I Clowns From Other Space e Kavafis

I Clowns From Other Space e Kavafis

by -
0 1806

Il quintetto abruzzese accarezza i Radiohead di vent'anni fa

Succede che esci un sabato sera a caso, e ti ritrovi tra un teatro ed un locale di quelli familiari, quelli in cui la musica è sempre quella giusta al momento giusto e l’ultima birra non è mai l’ultima: in una piccola stradina del centro, chiusa per lavori, in mezzo alla polvere e alle transenne, ho incontrato i Clowns From Other Space.

Tra la piccola ma attenta folla che li seguiva, e qualche antifurto che hanno fatto (in)volontariamente scattare, i cinque ragazzi hanno eseguito il loro album d’esordio, Zeng, trascinando l’ascoltatore in un mondo a parte, tutto loro. Era come se avessero aperto una porta nella loro intimità, per farci entrare tutti. Zeng è una sorta di viaggio onirico, in cui il percorso del quintetto potrebbe sembrare al primo impatto in balìa della confusione. Non c’è nessuna meta, nessun obiettivo finale: la potenza del disco, il messaggio ultimo, è un sogno lungo 36 minuti. È il viaggio stesso ad essere la meta, lo stesso viaggio di cui parlava Kavafis nei suoi versi – ecco, se dovessi consigliarvi una poesia da leggere con i Clowns in sottofondo, non ne troverei una più azzeccata di Itaca.

– Avete qualcosa dei Radiohead
– (sorrisi giganti) Eh, è quello che dicono

Hanno in effetti un retrogusto Radiohead, ed è difficile non vederlo, non sentirlo, come è difficile fare quello che fanno loro: portare sulle spalle un paragone del genere senza cadere nella banalità dell’imitazione. Reggono il confronto con Yorke e soci e rimangono fedeli a loro stessi, senza scimmiottare o forzare la mano. Camminano su un filo sottilissimo, a tratti fragile, che li tiene sospesi tra i Radiohead di vent’anni fa, e il Damon Albarn di Beetlebum, e non accennano a cedimenti, non perdono l’equilibrio.

Tra brani eseguiti in punta di piedi (Verve) e ad altri tirati fuori a mani nude dallo stomaco (How To Become A Fool), la voce del gruppo, Cesare Di Flaviano, regala a sorpresa una bellissima cover di Between The Bars di Elliott Smith. Impossibile non ascoltarla in religioso silenzio.

Anche tu puoi sostenere SALT! Negli articoli dove viene mostrato un link a un prodotto Amazon, in qualità di Affiliati Amazon riceviamo un piccolo guadagno per qualsiasi acquisto generato dopo il click sul link (questo non comporterà alcun sovrapprezzo). Grazie!

SIMILAR ARTICLES

NO COMMENTS

Leave a Reply