Corpi altrove | Un Capodanno a Salonicco

Corpi altrove | Un Capodanno a Salonicco

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C’è una lentezza buona nei modi dei tessalonicesi, una benevola calma nella luce che irradia dal cielo di Salonicco, città crogiolo di mondo poggiata sul mare.
A questa città, in cui torno per la terza volta, mi legano due amiche greche, Elena e Maria, i tramonti arancio-rosa sull’Egeo, lunghe giornate cosparse di caffè che non dà spazio allo sbadiglio.

Sono a Salonicco da due giorni e già ho storie da raccontare: Satyros che mi aiuta a mantenere la calma in albergo appena scopro di aver preso la valigia sbagliata, mi fa sedere accanto a sé e mi chiama un taxi per l’aeroporto; un tassista, Diamond, che di prezioso intona una serie di “Everything will be fine” che si avverano, facendomi ritrovare subito la mia valigia; nuovi amici che conosco davanti a un caffè con latte e cioccolato al sapore di castagne da TOMS in via Tsimiaski, un bar che è anche negozio di scarpe o un negozio di scarpe che è anche bar: Rosario e Manuela di Salerno, lui che vive a Helskinki, lei a Roma. Vena di Salonicco che ha studiato in Inghilterra, Efe di Atene che ha vissuto a Parigi, Elena di Atene che vive a Salonicco, dove insegna italiano. Un crogiolo di mondo appunto.

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I racconti prendono il via verso le 19 del 31 dicembre con un aperitivo da Valaoritou a Ladadika, il quartiere della movida tessalonicese: Efe che in passato faceva musicoterapia ad alunni sordomuti, loro che riuscivano a sentirla suonare appoggiando la loro schiena alla parete laterale del piano, sentivano i battiti sulla tastiera dentro la schiena. “Se non possono sentire con le orecchie”, mi spiega Efe appassionata, “possono sentire con altre parti del corpo”. Le orecchie altrove. E i cuori?

Nei cuori si depositano i ricordi, e ogni ricordo ha un suo peso. Specie il ricordo della prima sera di ritorno a Salonicco ha un peso, dolce: l’abbuffata di bougatsa alla crema e latte al cioccolato da Athina, locale storico dal 1975 in via Regina Olga aperto 24 su 24, proposto da Elena.

Elena ha le risate altrove, negli occhi, che si tingono di luce quando si mette a giocare con le parole, come alla cena di Capodanno, dove si diverte a raccontarci che “Auguri” in greco significa “Cetrioli”, così va a finire che passiamo la serata a urlarci ”Cetrioli!!” come dei pazzi.

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La sua amica Vena alla cena di Capodanno non c’è. È altrove. Prima a Ladadika, con le labbra poggiate a una birra aveva precisato che certo l’aperitivo lo voleva fare con noi, ma il Capodanno no, lo avrebbe fatto con la madre che è sola, perché – mi aveva fissata seria come a svelarmi il segreto del mondo – “We only have one mother”. La madre. Una. Che ci tiene. E contiene. Terra. La madre terra. Dov’è la madre? Dove la terra?

Chi la sua madre terra l’ha trovata, è Maria. Alle 18 del 31 dicembre davanti a un caffè da Morango Coffee & more, colmo di greci e fumo, mi racconta che ora insegna francese 10 ore al giorno, non ha più una vita sociale e un momento per sé. È stanca ma sta per partire, si illumina, domani torna a Istanbul, è l’undicesima volta. La sua madre terra elettiva: è solo lì che si sente a casa.

Io mi sento a casa in tanti luoghi, anche a Salonicco, riconosco le sue strade e mi riconosco nei volti aperti e sorridenti che incontro. Percorro tutta via Rebelou ed entro nel nido che ogni pomeriggio mi accoglie per una sosta e un caffè greco, un bed&breakfast che ha una sala comoda e colorata in stile vintage, poltroncine e divanetti dove respiro l’aria cosmopolita della città, il Caravan Caffè. Chissà se ci sono davvero, dentro una vita-carovana, se il fatto di aver cambiato casa per 10 volte di seguito negli ultimi 10 anni mi rende la vita mobile, in un infinito girare di terra in terra senza mai sosta. Il corpo (sempre) altrove, sempre sul punto di trovare e perdere persone e città.

Chissà se alla fine ci si perde davvero, di viaggio in viaggio, se lo spostamento non avviene che nel corpo-carovana e quel che c’è dentro, tutto, gli incontri, le esperienze condivise, le voci, gli odori, quello rimane incastrato da qualche altra parte, sottopelle, altrove.

Verusca Costenaro

 

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