La poesia di un amore di provincia

La poesia di un amore di provincia

– Viaggio con le rondini stamane…-
– Dove andrà?- -Dove andrò! Non so…Viaggio,
viaggio per fuggire altro viaggio…
Oltre Marocco, a isolette strane,
ricche in essenze, in datteri, in banane,
perdute nell’Atlantico selvaggio…

A proposito di rose non colte, smanie di andare, passanti alla De Andrè, che poi è Prevert, la nostalgica provincia italiana è uno sfondo perfetto, nella sua malinconica immediatezza. Cipressi, cascine isolate e del sole che trafigge i solai, che ne sai.

Immagino che non tutti sappiano cosa c’è veramente dentro La signorina Felicita ovvero la felicità, ed è un peccato, perché in tempi di platoniche affinità elettive e avventurette crepuscolari, Gozzano calza come un guanto di velluto, e vale la pena di soffermarsi un attimo su giardini dimenticati e polverosi in cui il respiro si mescola al silenzio. Sull’apparente tranquillità di rime discorsive, che lasciano appena trapelare una velata crisi interiore, abbastanza dolceamara da riderci su.

A me La signorina Felicita ovvero la felicità intriga proprio per la lunghezza. Sai, il gusto per il contorto. Mi fa pensare che tutto sommato all’autore torinese dev’essere davvero andato qualcosa di traverso per scrivere sestine su sestine a proposito della storia con una signorina di provincia, un idillio partito in sordina, un fuoco che non divampa o una brace accesa perché più che altro non c’era altro da fare.

Avvocato, non parla: che cos’ha?”
“Oh! Signorina! Penso ai casi miei,
a piccole miserie, alla città…
Sarebbe dolce restar qui, con Lei!…”
“Qui, nel solaio?…” – “Per l’eternità!”
“Per sempre? Accetterebbe?…” – “Accetterei!”

Ci mancano le cose semplici, a volte.

Forse nel solaio doveva andare in modo diverso, e invece è successo qualcosa. Sarà stato il caldo, la polvere o il fisiologico abbassamento di pressione, ma qualcosa che doveva funzionare, non ha funzionato. Capita. Insomma, D’Annunzio l’avrebbe stesa, la cara Felicita, in senso letterale intendo, e noi invece siamo ancora qua a ricamare su tanti bei discorsi. Perché Gozzano, pur scettico e malinconico, si lascia coinvolgere dalla situazione.

La Signorina, mi piace pensare piuttosto inconsapevole, si porta l’inappetente Avvocato, con un ché alla Mastroianni, ma più buono, fin su all’ultimo piano e tra pause dense, silenzi e materassi bucati, i due che fanno? Parlano. Ovvio. Sono queste le storie che poi si raccontano. Condite di scarso tempismo e più che altro, amplessi mancati.

Crepuscolari e fuori posto, la signorina e l’Avvocato vivono una parentesi intima tutta loro. Lui, che è uscito dal gruppo ed è già tisico, vissuto e un po’ annoiato, si crogiola nella luce dorata della consolante provincia, e gigioneggia con lei, carina ma non bella, semplice fino alla noia, eppure tanto adorante e sincera da farlo fantasticare a proposito de “La mia signorina Felicita”, così speciale, così diversa dalle signorine che vogliono fare un sacco di cose e non ne sono in grado. Sogna d’isolette africane, attici e voli pindarici, ma lei, che non è mai uscita dal suo piccolo mondo antico, non ci pensa o non si fida. Trasparente come l’aria e preziosa nei suoi dettagli agricoli, fa venire in mente la parietaria attaccata ai muri di “Vorrei” di Guccini. E scavando sotto la crosta di sufficienza, se uno ci fa caso, c’è sempre un periodo ipotetico definitivo.

Se tornasse dai viaggi, dal Marocco, dalle avventure in certe isolette strane, magari lui la sposerebbe e forse sarebbe semplice e felice. Basta nevrosi, atteggiamento cerebrale, aspirine e autoerotismo. Un amore partito piano piano, fuori posto, sincero.

Ma tutto sommato l’Avvocato se ne va, vuoi i pettegolezzi, gli impegni, le fantasie o più prosaicamente la malattia, che aleggia e non compare. La trama è un film già visto ma che vale la pena rivedere, come flusso di coscienza l’”Iovorreinonvorreimasevuoi” di Gozzano, con i suoi dettagli ironici, è amaro e reale. Irrisolto perché non si capisce bene chi prenda in giro, lei o se stesso.

Sullo sfondo, la malinconica e tiepida provincia italiana, incrostata di asfissianti dinamiche piccoloborghesi, di desiderio insoddisfatto, latenti differenze di classe e lo spleen incombente del destino di chioccia, di massaia. Un po’ desolante, ma si percepisce l’amore di Gozzano per le piccole cose. E Il valore qual è? Quello del tempo trascorso prima di partire e senza pensare al ritorno, godendosi la dolcezza di un eterno gioco proibito, dei dettagli affettuosi di un consolante tramonto nel granaio. E poi chi vivrà vedrà.

La signorina Felicita ovvero la Felicità
Raccolta | Nuova Antologia
Autore | Guido Gozzano
Anno | 1909

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