Il cuore del Tanta Robba Festival batte nel backstage

Il cuore del Tanta Robba Festival batte nel backstage

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Ph. Melissa Fontana

Questa qui sopra è l’immagine più nitida che ci siamo portati a casa impressa nella retina dopo il Tanta Robba Festival 2019.

Cremona.
Sabato sera.

Decine di magliette arancioni e verdi si stringono sul palco, cantando a squarciagola Maledetta Primavera, ché la sobrietà durante il primo weekend di luglio da cinque anni ad oggi non sappiamo più nemmeno cosa sia.

Io, Gabriele e Melissa stiamo lì sotto al palco a guardarli, in piedi sull’erba, senza riuscire a credere che senza quei ragazzi che ora si stanno abbracciando di fronte a noi, non ci sarebbe nessun palco, nessun artista, nessun Tanta Robba Festival.

Quei ragazzi sono gli Amici di Robi, l’associazione che ogni anno rende possibile tutto questo. Ma sono anche “gli amici di Robi” nel senso letterale del termine, perché che l’abbiano conosciuto davvero o soltanto attraverso i racconti, tutti coloro che indossano quella maglietta fanno parte del mondo di affetti di Robi, che fisicamente ha lasciato un vuoto enorme nel cuore di Cremona ormai undici anni fa ma che spiritualmente riesce ancora ogni anno ad avvicinare centinaia, forse migliaia, di giovani cremonesi.

Con il tempo, gli Amici di Robi sono cresciuti, di età e di numero, e ne hanno portato avanti i valori – l’amicizia, prima tra tutti – e le passioni – tra cui il basket e la musica. Sono nati così il torneo di basket Classics’ Streetball Memorial Robi Telli e il weekend di musica Tanta Robba Festival, entrambi eventi ormai conosciuti in tutta Italia.

Noi di SALT quando si tratta di basket – credeteci sulla parola – facciamo scena muta. Letteralmente.

Mentre di musica millantiamo quel poco di conoscenza in più, apparentemente sufficiente per essere nominati media partner del Festival per il secondo anno di fila. [fi-ga-ta!]

Un anno fa abbiamo provato a raccontarvi la storia del Tanta Robba e degli Amici di Robi.
Quest’anno, invece, vogliamo portarvi con noi dietro le quinte, svelandovi il vero motore di questo evento, di questa festa, di questa rivoluzione per Cremona.

Per me è l’evento degli eventi. E’ l’evento in cui chiunque può trovare tutto quello che cerca. Qualcosa che fa al caso suo. Da mia mamma a me stessa ai miei amici che hanno vari gusti musicali, vari modi e stili di vita, e varie cose che apprezzano, e a cui piace fare diverse cose
dice Giorgia Dragoni, volontaria addetta al backstage. Ha il tono entusiasta e un sorrriso stampato, mentre ci aiuta a fare casting tra i volontari con una carica travolgente.

Ecco, lei è una di quelle magliette della prima foto.

Quelle magliette sono loro. I volontari del Festival. La sua anima.

Ed è attraverso i loro volti, le loro storie e le loro impressioni che vogliamo provare a raccontarvi tutto questo. E a volte, sì, lo ammettiamo, ci si è un po’ annebbiata la vista ascoltando le loro risposte, maledetti sentimentali.

Durante queste quattro serate gli abbiamo chiesto che cos’è questo Tanta Robba.

E, soprattutto, cos’è che li spinge a lavorare (tanto!) (e gratis!) (tanto!) (e gratis!) (tanto!) (e gratis!) per quattro serate quando potrebbero tranquillamente stare dall’altra parte del palco a godersi lo spettacolo?

Certo, non pagano il biglietto e si ascoltano i concerti gratis, voi direte.
Eh no, cari amici, NESSUNO paga il biglietto al Tanta Robba Festival. E’ gratuito. Per tutti.
Volontari o meno.
E lo è grazie al fatto che tutto l’anno gli amici di Robi e i volontari lavorano per poterlo mantenere tale, tra autofinanziamento (che copre circa il 75% dei costi), sponsorizzazioni, bandi di concorso e accordi comunali e regionali.

Ma allora dov’è il segreto?

