiona e di Adam. Se li chiamo per nome è perché il romanzo mi ha abituata a farlo.

« Quella mattina, svegliandosi con una metà deserta del letto alla propria sinistra, una specie di amputazione, aveva provato la prima classica fitta da abbandono. Aveva pensato alle cose belle di Jack e aveva sentito fortissima la mancanza di lui, dei suoi stinchi ossuti e pelosi lungo i quali, nel dormiveglia, faceva scorrere la pianta morbida del piede reagendo al primo assalto della sveglia, per poi rigirarsi sul braccio disteso del marito e aspettare il secondo avvertimento nel tepore del piumino, con la faccia premuta contro il petto di lui. Quella forma di fiducioso abbandono infantile in attesa di alzarsi e indossare un’armatura da adulto le parve, quel primo mattino, un rifugio essenziale dal quale era stata bandita. »

Emma Thompson – che interpreta Fiona nel film tratto dal romanzo e intitolato Il verdetto – è straordinaria nel rendere i tanti piccoli dettagli e i quotidiani rituali del suo ipnotico personaggio: l’eleganza dei suoi completi firmati e del suo taglio di capelli; il suo portarsi sempre dietro documenti e carte da studiare; il modo elegante e spiccio di togliersi i tacchi davanti alla chaise longue del soggiorno. Fiona Maye ci appare come una giudice devota alla legge e al lavoro, una donna estremamente razionale, determinata e autorevole: ma quando il marito Jack le confessa di volere un’avventura di sesso e di passione fuori dal matrimonio, il mondo più che esploderle attorno implode dentro di lei. Dentro la corazza della sua austera inattaccabile razionalità si apre una faglia attraverso la quale irrompono la musica e la giovinezza, quella di Adam Henry.

Se Fiona è la voce della Giustizia laica e della Ragione (in crisi), Adam è il simbolo della Passione, della giovinezza romantica, dell’innocenza e dell’ardore eroico (e a volte borioso o ottuso) dell’adolescenza: è un “giovane eccezionale”, scrive poesie, recita a memoria Orazio, suona il violino, è intelligente in modo vivace e spesso sardonico.

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Royal Courts of Justice, Londra

Senza svelare nulla, mi butto con la mia interpretazione: “La ballata di Adam Henry” non è la storia di uno scontro fra titani, qui non si tratta di scegliere fra diversi sistemi di valore – ragione contro passione; laicità contro religione; legge contro morale.

McEwan non ci sta chiedendo di fare a gara a chi ha più ragione, né ce lo chiede l’ordinamento giuridico: ogni persona adulta, ogni persona maggiorenne – così dice la legge – può decidere per sé. E questo a prescindere dalle sue qualità (intelligenza, sensibilità, curiosità, e così via) e dalle “qualità” del suo sistema di valori: a prescindere quindi dal fatto che questo sistema possa sembrare distante, o addirittura assurdo, per qualcuno che abbia adottato un sistema di valori diverso. Ogni persona adulta può decidere di rifiutare la trasfusione di sangue da cui dipende la sua vita, se è questo che vuole.

Ma la giustizia si preoccupa dei minori, se ne preoccupa come fossero figli suoi: o almeno così dice. Impone che le decisioni sulla loro vita siano prese avendo sempre di mira il loro “benessere” (The Children Act, sez. I, 1989) – “benessere” che è la giustizia stessa, laica e ragionevole, a darsi premura di definire – e si sente chiamata a proteggerli, a salvarli dai condizionamenti della famiglia, dell’ambiente in cui crescono, della religione, e così via: tutto ciò che, guardando da un’altra prospettiva, definiremmo “educazione”.

Compito della giustizia è quello di accompagnare i minori alla maggiore età (quando, per la legge almeno, potranno poi decidere autonomamente quale genere di esistenza condurre) ed impedire che qualcosa li ostacoli: non è compito suo, invece, quello di educarli.

Ma che cosa resta dell’individuo una volta che siano stati cancellati tutti i suoi punti di riferimento, i suoi condizionamenti, i suoi ideali, le sue fonti di educazione, la sua metafisica? Di questo la giustizia non si occupa più. Caro giovane uomo, ora sei libero da tutto: non sei contento?

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Titolo | La ballata di Adam Henry

Autore | Ian McEwan

Casa editrice | Einaudi

Anno | 2014

Pagine | 202

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