Con un “retake” ho ripulito la bellezza

Con un “retake” ho ripulito la bellezza

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Roma tradita. Roma traviata. Roma nelle mani di chi non la merita. Roma negli occhi di chi non la vuole. Roma nel seno di chi non la ama. Roma nei disegni di chi solo la brama. Roma che vorrei ma non posso fidarmi di te. Roma sulla bocca di tutti. Roma che ne abbiamo parlato così tanto senza conoscerla che non c’è davvero più niente da dire. C’è solo da fare. Roma è una città che se non si (s)piega. Tronfia del suo ruolo acquisito sa affossarti e farti affondare con lei. Perché puoi arrivare a odiarla talmente forte da accorgerti che hai bisogno di aiuto. E ti insegna a scavare nella sua umanità talmente a fondo da trovare chi la accudisce e, nel prendersi cura di lei, sta dando avvio a quella piccola rivoluzione di cui ha(i) bisogno per risorgere. Così, cercando di fare pace con la città che mi trovo a chiamare “mia”, ho capito che potevo solo ascoltare i consigli di chi non ci ha mai litigato, e sono “inciampato” nella storia di Virginia.

Virginia Vitalone ha 23 anni e fa la news producer per un’agenzia tv inglese. Ma, soprattutto, Virginia è una “Retaker”. O meglio, è “una delle prime volontarie di Retake, una delle cofondatrici. Ho conosciuto Retake che ancora non esisteva”. Una retaker come altre due o tremila persone a Roma. Una volontaria di un movimento che “non può fallire perché in esso non ci sono né soldi né politica. Un volontariato che prende tanto tempo quante sono le soddisfazioni che dàTAS 1

Virginia, cos’è Retake Roma?
Noi di Retake siamo un movimento di volontari. Siamo divisi in 60/70 gruppi di zona su Roma. Siamo nati nel 2009 e siamo completamente autogestiti. Ogni gruppo è formato da 20 fino a 50 volontari. Ogni persona che vuole organizzare un retake, semplicemente, lo dice e lo fa.

Ok. Ma… Cos’è un retake?
Un retake è un momento di clean up, di ripristino della bellezza che c’era prima. Un momento in cui scendiamo per strada, ci armiamo di spazzole e raschietti e puliamo. Ad esempio: dove c’erano graffiti si tolgono graffiti. Dove c’erano adesivi abusivi, si tolgono adesivi abusivi. In un parco si toglie spazzatura, si decespuglia… A Roma sono stata una delle prime volontarie. Sono stata reclutata che ero ancora al liceo, dove ho conosciuto Rebecca Spritzmiller, una prof americana in Italia da quasi trent’anni. Quando è arrivata qui si è accorta di quanto Roma fosse in una situazione terribile. Voleva fare qualcosa. Così, dopo aver chiesto all’amministratore del suo condominio di pulire i muri del suo palazzo senza che niente avvenisse, si è armata di spazzole e lo ha fatto da sola. In quel momento ha capito che quel gesto poteva diventare un movimento di massa dei cittadini romani. Ed è venuta a parlarne nella nostra scuola.

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Sei sempre stata a Roma? Cosa ti ha portato a voler diventare una retaker?
In realtà ho studiato in America per 3 anni e lì ho visto un modo completamente diverso di fare cittadinanza. Sono tornata e ho capito che le persone possono cambiare il loro modo di vivere. E con questo cambiamento possono cambiare la loro città. Spesso, infatti, agli italiani e ai romani manca la fiducia di poter cambiare le cose. E questo si tramuta in pessimismo, in scarsa fiducia nelle istituzioni.

TAS 3Come vedi Roma, ora?
Io vedo in Roma una città che può cambiare con l’attivismo, senza dover necessariamente puntare il dito. Senza dover necessariamente dire che se le cose non vanno bene è per colpa di [inserisci nome del politico in questione]. Chi sporca e crea problemi, spesso, siamo noi cittadini stessi. Io sono estremamente positiva ma, soprattutto, sono estremamente fiera di vivere a Roma.

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C’è un momento, un retake, che ti è rimasto particolarmente impresso?
Credo che siano principalmente due i momenti per cui ho detto: “Grazie a Dio esiste retake”. Ho vissuto all’estero e sono, quindi, molto suscettibile a quello che vedono i turisti di Roma. Mi spiace quando i segnali stradali marroni dedicati ai luoghi di interesse turistico sono imbrattati. Ricordo che all’Esquilino, andando al lavoro, ne vedevo sempre uno ricoperto di tag che indicava la strada per il Colosseo. Ogni giorno mi dicevo: devo pulirlo. Poi, un giorno, scopro che è stato organizzato un retake proprio in quella zona e passando di lì qualche giorno dopo ho visto che il cartello era pulito. Questo è un esempio che ti fa capire l’utilità di Retake per i romani e per i turisti.
L’inverno scorso, invece, ho partecipato a un Retake a Trastevere con tantissimi romani. A un certo punto mi si è avvicinato un ragazzo. Da solo. Straniero. Probabilmente un erasmus. Armato di guanti e raschietto voleva pulire: aveva sentito parlare di noi su internet. Mi ha raccontato di essere a Roma solo per un mese ma di voler comunque lasciare alla città qualcosa di importante.

Il momento della domanda di rito su SALT. Da retaker e da giovane lavoratrice, cos’è per te il sale della vita?
Il sale della vita è lasciare il nostro posto migliore di come lo abbiamo trovato. Mi spiego. Il sale migliora un cibo, no? Lo rende più gustoso. Spero che il mio sale renda le cose con cui vengo a contatto migliori. E lasciare il posto in cui mi trovo a vivere migliore di come l’ho trovato è parte di questo sale.

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