 Per me il TRF oltre ad essere una famiglia, è un po’ un riscatto perché è un modo per far vedere come siamo, che ci siamo e che siamo fatti così. Perché è facile dire che il mondo è difficile, la vita è brutta, i giovani fanno schifo… no! I giovani siamo noi e noi facciamo questo!” dice Paola Tartanella (backstage e hospitality), rimasta con un filo di voce a forza di parlare con artisti e tour manager.

Backstage Tanta Robba Festival
Bar del backstage – Diapositiva esaustiva (Ph. Melissa Fontana)

Ecco, immaginateveli tutti quanti al Parco Po a gestire 10.000 persone a serata.
Per quattro serate di fila, iniziando alle 11 di mattina (certo, il Festival inizia alle 19:00, ma qualcuno dovrà pur prepararlo…) fino alle 4 o alle 5 o non vogliamo sapere a che ora del giorno dopo.

Il TRF per me è quasi come casa. Dico quasi perché sono qua da 4 giorni e non sono mai andato a casa. E’ vero eh. Sono entrato nell’ottica che questo posto è talmente accogliente, ci son talmente persone disposte a passare un momento magico con te che ti fanno sentire comunque a casa. Il Tanta Robba è questo”. Lui è Ayoub Nfaoui, volontario che si muove tra palchi ed artisti. Una testona di ricci afro, il sorriso e la battuta prontissimi.

Chi non è nel backstage è in uno dei tanti bar a spillare birre o in cucina a preparare i panini, è all’ingresso per dare indicazioni o in cambusa ad occuparsi dei rifornimenti, è corso in città per recuperare altri pass o al telefono con i tour manager degli artisti.
Ci sono volontari ovunque.

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Sono un formicaio. Arancione. A volte verde per distinguere chi si occupa degli artisti.
Sono un formicaio organizzatissimo, sorridente, fremente.

E come in ogni formicaio che si rispetti,  c’è posto per chiunque abbia voglia di lavorare sodo: amici di una vita, nuove reclute, perfetti sconosciuti, c’è spazio per tutti e per tutte le età, si va da Chris, 2 anni e 2000 riccioli biondi in testa, fino a tuttiimenogiovanidiChris.

Abbiamo conosciuto molti di loro. Purtroppo non tutti. Perché probabilmente nessuno sa quanti siano davvero. Ma non c’è uno solo di questi incontri che non ci abbia fatto pensare a quanto sale della vita ci sia in tutto questo voler fare, e fare bene.

Così vi lasciamo con le loro parole, scusandoci con chi non siamo riusciti a incontrare.
Ma ci stiamo già preparando per tornare, per continuare a raccontare questa cosa in fondo un po’ magica che hanno creato.

I motivi per cui sono volontaria al Festival sono due. Il primo è che amo tantissimo la mia città e quindi essere qua mi permette di fare qualcosa di utile per renderla migliore, di offrire qualcosa che anche per gli altri possa essere un bel momento e un evento memorabile. Il secondo è che penso vi siate accorti che questa è una grande famiglia e che essere in mezzo a questo gruppo di volontari probabilmente dà talmente tanto a livello emotivo, che lo sforzo, tutto quello che si fa in questi giorni – le corse incredibili, il sudore, la stanchezza – viene completamente ripagato e, anzi, è molto di più”
Giorgia Dragoni, volontaria backstage e hospitality

Secondo me la soddisfazione che provi nel momento in cui vedi un artista contento che si sente a casa sua, si sente accolto, e ti ringrazia per quello che stai facendo è impagabile. Non c’è niente di meglio che a fine serata gli artisti ti ringraziano, i giorni successivi ti scrivono, ringraziandoti per l’accoglienza che hanno ricevuto, per il modo in cui sono stati trattati e fanno anche molti paragoni con gli altri festival. E i complimenti soprattutto quando scoprono che siamo volontari sono sempre bellissimi. Noi non siamo professionisti ma riceviamo tanti complimenti e paragoni rispetto a chi lo fa di mestiere”
Paola Tartamella, volontaria backstage e hospitality

Franco 126 stanza singola
Franco 126 al TRF 2019

Per me il TRF è una famiglia. Una famiglia che vuole offrire a tutta la gente che viene una delle esperienze migliori della loro vita, trasformandola in passione, bene, bellezza, e tutti i volontari lo dimostrano facendo il loro meglio gratuitamente e magari 20 ore al giorno”
Andrea Omodei, volontario backstage e hospitality

