Cornovaglia | bellezze dai confini del mondo

Cornovaglia | bellezze dai confini del mondo

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Conosco abbastanza bene l’Inghilterra: diciamo che, tra soste più o meno prolungate, avrò accumulato circa un paio d’anni di permanenza sul suolo albionico. E l’Inghilterra è un paese strano, pieno di contraddizioni: moderno e conservatore, sognatore e cinico, centro del mondo e periferia d’Europa. Non è uno di quei paesi (o di quei popoli) che può – né tantomeno vuole – essere compreso dopo una gita di 7 giorni nella sua capitale; dovrete investirci tempo ed energie per amarla e tentare di farvi amare, esplorarla in ogni anfratto, conoscerne gli aspetti dimenticati e anche digerire una certa dose di delusioni.

Oggi ho deciso di accompagnarvi in uno degli angoli meno conosciuti della Gran Bretagna; sua fine ed inizio, a seconda delle vostre inclinazioni filosofiche. Ladies and gentleman: la Cornovaglia.

Atterriamo a Londra e senza perdere tempo (do per assodato che Londra la conosciate) ci dirigiamo verso sud-ovest. La prima città con una sua personalità indipendente, non ascrivibile cioè a quella nube urbana che circonda la metropoli come gli anelli di Saturno, è Winchester, l’antica capitale del Regno d’Inghilterra prima che arrivassero i normanni e spostassero la corte a Londra. Assieme alla vicina Salisbury, questi borghi sono il cuore del medioevo inglese: da qui partirono le armate di Alfred il Grande per unificare il regno, qui è conservata la Magna Charta (ma voi ci pensate che la costituzione inglese è un documento del ‘200 firmata dal cattivo di Robin Hood?).

Continuando verso la costa arriveremo a Southampton. Southampton è una delle cose (non ho il coraggio di chiamarla città) più brutte su cui mi sia capitato di mettere gli occhi: il vecchio “cancello dell’Impero” è solo l’ombra del tempo che fu e lì da dove partì il Titanic oggi ciondolano gli ubriachi. Ma – e “ma” è un’avversativa che compare spesso quando si parla di UK – racchiude l’anima dell’Inghilterra contemporanea: triste, abbandonata, quasi rassegnata a scomparire. Non vi dico di visitarla, ma se volete capire cosa sia il Regno Unito, prima o poi dovrete fare i conti anche con questo.

Procedendo verso ovest la costa inizia ad innalzarsi e le spiagge diventano scogliere. All’ombra di queste sonnecchia Lyme Regis, capitale della paleontologia amatoriale. Le falesie alle spalle del villaggio costituiscono un ottimo compendio del Mesozoico (aka: quando c’erano i dinosauri) ed è facile trovare ammoniti, belemniti, denti di squalo e altre meraviglie dei mari. Certo, non è detto che troverete uno scheletro completo di ittiosauro, ma una conchiglia giurassica ve la garantisco. Mal che vada alzate gli occhi, persino i lampioni qui hanno la forma dei nautiloidi.

Lyme Regis è anche l’ultima comunità del Dorset e ci apprestiamo quindi ad entrare nel Devon, terra di folletti e cavalieri senza testa. Una volta superata Exeter (il capoluogo) non potremo non andare a sbattere contro il misterioso Dartmoor National Park, reso famoso da Sir Arthur Conan Doyle che ambientò in queste brughiere Il mastino dei Baskerville. Le brughiere sono uno dei capisaldi del paesaggio britannico, un patrimonio culturale tanto quanto lo sono il tè e la regina, e passeggiare nelle nebbie che si levano dai pantani è un’esperienza suggestiva, un tuffo nei miti e nelle leggende più evocative.

All’uscita del parco, sotto la collina da cui si dice Sir Francis Drake abbia avvistato la flotta spagnola nel 1588 e vinto una partita a bocce per andare poi a salvare l’Inghilterra, si acquatta Plymouth, vecchio porto commerciale famoso in tutto il mondo per il suo gin. A differenza di Southampton, Plymouth sembra aver accettato meglio il declassamento da “centro del mondo” a “angolo d’Europa” e si gode la pensione rimembrando le vecchie glorie. Non so voi, ma amo passeggiare lungo i pontili guardando le barche che dormono sotto lo sguardo vigile dei gabbiani.

Attraversata la baia, siamo finalmente entrati in Cornovaglia.

In Cornovaglia non ci sono grandi città (il capoluogo, Truro, ammonta a poco più di 20.000 persone), ma una serie di villaggi e borghi lungo la costa frastagliata trasformano la penisola in una sorta di costiera amalfitana atlantica. Ad esempio Polperro, villaggio dal nome assai poco inglese (a me suona quasi iberico) dove la gente pare interessata esclusivamente alla pesca dei granchi. Avete presente Bubba di Forrest Gump? Ecco, tale e quale, solo con i granchi al posto dei gamberi. A tal proposito, la Cornovaglia è uno di quei posti in Gran Bretagna in cui è possibile mangiare bene: pesce in tutte le salse (e ve lo dice uno che si rifiutava di considerare pesce qualsiasi cosa pescata al di là di Gibilterra), pasticci di carne, formaggi stagionati, ottima birra artigianale.

È anche una terra d’estremi. È qui infatti che troveremo Lizard Point e Land’s End, rispettivamente il punto più meridionale ed occidentale* della Gran Bretagna. Volete provare il brivido della scogliera a picco sul mare, del fragore dell’onda atlantica che s’infrange sul granito? Questi sono i posti che fanno per voi! Forse meno scenografiche delle falesie irlandesi (ma anche molto meno affollate), potrete comunque dire di esservi bevuti una birra nel primo e ultimo pub d’Inghilterra (The first and last Inn), a seconda che voi stiate partendo o siate appena approdati.

A metà tra i due promontori c’è infine il castello di St. Michael che, come il gemello francese Saint Michel, è uno dei sette santuari dedicati all’arcangelo che dall’Irlanda (Skellig Michael – dimora di Luke Skywalker peraltro) arrivano fino ad Haifa lungo una linea retta passante per la Val di Susa e la Puglia.

Giunti a Land’s End – silenziato il bizzarro desiderio di fare vela nell’oceano – invertiamo la rotta e imbocchiamo la costa settentrionale. Procediamo spediti verso Tintagel e il castello di Re Artù, che è uno di quei luoghi come la tomba di Enea che non sembrano essersi accorti che il resto del mondo è ancora scettico sulla veridicità storica dei personaggi a cui loro così fieramente si associano. È poco più di un rudere, probabilmente – anzi, certamente – appartenuto a qualche duca o barone ben successivo al leggendario monarca, ma il fascino delle torri diroccate a picco sulla scogliera è innegabile.

Siamo oramai alla conclusione del nostro viaggio e dopo aver attraversato la foresta di Exmoor – da cui potreste scorgere il Galles dall’altro lato del canale – arriviamo a Bath, prima “vera” città nuovamente riconducibile a ciò che immaginiamo quando pensiamo all’Inghilterra: strade larghe, palazzi imponenti in pietra color miele, ringhiere in ferro battuto.

Ora potete scegliere: andando dritti verso est saremo presto risucchiati dal buco gravitazionale di Londra e in men che non si dica bivaccheremo a Piccadilly, se invece deviassimo leggermente verso nord, troveremmo Oxford. E Oxford merita un discorso a parte.

 

*Non è proprio vero, le isole Scilly sono davanti a noi. I traghetti partono da Penzance.

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