David Bowie, una discussione colta (?)

David Bowie, una discussione colta (?)

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Ieri sera si è spontaneamente sviluppata sul nostro Gruppo Segreto di Facebook una conversazione. Innanzitutto mi piacerebbe che voi immaginaste il nostr Gruppo Segreto come una splendida sala dei bottoni, un incrocio fra la War Room del Dottor Stranamore e il quartier generale del Partito Repubblicano di Springfield. Una cosa così:

Somewhere in between...
Somewhere in between…

Vi riporteremo per intero la conversazione, senza censure né tagli, perché oltre le battute e le frivolezze affronta con intelligenza (?) la teofania dell’unica vera divinità mai scesa in terra, direttamente dallo spazio: sua Maestà il Duca Bianco, David Bowie.

La tenzone ha come protagonisti principali due nostri redattori, di cui sveleremo i nomi senza farci alcun problema. Che si assumano le responsabilità delle loro parole, per Bowie!

Tutto ha inizio così:

 

Ale Pig: E niente, domani esce il nuovo disco del Duca Bianco e noi siamo qui a discutere del film di Checco Zalone. Praticamente Black Star è la cosa più grande del 2016, una sorta di Star Wars musicale. La nuova canzone “Lazarus” è una figata e a breve riceverò il doppio vinile in edizione ultralimitata solo per i donatori di organi (viene valutato in reni). Non so, casomai qualcuno volesse parlarne su SALT. Oppure possiamo parlare di Checcho Zalone, eh. E della differenza fra domanda e offerta nella filosofia di Deleuze. Vedete voi.

Jay Bargiani: Ale, ti giuro David Bowie non ce la faccio. C’ho provato, mi ci sono messo, ma non ce l’ho mai fatta a finire un album (ma manco la seconda canzone). MI ASPETTO UN GRANDE ARTICOLO DA TE. Così magari è la volta buona che riesco a convincermi che ce la posso fare.

AP: TI MERITI CHECCO ZALONE

JB: Sai cosa mi blocca? Che l’ho sempre visto come troppo costruito, troppo studiato, troppe trasformazioni, troppi look. Io sono per i Clash e Iggy Pop, David Bowie non lo posso reggere come concetto. Appunto è un kolossal, come Star Wars, ok, ma senza Joda e coi glitter. Detto questo, mi farebbe davvero piacere leggerne bene con cognizione di causa.

AP: David Bowie è la ragione precipua per cui è nato il glam, l’undergound berlinese, lo stesso Iggy ed un certo tipo di Indie (per darti un idea: ascolta Five Years di Bowie e a seguire Wake Up degli Arcade Fire). Alla fonte di tutto c’è il Duca, è stato lui ad inventare tutto. Con un lustro o un decennio (a seconda dei tempi) prima che le cose accadessero. Ha inventato il concetto stesso di rock star, di divo. È morto sul palco come Ziggy. E si è ritirato dalle scene da oltre un decennio, dannazione a lui.

Gaia Pagliula (out of the blue): CHI CAZZO È JODA

JB: per Jay è Joda (Arrampica gli specchi con stile, NdS)

AP: Così preso dalla discussione sul Duca non mi ero neppure reso conto dell’errore MADORNALE di Bargiani. Se fossi il Capo, saresti licenziato con disonore.

GP: ERETITUDINE

AP:  “Disonore su di te, disonore sulla tua mucca” cit. (un pupazzetto del Duca a chi riconosce la citazione NdS)

Grazie Internet per permettermi di contestualizzare tutto sempre!
Grazie Internet per permettermi di contestualizzare tutto sempre!

JB: Sì ma il secondo Iggy è figlioccio di Bowie, il primo se lo mangia a colazione con le spade di eroina

AP: L’eroina è una invenzione di David Bowie.

JB: Appunto, ha inventato tutto, pure cose che già esistevano. È un farlocco. È un markettaro del cazzo. Anche Lou Reed è un’invenzione di Andy Warhol, però c’era una verità diversa. Ecco davvero vogliamo paragonare il Lou Reed di Warhol con il Lou Reed di Bowie? Un abisso

Cioè, da Bowie a Zalone il passo è breve. Ecco, volevo dirlo, l’ho detto. FLAME A MANNA (Old School Internet, Nds)

AP: Non diciamo eresie. Il mondo ballava i Beatles col caschetto quando Bowie si inventava dal nulla alieni, viaggi interstellari e una mezza dozzina di generi musicali diversi. Se proprio vogliamo trovare dei modelli, puoi citare Lindsay Kemp o Jacques Brel. BTW ha anche dedicato una canzone a Wharol, in Hunky Dory, per la precisione (l’album che inventa il glam).

JB: Ma c’era tutto sto bisogno del glam? io vivevo tranquillo senza. Va bé non avremmo avuto Billy More 20 anni dopo, e me ne sarebbe dispiaciuto, però tutto sommato. Ha rovinato pure i Queen il glam, mica pasta e fagioli.

AP: E dove metti Brian Eno?? E la Berlino anni ’90?? Chi pensi li abbia creati? La Trilogia Berlinese, ovviamente.

Manuela Di Benedetto (out of nowhere): Lou Reed farlocco?! BARGIANI PER ME NON ESISTI, SEI COME BABBO NATALE. #esciidocumenti

JB: No. Brian Eno, no. Mi rifiuto. Non lo accetto. Troppo più forte di Bowie. Ma Lou Reed farlocco mai detto. Bowie farlocco.

MDB: Hai detto che è un’invenzione di Warhol. Su Brian Eno sono d’accordo, genio. Senza contare che va a braccetto con quel folle di Sagmeister (uno dei miei graphic designer preferiti

AP: Ma non scherziamo neanche! Senza la Trilogia Berlinese sarebbe ancora a suonare nei pub del Regno Unito. (vabbè, forse con Taking Tiger Mountain (By Strategy) no, ma era tanto per ribadire il concetto)

Per non parlare della sua folgorante carriera nel cinema! Dov'eravate quando recitava Jareth o The Man Who Fell to Earth? Dove?
Per non parlare della sua folgorante carriera nel cinema! Dov’eravate quando recitava Jareth o The Man Who Fell to Earth? Dove?

JB: Comunque il lascito di Bowie è innegabile e gigantesco, non voglio dire di no. Solo mi piace molto di più quello che ha seminato e diretto, che non quello che ha prodotto direttamente per sé. Lou Reed è stato messo in piedi da Warhol, è storia, non ci posso fare niente. Ma non sposta di una virgola la mia considerazione per lui. Voglio dire, a me mica m’ha cacato di striscio il buon Andy, ci sarà un perché.

MDB: Ah, allora stavi solo a rosica’. E dillo no

AP: Non penserai mica di chiudere un flame con una sparata buonista “il lascito è innegabile”, vero?! ESCI FUORI, CAZZO! TI BRUCIO IL MOTORINO! (Old School Internet part 2, NdS)

JB: Chiaro che no. WARHOL FA LE BANANE, BOWIE LE CIUCCIA.

MDB: “Bowie le sbuccia” sarebbe stato molto più elegante. Più chic.

 

APPLAUSI.

 

Bonus Track: la canzone che chiudeva i concerti di Ziggy, cover di Jacques Brel

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