Per me il Tanta Robba è famiglia. Sono una delle organizzatrici e da sempre ho dato una mano, ho contribuito a creare questa cosa. Dall’inizio. L’ho vista crescere, quando ancora si pensava che fosse un obiettivo lontanissimo e si andava agli altri, di festival, sognando che questa cosa potesse esserci anche a Cremona e alla fine, piano piano, senza aspettarcelo è successo. Sicuramente goderselo dall’altra parte deve essere molto bello. Non te lo so dire perché non l’ho mai fatto! Ma non riuscirei a farlo. Nel senso che stare da questa parte… è di qua che me lo vivo fino in fondo. Perché sono di qua le persone con le quali voglio condividere questa esperienza. E non riuscirei a venire qui senza dare una mano. Sarebbe impossibile per me”
Elisa Poli, volontaria backstage e bar. La voce tra il commosso e l’esaltato.

“Lavoro gratuitamente? Tra virgolette! Non prendo soldi ma vado a casa con un bagaglio di amicizia magico. Magico perché tutte le volte che passo del tempo con questi ragazzi qualcosa imparo non solo a livello di lavori e non lavori, ma anche esperienze passate che molto probabilmente vorremmo riproporre. Io queste esperienze voglio riviverle”
Ayoub Nfaoui, volontario ai palchi.

Volontari Tanta Robba Festival
Ph. Melissa Fontana

Il TRF è una festa per tutti senza discriminazioni di età. E’ una festa. La possibilità per tutti di godersi uno spazio e dei contenuti tra i più vari in assoluto, per famiglie, per ragazzi, per meno giovani, per tutti. Io sono volontario al Festival perché vorrei che qualcuno lo facesse per me”
Marco Uva, volontario cambusa e ordini

Il TRF è una festa che la società, i ragazzi e le famiglie di Cremona si meritano e quindi è giusto regalare questa esperienza a tutti. Perché è una bella esperienza. Stiamo tra amici. E’ una grande famiglia e ci divertiamo. Ed è giusto che i ragazzi di Cremona abbiano questa opportunità che altrimenti in altre città non ci sarebbe. E’ completamente gratuita, ci sono i due palchi, è un festival enorme, ed è giusto che i cittadini e i ragazzi di Cremona possano usufruire di questo servizio”
Luca Bellagamba, volontario “rifornisco-tutti-i-bar” [ci piaceva così]

Il TRF per me è un universo di persone che si vogliono bene e che condividono delle passioni e vogliono che per tutti ci sia un momento di aggregazione e di festa in una città che è un po’ morta e invece ha tanto da dare. Ti dà un’energia che poche altre cose possono dare. Si sta insieme, si condividono esperienze, ci si conosce, si ascolta musica, ci si diverte a 360°. Poche altre cose possono dare emozioni così importanti. E poi fa comunità. E’ una grande famiglia”
Ettore Carotti, volontario alla sua prima edizione, spillatore di birra.

Il TRF per me sono tantissime cose. Prima di tutto l’occasione più bella per fare qualcosa di fighissimo insieme agli amici vecchi e nuovi. Stare dall’altra parte, però, non sarebbe assolutamente la stessa cosa. Io sono parte degli amici di Roby da sempre perché Roby era un mio amico quindi devo stare da questa parte. Anche se avendo un figlio mi devo organizzare ma viverlo da questa parte è assolutamente indispensabile”
Daniela Maccagnola, volontaria backstage bar.

Il TRF per me è un mezzo per arrivare a un fine. E’ un mezzo per arrivare a un ricordo di un amico. E’ un mezzo per stare con gli amici e conoscere nuove persone. Fare il volontario vuol dire anche avere a che fare con le persone che ti chiedono una birra o un cocktail, che ascoltano un concerto, tu fai un servizio per loro e cerchi in loro un sorriso che paga più di mille cose”
Pietro Ginevra “Gine”, volontario di tutto e di più.

