Epifanie che rendono Cremona un posto speciale

Epifanie che rendono Cremona un posto speciale

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Cremona, in autunno, non è un posto per meteoropatici.
Sarà per la vecchia nebbia che riempie le strade, nasconde i campanili e fa sembrare tutti un po’ più soli. Oppure è per l’umido, che noi incolpiamo di ogni fastidio climatico, mentre ci rintaniamo in qualche osteria per scaldarci le ossa e l’anima con vino o fagiolini con le cotiche.
Qui non si vedono monti, se non nelle giornate particolarmente terse, nessun mare all’orizzonte, solo il tipico panorama della bassa dove un tempo gli uomini giravano in tabarro e bicicletta mentre ora si affannano nelle cose della gente moderna.

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I marubini

Chi è nato a Cremona non dimentica mai che ci sono luoghi più esotici dove vivere o città meno provinciali dove cercar fortuna. Accadono, però, piccole e brevi epifanie che rendono questa grassa e sonnolenta città un posto speciale, un luogo dove stare o dove tornare, non desiderando altro che una piatto di marubini e una coltre di nebbia per sparire nel nulla, da qualche parte tra il Battistero e Via Solferino.

A Cremona è bello vagabondare sbirciando nei cortili nascosti della case signorili e imboccare i vicoli stretti dove i negozi e le pasticcerie lasciano posto alle botteghe dei liutai. È bello attraversare piazza Duomo, sotto lo sguardo vigile dei leoni di marmo, e sentirsi sopraffatti del Torrazzo, la cui altezza è vanto per tutti i cremonesi, convinti che davvero in Europa non ci siano torri campanarie così alte.

 

Credits: InLombardia.it

È bello, il sabato, andare al mercato, vagando distrattamente in mezzo alle bancarelle di intimo e di pollo allo spiedo mentre la piazza è un’infinita distesa di fiori, piante grasse e biciclette.
È sempre così luminoso alla mattina corso Campi, se lo si attraversa in bicicletta cercando quaderni, calze, rossetti e libri, spesso in quest’ordine, tra il viavai di liceali in ritardo e sciure impellicciate con i cani. Da lì è difficile non proseguire giù fino all’incrocio con corso Garibaldi pedalando fra negozi di vestiti, frutta e verdura fino a Palazzo Cittanova, che osserva silenzioso tutta la via.

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È bello la domenica unirsi alla passeggiata di famiglie, coppie e ciclisti che percorrono l’argine del Po, il Grande fiume così vicino e allo stesso tempo così lontano da Cremona e guardare i canoisti aspettando un tramonto arancione che inciampa tra le schiume bianche e i mulinelli.
In città, ogni week end le vie e le gallerie si popolano di mercati dedicati all’antiquariato, al libro, all’handmade, alle piante e al cibo. In ogni stagione, nelle piazze e nelle antiche porte di Cremona, trovano spazio festival dedicati alla musica, all’editoria e alla birra. Le mostre risvegliano la città partendo dal Museo Civico Ala Ponzone, che ospita oggi le tele del Genovesino, fino al Museo del Violino, tempio per gli strumenti di Stradivari e perfetta cornice per esposizioni annuali che spaziano dagli automi di Janello Torriani alle fotografie di Magnum.
Ogni sera un concerto, la presentazione di un libro o la programmazione dei teatri e dei piccoli cinema cittadini sembrano spingere il freddo e la nebbia un po’ più in là sulla via Mantova e dietro ai vetri appannati di un locale, con una birra in mano, si può stare bene, anche se fuori non è Berlino.

Quando si avvicina il Natale, nei negozi illuminati a festa, va in scena il trionfo dell’abbondanza a suon di mostarde, marubini, salami e cotechini, mentre nelle vetrine appaiono torrone e dolci di ogni sorta, che finiranno tra le sorprese di Santa Lucia, la mattina del 13 dicembre. In questi vicoli, stretti tra le botteghe artigiane, i suoni sono attutiti dalla nebbia ma non è difficile riconoscere la cantilena cremonese, lenta e dalle vocali trascinate, dove le frasi iniziano sempre con un “cat”, a meno che ci sia qualcosa di cui lamentarsi, allora si preferisce sfogarsi con un “ìga” sempre pronunciato come “èeega”.

Quando si fa sera il Torrazzo sorveglia nel cielo di Cremona con le sue luci gialle e poco lontano il campanile di Sant’Abbondio sembra voler sfidare l’altezza del suo vicino più noto e fa bella mostra delle sue campane. Anche piazza Stradivari è illuminata di giallo e i suoi fari si riflettono nei sanpietrini bagnati di una pioggia lungamente attesa, mentre la proiezione in onore di Monteverdi campeggia sul muro di Palazzo del Comune, per festeggiare i 450 anni del grande compositore cremonese.

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È da poco passata la festa del patrono, il 13 Novembre, e la città si è goduta un giorno di ferie in onore di Omobono, santo locale protettore di mercanti, lavoratori tessili e sarti. A metà novembre c’è la Festa del Torrone e prima che la bolgia di turisti e golosi invada ogni vicolo di questo umidissimo angolo della Lombardia, la sera, si può godere in privato di tutta questa umidità con una passeggiata sul Corso deserto, sotto un tetto di luminarie natalizie, sparendo a passi lenti nella nebbia.

 

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