Daughter | Not To Disappear

Daughter | Not To Disappear

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Non adatto ai deboli di cuore

Il sole è alto, gli uccellini cinguettano, i vaffanculo sono ancora ben riposti nella fondina. Iniziamo la giornata con un po’ di ottimismo, orsù.

Apro Spotify. Toh, è uscito il nuovo album dei Daughter, era ora.

Sto per premere play, quando l’omino nel mio cervello (tutti ne abbiamo uno), prende la parola:

– Ti sembra il caso?
– Perché, scusa?
– Ti ricordi cosa è successo l’ultima volta che hai ascoltato i Daughter?
– Questo è un colpo basso. E poi è il nuovo album, dai. È puro e candido, questa volta andrà tutto bene, è impossibile (…)

 

MERDA. Lo sapevo.

 

Daughter - Not to Disappear FINALSono passati tre anni da If You Leave (preceduto dai due EP), e Not To Disappear cammina sulle impronte lasciate da lui, e prosegue. Lo stile resta fedele a se stesso, senza stravolgimenti – e va bene così, siamo solo al secondo album – tranne in alcune tracce come How, Alone/With You e la catartica No Care, in cui sembra sbocciare qualcosa di nuovo. I testi sono perfetti come sempre, te li senti addosso come il tuo vestito preferito, quello che ti aspetta nell’armadio.

I Daughter sono impegnativi, malinconici e un po’ (tanto) dolorosi, non li ascolti per caso. Siamo onesti: se ti alzi al mattino con la voglia di ascoltarli, sotto sotto sai che qualcosa non va.

Non importa se ti sei svegliato con una paresi facciale spaventosamente simile a quello che potrebbe essere un sorriso, non importa se hai fatto colazione con caffè e gioia di vivere, Elena Tonra sa che stai male. Tu fai finta di niente, te ne dimentichi, ma lei lo sa. E se ti vede a terra lì, disteso, lei prende un bastoncino appuntito e ti punzecchia sulle costole. Così.

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