Cosa dicono i Coma_Cose quando si accendono le luci

Cosa dicono i Coma_Cose quando si accendono le luci

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Siamo rimasti ad aspettare fino a quando non si sono accese le luci e i bicchieri abbandonati sapevano come ci si sente a essere come diamanti invisibili alla gente. semicit. Ed eccoli, i Coma_Cose, al secolo Fausto e Francesca. Lui del bresciano, lei di Pordenone.

Tradunt: il nome “coma” nascerebbe come una sorta di provocazione, un invito al risveglio da questo particolare momento storico. “cose”, invece, semplicemente stava bene accanto a “coma”.

Colleghi nello stesso negozio, nell’inverno 2016 decidono di unire le loro doti artistiche in un unico progetto.

Situazione: grigliata post concerto nei tendoni dietro il palco del Tanta Robba Festival di Cremona. Clima sciallo andante. Ed è subito chiacchierata informale in salsa SALT, con buona pace del management che ha chiuso un occhio sull’ora (decisamente) tarda. (grazie!).

Superiamo il momento “voi siete qui”, con tutto l’orgoglio di raccontare perché esiste il TantaRobba. E’ la vostra prima volta a Cremona?

Fausto: sapete che in realtà no? Ho già suonato qui anni fa in un posto che non so se c’è ancora… Fico qualcosa?

Noi (in disagiante coro): il Bar del Fico, certo! Melissa ci suona spesso!

Fausto: Ecco, sì, il Bar del Fico! Avevo un progetto che si chiamava Edipo. Ho suonato lì tipo 2 o 3 volte credo. Tra l’altro mi sa che il secondo concerto di Edipo in assoluto lo avevo fatto proprio al bar del Fico. Piccolino ma davvero bello. Credo di avere conservato anche la registrazione!

Da quanto, invece, suonate insieme come Coma_Cose?

Fausto: Il progetto esiste da un anno e mezzo.

Siete soddisfatti del risultato del vostro incontro?

Fausto: Beh si sta andando bene dai! E’ un bel momento. Adesso in realtà stiamo lavorando a testa bassa perché stiamo facendo un sacco di concerti in giro per l’Italia e il tempo che abbiamo oltre i concerti lo dedichiamo a fare i pezzi nuovi! Stiamo scrivendo un sacco di roba.

(Looking forward to hearing from you soon)




Siete tra i gruppi più in vista del vostro genere… Come vedete questo momento per la vostra musica?

Fausto: Credo che sia un momento in cui nel nostro genere si sia riempito un vuoto. Forse siamo andati a occupare un buco. E’ un qualcosa che appartiene anche all’indie ma si mischia un po’ con il rap… Perché, poi, ragazzi, i giovani, adesso, a differenza di anni fa, quando chi ascoltava rap ascoltava solo rap, adesso magari saltano di genere in genere.

Spotify vi ha messo come genere in “graffiti pop”. Vi riconoscete? E soprattutto, cos’è?

Fausto: Io facevo i graffiti da ragazzino quindi va bene così 🙂

Scherzi a parte, diciamo che forse questa definizione riprende un po’ questa cosa trasversale di cui stavamo parlando. Vedi Fra Quintale, Carl Brave, Willy Peyote, ecc… Siamo nell’epoca dell’evoluzione di tutto, generi inclusi. Quindi c’è un cross over….

E comunque:

Io Spotify, tu spotifasti, ma è meglio il vinile (seh)

[“Post Concerto”, Coma_Cose]

Stasera ci siamo fatti una nuova amica, Joan Thiele, che ci ha detto che voi in realtà vi conoscete da un sacco di anni.

Fausto: Certo! Io sono di Salò, lei di Desenzano. Da giovanissima era venuta anche a registrare una cosa con degli amici. Eravamo ragazzini. Ero rimasto impressionato perché me l’avevano presentata tipo: “ah e poi abbiamo portato questa nostra amica per cantare il ritornello”. E appena ha fatto la take davanti al microfono sono rimasto lì tipo…minchia!

Dopo un numero (forse) eccessivo di birre, invece, stavamo riflettendo sulla presenza femminile in questo genere musicale – per puro caso, giuriamo! Francesca, tu fai parte di un gruppo e sei già un’eccezione, però c’è poca presenza femminile nel genere italiano indie… Tu ti riconosci in una sorta di minoranza da questo punto di vista?

Francesca: Va detto che c’è tanto nella fascia meno conosciuta, a livello di ragazze che fanno rap. Però si, effettivamente è un po’ una minoranza perché poi per le ragazze che fanno rap non è facile: se fai la rapper in italiano risulta magari un po’ altisonante… Ecco, quello che facciamo noi è un misto tra le due cose.

Tanto tutto è ciclico (eh)

Ogni mattina si riduce (a)

Una Sarajevo sulle mie tapparelle

Che il sole mitraglia di luce (rattatta)

[“Post Concerto”, Coma_Cose]

Nei vostri temi ricorrono ogni tanto se non spesso i Balcani, la Jugoslavia, Sarajevo… c’è una ragione particolare?

Fausto: Francesca è di Pordenone quindi vicina al confine con l’est Europa. Inevitabilmente il tema l’abbiamo sentito più vicino.

Francesca: Vero. C’è molto dei Balcani nel Friuli. Poi ho tantissimi amici slavi.

Fausto: Dopodiché nella nostra scrittura il tema era entrato un po’ ironizzando. Fino all’anno scorso lavoravamo nella zona industriale di Milano che si chiamava Corsico. E a Corsico comunque d’inverno vi assicuro che sembra di essere là, tra capannoni, cielo… è una zona industriale vintage, i capannoni sono vecchi e sembra di essere fuori dal tempo. Quindi scrivi una roba, guardi il cielo, vedi quello che hai intorno e…ti viene istintivo collegarti a quel mondo là. Ed è subito Jugoslavia.

Ritorniamo con la mente da Milano-grad alla polvere che si alza dal pratone del Tanta Robba Festival. Un tavolo e un divano sgarrupato nel camerino. Io, Francesca e Melissa con Francesca e Fausto. Qualche birra e le grida di chi balla davanti a quelle quinte. E’ una chiacchierata, questa intervista, perché è così che vuole essere questo festival: leggero.

E i Coma_Cose sono entrati perfettamente in questa atmosfera.

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