I 5 laghi delle Dolomiti da vedere prima che Instagram ve li...

I 5 laghi delle Dolomiti da vedere prima che Instagram ve li porti via

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Lago di Carezza

Al cospetto delle Dolomiti sono molti i laghi già meta di orde di turisti ma sono pochi a rivaleggiare con il famoso lago di Braies. Ce ne sono altri, invece, che ancora aspettano di essere scoperti.

Se avete un profilo Instagram vi sarà sicuramente capitato di trovarvi di fronte alle foto di un  lago alle pendici delle montagne, con una baita e un molo pittoresco, geotag: Lago di Braies / Pragser Wildsee, hashtag: #dolomites. Negli ultimi tre anni il già frequentatissimo lago sito in Alta Pusteria, ha avuto una crescita di visite dopo che i feed di Instagram di tutta Italia sono stati invasi da post che lo ritraggono. Raggiungerlo è semplicissimo: non è necessario essere allenati, né sono obbligatorie scarpe da montagna. Inoltre i colori del lago e i picchi che lo circondano sono talmente belli da far sembrare una foto con smartphone il frutto del lavoro di un professionista. Metteteci un filtro e il gioco è fatto. In poche parole: uno dei posti più belli delle Alpi da raggiungere senza il minimo sforzo, code sull’A22 escluse, e se i tuoi followers non sono già stati tartassati da decine di foto identiche a questa ti becchi pure una marea di likes.

La febbre da Lago di Braies però ha contribuito in parte a rovinare l’esperienza di trovarsi immersi in questo parco naturale: andarci in estate significa dover affrontare una moltitudine di turisti e se cercavate il Wildsee promesso dal suo nome tedesco rimarrete in parte delusi.

Se ne avete la possibilità visitatelo in autunno e se volete camminarci sopra andateci in inverno. Se invece volete vedere laghi altrettanto belli – e anche di più –  senza rinunciare all’hashtag #dolomites sappiate che i cosiddetti Monti Pallidi offrono diversi specchi d’acqua, più o meno facili da raggiungere, che valgono la pena di essere fotografati. Alcuni sono già famosissimi ma il popolo di Instagram non li ha ancora resi dei posti di culto, altri sono ancora custoditi lassù in vicino alle cime più alte, al sicuro dalle masse.

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  1. Lago di Carezza, il rivale principale

Situato in alta Val d’Ega, è famoso quanto il Lago di Braies ma sui social pare non aver ancora avuto lo stesso successo. I colori sono simili ma vertono sul verde scuro, l’effetto specchio è anche più intenso di quello del suo rivale, è più piccolo ma le cime che vi si riflettono sono oggettivamente più scenografiche.: il gruppo del Latemar con le sue guglie forma una cornice unica.

  1. Lago di Pisciadù, una perla nel grigio

Non lasciatevi ingannare dal nome. In Ladino Pisciadù significa cascata, e dà il nome a una cima del mastodontico Gruppo del Sella. In un paesaggio da cerchio infernale, tra “ruine” e “roccia discoscesa, ch’alcuna via darebbe a chi più su fosse”, sopravvive come un’oasi in un deserto di pietre un lago glaciale nei pressi dell’omonimo rifugio, raggiungibile dal Passo Gardena tramite sentiero attrezzato per una lunga salita (dimenticatevi gli agi di Braies e Carezza) o dalla stazione a monte del Sass Pordoi tramite una discesa mediamente impegnativa. Qui le scarpe da tennis sono vietate, per il bene delle vostre caviglie più che altro.

I colori del lago variano da un azzurro lattiginoso a un purissimo turchese a seconda del meteo. La sua posizione sul limitare di un altopiano che termina nel vuoto dà l’impressione di trovarsi da qualche parte nei pressi della fine del mondo.

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  1. Lago di Sorapiss, azzurro allo stato puro

Forse lo avrete già visto sui social; lo riconoscete perché sembra un lago finto, verniciato a immagine delle foto di Nettuno o Urano sui sussidiari di scienze. Il lago di Sorapiss è già stato meta di alcuni travel blogger che lo stanno rendendo celebre da circa un anno, preferito in luogo del Lago di Braies per il suo colore unico, quasi surreale e soprattutto perché è meno mainstream. Si tratta di un lago di origine glaciale nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, immerso in un paesaggio di arbusti d’alta quota. Ciò che è davvero impressionante è il contrasto cromatico tra l’azzurro vivo dell’acqua e il verde che lo circonda, sotto la pallida vetta acuminata del Sorapiss. Il suo destino di erede del Lago di Braies è già segnato e i filtri non sono necessari.

  1. Lago di Tovel, il lago di sangue

Posto alla fine della stretta valle omonima che a partire dalla Val di Non serpeggia fino alle viscere delle Dolomiti del Brenta, il Lago di Tovel è considerato uno dei più bei laghi delle Dolomiti. L’acqua cristallina è caratterizzata da una serie di sfumature tra il verde e il turchese, rendendola simile a quella di un mare caraibico. Contribuiscono a questa idea di paradiso marino tra le Alpi delle piccole aree in cui la foresta lascia spazio a spiagge di sabbia finissima.

Ma la principale caratteristica di questo zaffiro delle Alpi è andata perduta nel 1964. Prima di questa data infatti il Lago di Tovel in estate si colorava di un rosso accesso grazie all’alga chiamata Tovellia sanguinea, scomparsa per motivi che sono ancora oggetto di studi. Se Instagram fosse esistito all’epoca del Lago Rosso, il Lago di Braies non avrebbe potuto far altro che accettare il secondo posto.

Il Lago di Tovel

 

  1. Lech dl Dragon, how to find your dragon

Dai poggi erbosi del Passo Gardena si può prendere un sentiero che, dal numero che lo identifica, lascia intuire il paesaggio che gli fa da cornice, sarà una catabasi verso l’alto: il sentiero n.666 sale ripidamente lungo l’angusta Val Setus per gli anfratti che percorrono il Gruppo del Sella fino a uno dei molti altopiani di roccia dolomitica.

Proseguendo lungo un paesaggio lunare, a metà tra Mordor e il deserto dei Tartari, ci si imbatte in questo lago sconosciuto alle masse. Blocchi di ghiaccio strapiombanti fanno da cornice a un’iride opaca di acqua nata dalle nevi: il Lech dl Dragon, il lago del drago.

La sua posizione, come anche la sua dimensione, muta negli anni, essendo dipendente da un ghiacciaio custodito al di sotto delle rocce che ora si ritira e ora riemerge.

La leggenda che circonda il suo nome non è seconda all’atmosfera sospesa e desolata che aleggia sul lago: una vecchia storia ladina racconta di un drago che dormiva nel lago che usciva solo per contemplare la luna piena.

Il Lech dl Dragon è una delle perle nascoste più belle delle Dolomiti: non avrà il molo di Braies né la sua comodità, però almeno sarete tra i primi a fotografarlo, sempre che non decidiate di tenervelo per voi e che quel giorno il lago decida di farsi trovare.

 

Gabriele Bordogna

 

Lago di Dragon
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