Il Naso | Nikolaj Gogol

Il Naso | Nikolaj Gogol

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Oggi paUntitledrliamo di nasi. Il naso è un topos letterario mica da ridere, anche se nessuno gli riconosce questa dignità. O meglio, gli viene riconosciuta in accezione negativa: per Pinocchio era la punizione per un’azione cattiva, per quella sgallettata di Amy di Piccole Donne un difetto da correggere con una molletta del bucato, per Voldemort un emblema di malvagità. Tuttavia, per nessuno di loro (e no, nemmeno per Michael Jackson) il naso è stato un problema quanto per il dolce Cyrano de Bergerac, che proprio a causa del naso che almeno di mezzora da sempre lo precede non trova il coraggio di dichiararsi a Rossana. La trama del Cyrano è abbastanza nota anche per chi non l’avesse letto, ché se non avete mai cantato Cirano di Guccini a squarciagola col pugno alzato al cielo sentendovi i paladini di tutte le ingiustizie, allora non avete ancora Vissuto.

Nikolaj Gogol, và che bel profilino greco
Nikolaj Gogol, và che bel profilino greco

Nel 1834, però, c’è qualcuno che dà al naso un significato tutto nuovo. È Nikolaj Vasil’evič Gogol’, che in quanto a naso non scherzava affatto. Anzi, doveva essere stato vittima di bullismo a causa della sua cavità nasale per partorire un racconto come Il Naso: una storia oltre i limiti dell’assurdo, che si lascia alle spalle il campo del surrealismo per entrare di diritto nell’universo del nonsense. Delizioso.

Senza spoilerare nulla, la storia va all’incirca così: siamo a San Pietroburgo (infatti Il Naso è contenuto nella raccolta Racconti di Pietroburgo) a inizio-metà ottocento. E fin qui, tutto normale. Un mattino il barbiere Ivan Jakovlèvič si sveglia e decide di fare colazione con pane e cipolle. Tra un insulto e l’altro con la moglie (certo che se mangi cipolle a colazione non puoi pretendere molto di meglio…) Jakovlevič si mette a tagliare il panino e ci trova dentro… un naso. E non un naso qualsiasi, bensì il naso di un suo cliente: l’assessore di collegio Kovalév! Nonostante le circostanze, il barbiere mantiene un certo aplomb che gli permette di decidere subito il da farsi: esce di casa e si sbarazza del naso di Kovalév.

Intano, in un’altra zona di San Pietroburgo, l’ignaro assessore di collegio Kovalév si sveglia senza naso, e per lui sì che è un problema. Kovalév è quello che potremmo definire, con un francesismo, come pigna in culo: “Egli era venuto a Pietroburgo con uno scopo, e precisamente quello di cercare un posto conveniente al suo grado: se possibile, di vice governatore; altrimenti di cancelliere in qualche ministero importante. Il maggiore Kovalèv non era neppure alieno dall’ammogliarsi, ma solamente nel caso che la sposa avesse almeno duecentomila rubli di dote”. Insomma, uno di quelli con la camicia inamidata e il basettone, stile amico dell’Inaffondabile Molly Brown della TCC (Titanic Che Conta). E quale “maggiore” (così gli piace farsi chiamare) va in giro senza naso? Che smacco! Perdere il naso significa perdere la reputazione di uomo integro ed elegante, non sta bene. E sta ancora meno bene quando il tuo naso, fino a poche ore fa sotto al tuo controllo, prende e comincia ad andarsene in giro in carrozza per le vie della città, con un’uniforme dorata e un cappello di piume. Non sto scherzando, succede esattamente così: il barbiere cerca di disfarsi del naso, e questo per ripicca si infila un’uniforme con i gradi di consigliere di stato e se la passeggia sulla Prospettiva Nevskij.

Tutt’a un tratto si fermò come inchiodato accanto al portone di una casa; sotto i suoi occhi si verificava un fenomeno inspiegabile. Davanti all’ingresso si era fermata una carrozza: gli sportelli si aprirono; piegandosi, ne balzò fuori un uomo in uniforme e corse su per la scala. Quale non furono lo spavento e nello stesso tempo lo stupore di Kovalèv quando in lui riconobbe il proprio naso! […] Due minuti dopo, effettivamente, il naso uscì. Indossava un’uniforme ricamata in oro, con un grande colletto rigido; aveva pantaloni scamosciati e la spada al fianco. Dal cappello con le piume si poteva dedurre che si considerava in possesso del grado di consigliere di stato. Guardò da entrambe le parti, gridò al cocchiere «andiamo!» salì in carrozza e partì”.

A Kovalév vieneil_naso un colpo, ovviamente: come può pensare di diventare ministro se non riesce neanche a tenere a bada il proprio naso? A parte questo, nessun personaggio del racconto è particolarmente stupito del fatto che un naso sia diventato consigliere di stato, ed è qui che (credo) Gogol voleva arrivare. In una società come quella russa dell’800, imbrigliata in una burocrazia ed un formalismo esasperante, basta perdere il naso per perdere la dignità, basta che un naso indossi l’uniforme coi giusti gradi perché diventi un esponente di alto rango della società.

Ad un certo punto l’autore capisce di aver esagerato con le cozze la sera prima e, estraniandosi per un momento dal racconto, scrive: “Ma la cosa più strana, più incomprensibile di tutte è che degli scrittori possano dedicarsi a simili argomenti (ad un naso in gonnella, ndr). Lo riconosco, questo è davvero inconcepibile, è davvero… no, no, non posso proprio capire. In primo luogo, non ne viene decisamente alcun vantaggio per la patria; in secondo luogo… ma anche in secondo luogo non ne viene alcun vantaggio. Semplicemente non so che mai significhi tutto questo…”.

Geniale. Geniale, cazzo. La satira a matrioska. Il Naso è un racconto talmente divertente che ti viene voglia di prenderlo semplicemente come una storiella piacevole, per ridere, ma ridurre questo racconto ad un mero esercizio di stile sarebbe come ridurre il gesto di Caligola che nomina il proprio cavallo senatore ad una semplice esternazione di follia. La genialità e l’efficacia di entrambi i gesti sta nella leggerezza della forma.

Gogol ha fatto un piccolo capolavoro: pur non puntando il dito contro nessuno ridicolizza il genere umano intero, grottesco nei suoi affanni, impegnato a rispettare formalismi senza fondamento, ad inchinarsi ad un naso solo perchè è in divisa. Un nonsense dopo l’altro, una scrittura ironica – a tratti pungente -, elegante e scorrevole, e quella sensazione di essere presi in giro dall’inizio alla fine fanno de Il Naso il racconto più geniale e soddisfacente che abbia mai letto. Provare per credere. Na Zdrowie!

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