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“Secondo me è il TRF è un luogo dove le persone devono stare bene. E’ un luogo di aggregazione, se bisogna farla in maniera precisa. Poi ha mille connotati… Principalmente la mia idea di aggregazione è quella di poter essere legati in un contesto facendo cose tutti assieme verso un obiettivo. Che poi sia: far sì che questa cosa funzioni, oppure dobbiamo ubriacarci in maniera furente tutti assieme… cambia poco. Anche perché tanto si ubriacano tutti anche lavorando! 🙂 E’ un posto dove ci si possa andare volentieri anche senza una reale motivazione: giusto perché so che qualcosa lo posso trovare, so che ho un’occasione per fare qualcosa. Che voglia dire trovare persone, sedermi, chiacchierare, conoscerne altre, abbracciarne altre, generare aggregazione in qualche modo”
Federico Medagliani, Presidente degli Amici di Robi. Continua:

“…mi piace che le persone sorridano. E’ forse la cosa che mi appaga di più. Poi un po’ l’intraprendenza, un po’ una predisposizione a non accontentarmi delle cose, cercare di far sì che tutti possano avere qualcosa di sempre migliore. Facendo un passo indietro: non era così scontato che una cosa del genere a Cremona funzionasse. Avrò visto miliardi di concerti in vita mia, i miei amici pure, gli altri che hanno cominciato con me, e abbiamo detto: proviamo a vedere se questa cosa qua può funzionare. Ma perché piaceva a noi. Il punto di svolta grossissimo è stato quando abbiamo cominciato a girare per festival in Europa. Abbiamo scoperto un senso di libertà.
La cosa che secondo me è anche uno dei piccoli segreti nostri…”

[si interrompe perché suo figlio Christopher – anni D U E – sta cambiando le manopole delle birre e salta la spillatrice di birre].

Eh, tra un paio d’anni comanda lui. L’anno prossimo è sicuro già più alto di Gnappo”.

 

“Il TRF per me è condivisione: Mi spiego.. essere artefice e fare parte di ciò mi rende estremamente felice perché stiamo creando, anzi abbiamo creato, qualcosa di unico per il contesto il cui siamo ovvero CREMONA. Niente di tutto ciò è paragonabile a ciò che facciamo, non per ego, ma per dati di fatto oggettivi: come un gruppo di amici si sia messo in gioco per hobby a regalare il proprio tempo libero di un anno intero per organizzare e gestire al meglio un evento gratuito di rilievo nazionale non credo che ci siano molti che possano dire di aver fatto ciò. Ecco io insieme ad altri posso dirlo e posso esserne orgoglioso. A stare qui mi spinge il fatto che le stesse persone con cui organizzo il festival sono le stesse con cui esco per una birra, una cena, vado in vacanza o mi confronto quotidianamente, quindi in altre parole sono i miei Amici. Non potrei mai pensare di essere dall’altro lato e non al loro fianco a faticare e condividere gioie e dolori di organizzare un festival musicale da 40000 persone in 4 giorni completamente gratuito”
Nicolas Fioretti, detto Gnappo, volontario all-year-long.



“Il TRF per me è più di un festival musicale. Per me è importante che sia una figata. Il plus è che siamo amici. Lavoriamo bene insieme. Sempre con il sorriso ma anche con una sorprendente dove di professionalità. La cosa che mi piace molto è che il festival sia vario e sia per chi lo fruisce un’esperienza positiva. Quando va via gli deve mancare e deve mantenere un bel ricordo in attesa della prossima edizione. In una parola deve emozionare. E’ vero che qualche volta ti perdi l’artista o il cabarettista perché ti stai occupando di qualche cazzo da risolvere, però penso sia divertente vivere questa esperienza da dentro. Sono molto contento che alcuni miei alunni siano diventati volontari e che la vivano con grande entusiasmo”
Andrea Medagliani, volontario da sempre.

“Il TRF è il figlio che vedi nascere e crescere. E diventare adulto. Forse sono troppo coinvolta per darvi un’opinione realistica. Perché si sa che l’occhio del padrone ingrassa la vacca ;). Tutte le pratiche amministrative le ho poste in essere io, errando e rifacendole fino a quando non venivano accettate. Sento come se avessi cresciuto un figlio e da questo, ovviamente, il mare di emozioni che ne scaturisce è infinito ed indescrivibile”
Paolina Papi, detta Paolina, volontaria al backoffice da sempre.

E poi c’è pure lui. Christopher Medagliani. Anni 2. Volontario dalla 4° edizione (non per propria volontà, ma perché durante le prime 3 era nell’iper uranio)

Al festival faccio le coccole alla mamma.
Questa festa mi piace tanto perché è gigantissima e mi piace.
Ho tre anni. Quasi tre”

La mattina appena dopo il Festival, sulla pagina di Facebook degli Amici di Robi si leggeva questa frase:

“Forse Cremona non è mai stata così bella come ieri sera”.

Quanto è vero.

 

 

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