Cristina Maurelli e “ELLEBì, il bisnonno dell’Umanitaria”

Cristina Maurelli e “ELLEBì, il bisnonno dell’Umanitaria”

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Cristina Maurelli è un’autrice e una regista che da anni scrive spettacoli teatrali, documentari e programmi televisivi. È esperta di comunicazione e Insegna Discipline dello Spettacolo all’Università di Brescia. Propone workshop, conferenze e corsi su creatività, pubblicità e sul fare cinema.

Ad ogni nostro incontro Cristina riesce a stupirmi per la quantità di idee, l’infinita varietà di progetti e la grandissima sensibilità che anima ogni sua iniziativa.

Con l’associazione Liberi Svincoli ha organizzato spettacoli e girato documentari di altissimo livello. L’ultimo è ELLEBì, il bisnonno dell’Umanitaria, un DOC Live show dedicato alla storia del suo bisnonno Lino Burlini, una narrazione di grande intensità che parla di storia, di lavoro, di accoglienza e diritti ricostruendo l’identità di un ramo perduto della famiglia. 

Lascio presentare alla stessa Cristina la storia di ELLEBì nel trailer che segue:

Queste sono le mie due chiacchiere con lei, dopo le due prime tappe del tour a Milano e a Voghera.

Cristina, con il Doc Live Show “ELLEBI’ il Bisnonno dell’Umanitaria” hai fatto un viaggio al ritroso nella storia della tua famiglia. Da dove è nata la necessità di conoscere la vita di Lino Burlini?

Penso che la memoria, anche quella familiare sia importante, che sostanzi quello che siamo e quello che facciamo.

Non sapevo niente, o quasi del mio bisnonno. Poi mia madre, psicoanalista ottantenne, scrive un articolo sul trauma. E in quell’articolo ricorda suo nonno o meglio scrive di non sapere quasi niente di suo nonno, perché un trauma legato al fascismo ha come bloccato la sua memoria. Così dopo settant’anni ho deciso che era venuto il momento di riprenderla quella memoria. Avevo bisogno di capire. All’inizio della ricerca, che mi ha portato in tanti archivi, biblioteche e comuni, non pensavo di andare così lontano. Man mano che trovavo informazioni, che leggevo lettere, articoli e documenti scritti da lui, Ellebì, Lino Burlini, diventava più reale, la sua personalità e la sua storia cominciavano a definirsi e la ricerca diventava più appassionante, quasi una indagine alla Sherlock Holmes. Come racconto nel Doc Live Show, la ricerca storica può essere intrigante come una serie tv…

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La storia del tuo bisnonno si intreccia con quella di Milano, della Società Umanitaria e dell’Italia stessa, quale è stata la scoperta che più ti ha stupita in questo viaggio?

Nel corso della vita del mio bisnonno sono successi molti fatti importanti: due guerre mondiali, il fascismo, la resistenza… Sono state tante le cose che mi hanno colpita. Forse perché non sono una storica e non conoscevo tante vicende. Però credo che gli anni tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, quelli prima della Grande Guerra, siano stati anni incredibili: anni di battaglie per i diritti, per i lavoratori, per le donne, per i bambini. Per un mondo più giusto. E quella generazione ha pagato in prima persona per le proprie idee e per la libertà.

Nella tua precedente esperienza come autrice hai trattato, con l’Associazione Liberi Svincoli, di musica, immigrazione, realtà carcerarie, olocausto e viaggi fino ad arrivare oggi a Ellebì, il Bisnonno dell’Umanitaria. Quale pensi sia il filo che collega tutte queste esperienze di ricerca?

Penso che il tema dei diritti sia trasversale a quasi tutti i miei lavori, insieme a quello della lotta ai pregiudizi e al recupero della memoria. Mi sono occupata di pazienti psichiatrici, madri abbandoniche, violenza sulle donne, tossicodipendenza, vittime e carnefici, del rapporto tra il denaro e i genocidi, di nuove schiavitù, di campi profughi…

Credo però che il mio interesse principale siano le persone. A volte penso che mi piaccia vivere le vite degli altri. Per ritrovare e raccontare, ogni volta, quel qualcosa che ci accomuna, quel qualcosa che, a prescindere dalla propria storia, dalla propria origine, dalla propria cultura, ci unisce e ci identifica come esseri umani. E ci fa sentire meno soli e più vicini, più disponibili ad accettare se stessi e gli altri. E a evolvere, magari. A diventare migliori.

Con Liberi Svincoli hai scelto varie forme espressive, dal teatro alla musica, dai film ai documentari, ai film realizzati in forma partecipativa, con il Doc Live Show sali tu stessa sul palco a raccontare una storia che ti interessa da molto vicino, come è cambiato il tuo modo di raccontare storie in questi anni?

Questo mestiere nasce da un’urgenza. A un certo punto, ti scatta nella testa. Tu devi raccontare quella storia. È più forte di te, degli altri e dei finanziamenti che questo Paese non ti fa mai trovare. Hai bisogno di raccontare e di trovare la forma adatta al tuo storytelling… Diventa una smania: raccontare nella maniera giusta una certa persona, una certa situazione o un fatto storico. Trovare una cifra, una chiave narrativa per far arrivare un’emozione e non solo una informazione. E questa cosa, ce l’hai a vent’anni e anche a cinquanta. Pensavo passasse e invece è come una malattia.

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Ci sono altri progetti in cantiere, al momento?

Da qualche anno stiamo realizzando progetti di video partecipativo secondo il metodo PV CODE e andiamo a insegnare alle comunità e nelle scuole come raccontare con il video la propria storia… e a quanto pare, poi, i nostri “allievi” non riescono più a smettere neanche loro… Tanto che abbiamo creato la PV CODE Academy, una scuola di alta formazione alle tecniche di video partecipativo per educatori, insegnanti e formatori. Dico abbiamo perché collaboro con un gruppo di artisti fantastici, che mi aiutano a migliorare sempre il mio lavoro. Sono il musicista Francesco Pederzani, la produttrice Giorgia Mosca, l’attrice Deborah Morese, l’attore Daniele Crasti, il direttore della fotografia Diego Capelli.

Domanda di rito dalla redazione di SALT, cos’è per te il “sale della vita”?

Il sale della vita è l’allegria, che per me è un mix di ironia e follia surreale. E’ importante non smettere mai di seguire le proprie passioni, avere voglia di scoprire e conoscere, di cambiare. Ma non prendersi mai troppo sul serio. E anche quando si è a contatto con situazioni terribili, con persone disperate… trovare sempre un modo per vedere il lato buono della vita e insieme trovare un modo per sorridere…

Potete seguire l’associazione Liberi Svincoli sul sito www.liberisvincoli.it e Cristina Maurelli sul blog 5050 https://cristinamaurelli.com/

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