I Power Rangers e la sospensione dell’incredulità

I Power Rangers e la sospensione dell’incredulità

Anche loro faticano a capire come funzioni il film

Quando nella prima metà degli oscuri anni novanta, approdò sulla nostra Terra, proveniente da un pianeta lontano lontano, il format dei Power Rangers, non eravamo pronti. Venivamo da un epoca in cui i robot giapponesi avevano spadroneggiato nel mondo dell’intrattenimento giovanile; da un’educazione sentimentale dove NULLA poteva battere i dinosauri. E poi arrivarono loro, a ribaltare tutto. Con un format che univa il teenage movie americano che avrebbe impazzato da lì a pochi anni (compresa quella fucina di clamorose zozze che è Disney Channel), all’azione nipponica (buffa quanto improbabile). E che creava qualcosa capace di superare addirittura la nostra passione per i dinosauri, con la summa degli amori infantili della mia generazione. Dinosauri robot (molto prima di Micheal Bay e dei Transformers, tanto per capirci).

Non serve neppure ricordare la valanga di gadget e di merchandise e la ghettizzazione sociale che veniva messa in atto contro coloro che non dimostravano la nostra stessa, smodata, passione. Le scuole elementari possono essere crudeli. Soprattutto se arrivi tardi e per carnevale trovi solo il costume del Power Ranger Nero. From da ghetto.

Ma voi siete troppo giovani, che cazzo volete capirne? Sigla!

Le puntate erano tutte, invariabilmente, identiche fra di loro e seguivano grossomodo il seguente schema: vita quotidiana con problema quotidiano + alieno cattivissimo che colpisce la terra, che in qualche maniera ricorda il problema quotidiano + prima battaglia + alieno più grosso + seconda battaglia e robot giganti + risoluzione del problema quotidiano – risata finale.

Li sentivamo del tutto vicini a noi, perché le sezioni “umane” e non in costume, erano appositamente girate (per quelle in costume vennero usati gli originali nipponici). E anche quando si trasformavano in tutine di lycra colorate ed iniziavano a mulinare improbabile e difficilissimi colpi ad inermi nemici, per noi rimanevano assolutamente credibili. Perché eravamo in grado di sospendere la nostra capacità critica, anche di fronte a dei problemi tecnici e di effetti speciali notevoli (quel gusto vintage del robot gigante che distrugge la città, fatto tutto con grossi plastici di cartone, che fa tanto Godzilla).

Inutile e dispendiosa mossa. Con coreografia finale.
Inutile e dispendiosa mossa. Con coreografia finale.

E poi hanno deciso di rifare un film sui Power Rangers nel 2017. Il progetto, anzi, è molto più ambizioso di così, e si prospetta di attualizzare un format di 20 anni fa, rendendolo fruibile alle giovani menti moderne. Il regista Dean Israelite, peraltro, raggiunge l’obiettivo nel migliore dei modi. Senza guizzi di genio, ma con la sicurezza e la capacità del mestierante navigato. I nuovi Power Rangers sono ragazzi normali, con tutta una serie di problematiche tipicamente adolescenziali (adatte agli anni 2010, così come i primi erano adatti agli anni ’90). Come allora, la questione razziale è affrontata senza pregiudizi, ma con addirittura una maggiore accortezza al politicamente corretto: negli anni ’90, infatti, nessuno si lamentava se al nerd di colore veniva affidata l’armatura nera ed alla cinesina esperta in arti marziali quella gialla; al giorno d’oggi stormi di benpensanti impazzirebbero per tale “segregazione”. Basta, però, scambiare i colori fra i personaggi e tutto si risolve, a dimostrare quanto l’argomentazione fosse valida. C’è perfino il ranger di origine sudamericana ed il nerd, oramai sdoganato da anni di Big Bang Theory e occhiali finti, ormai dichiara apertamente di fare parte dello spettro (autistico).

La lezione Marvel, poi, è appresa alla perfezione. La creazione dei personaggi e la loro interazioni occupata quasi due terzi del film; il nemico è poco interessante e nel complesso svolge solo un ruolo marginale. Non è necessariamente un problema, in quanto la prima parte (quella umana) funziona piuttosto bene. E neppure la seconda parte è così male: epurati dalle coreografie, dal tipico attacco in salto dei classici Power Rangers e delle tutine in lycra, rimane il gusto un po’ cazzone per le mosse inutilmente complicate ed i tamarrissimi robot giganti. I buchi di trama sono molteplici, ma in numero comunque inferiore ad un qualunque Iron Man 2, e mi sento sufficientemente benevolo nei loro confronti.

Il salto a gamba larga è il vero marchio di fabbrica dei PR
Il salto a gamba larga è il vero marchio di fabbrica dei PR

E quindi mi aspetterei un buon riscontro di pubblico e dei sequel, come la marveliana sequenza post crediti farebbe pensare, giusto? No, purtroppo no. Ed è un peccato, perché non si tratta di un film brutto, che meriterebbe dunque una possibilità, a fronte di tutta la merda che siamo contenti di mangiare se a targa Marvel. Perché la Marvel ha creato il suo universo in 10 anni di durissimo lavoro e ci ha abituati talmente tanto tramite un continuo bombardamento mediatico, che oggi può permettersi di darci in pasto qualunque cosa, compreso Ant Man (sic!). Ai Power Rangers manca innanzitutto la fidelizzazione, che solo qualche nostalgico come me può avere. Una campagna pubblicitaria folle (che non è stata fatta in alcun modo) avrebbe potuto, forse, almeno in parte, rimediare a questo punto.

Manca inoltre in giusto pubblico, capace di sospendere la propria incredulità. Il pubblico di oggi è molto allenato ed esigente, e, benché confezionata discretamente, la seconda parte del film (quella coi Rangers ed i robot) rischia costantemente di cadere in una vallata di sensazioni negative. Perché i tempi, purtroppo, sono cambiati e mostri alieni che cercano l’oro o giganti robot goffi non sono più particolarmente stimolanti. Siamo abituati a intelligenze artificiali frignone (mi leggi, Ultron?) e umanoidi, ad alieni vendicativi e divoramondi. Non sono più gli anni novanta (piango), e anche Ambra Angiolini non è più minorenne. I bambini non apprezzano più i dinosauri robot; il format non è sufficientemente adulto (o non lo si è voluto far diventare tale) per un pubblico al di sopra dei vent’anni; e gli adolescenti che ne sarebbero i giusti destinatari hanno diametralmente altri gusti. Basti pensare all’età media degli eroi Marvel. Forse, dunque, è impossibile attualizzare i Power Rangers, nonostante questo film lo abbia fatto nella migliore maniera possibile.

Nessun bambino quest’anno si travestirà da Power Ranger. Solo i nostalgici come me, forse, gli daranno un po’ di peso. Peccato.

"Sospensione dell'incredulità". Lycra su tela, 2017
“Sospensione dell’incredulità”. Lycra su tela, 2017

SIMILAR ARTICLES

NO COMMENTS

Leave a Reply