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“Che ogni fine possa essere un nuovo inizio”, in ricordo di Tiziano Terzani

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“Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.” | Tiziano Terzani, Un indovino mi disse, 1995.

– PREMESSA – Questa mattina mentre mi chiedevo come trascorrerò questa estate ormai alle porte, caro Tiziano, ho ripensato a te e a tutte le cose che tu, e tutti coloro che ho conosciuto tra i fogli di carta, mi avete regalato senza chiedere mai nulla in cambio, fin dai primi anni della mia giovinezza: cose meravigliose che io forse non ho apprezzato fin da subito e spesso ho dato per scontate. Senza sapere che non c’era niente di scontato, senza sapere che poi sarebbe arrivato il deserto e avrei dovuto camminarci in mezzo e che solo quelle cose mi avrebbero aiutata a non diventare arida anch’io.
Quando mi sono ritrovata in questa fase sconosciuta, Tiziano, non sai quanto ho rimpianto i tempi dove tutto sembrava facile ed era sempre un regalo, dove bastava un sorriso sincero per far nascere bellissimi alberi verdi che dalle grigie stanze di città sembravano sfiorare le stelle del cielo.
Solo dopo ho capito che non avevo capito nulla e non mi ero mai accorta di tutta la bontà e la bellezza che mi circondava, gli incontri fortunati, il destino sorridente, i libri letti di notte, i baci in fronte…
Ho perso alcune cose nel momento in cui mi erano più care ma ne ho trovate molte altre che invece non mi sarei mai sognata di vedere e una cosa è certa, solo nei momenti bui ho potuto osservare la luce preziosa di tutto ciò che spesso mi dimentico di avere.
Grazie anche alle cose incomprensibili, le delusioni irrimediabili, le bugie, gli incontri sfortunati, quelli sbagliati, quelli inutili, la solitudine in mezzo alle persone, la noia, l’insoddisfazione e pure la disperazione, grazie a tutto, ho imparato ad apprezzare anche ciò che davo per scontato e oggi sono felice di avere avuto la fortuna di fare questi meravigliosi giri di giostra.
E la sai una cosa? Mi sento pronta per farne altri mille: ancora tutto è da scoprire e c’è tantissimo da imparare. Ovviamente, caro Tiziano, non ho ancora deciso cosa farò questa estate, ma so per certo che è tornata l’ora di lasciare perdere quello che ho già fatto e cominciare un’altra avventura.

Che ogni fine possa essere un nuovo inizio.

“Il sentiero di Tiziano”, dov’è stato girato La fine e il mio inizio (Orsigna).

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“L’inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio. Perché sono sempre più convinto che è un’illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c’è progresso. Non c’è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti. Si ripete, gira intorno a sé. Il tempo è circolare. Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono.”  | La fine è il mio inizio, Tiziano Terzani, 2006.

La fine è il mio inizio, diretto da Jo Baier, più che un film, è un compendio al libro stesso (omonimo, uscito postumo due anni dopo la morte di Terzani nel 2006); scritto da Folco Terzani, figlio di Tiziano, e dal produttore Ulrich Limmer.

La fine è il mio inizio, è un film intimo, uno di quelli che se ne frega apertamente delle leggi dell’intrattenimento e si compone solo di lunghi dialoghi, silenzi e tanta tenerezza, sia nelle inquadrature che nelle parole e negli sguardi che si scambiano i due protagonisti, Tiziano (interpretato dal magnifico Bruno Ganz) e Folco (Elio Germano).

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La fine è il mio inizio ci mostra come persino la fine più grande di tutte, non deve portarci via la possibilità di rimanere contenti e curiosi. La testimonianza di Tiziano – il suo testamento se vogliamo – ci ricorda come sia possibile affrontare anche l’ignoto più profondo, la sfida più paurosa, “l’ultima grande avventura” con un grande sorriso.
Perché, forse è vero che per imparare a vivere bisogna imparare ad abbandonarsi alla vita stessa e quindi anche alla morte – che è poi la cosa che più di tutte ci accomuna tutti – e ridere di tutto questo, senza paure che ci facciano rimpiangere il passato o illusioni che ci facciano fantasticare troppo accecati dal futuro.

“Questo ricordatelo, Saskia, non cercare mai di ripeterti.
E vivi ora!
Il passato è semplicemente un ricordo, non esiste.
Sono le tue memorie che accumuli, riordini, falsifichi.
Ora invece non falsifichi niente.
Quello che ti aspetti dal futuro è una scatola piena di illusioni, vuota.
Chi ti dice che si riempirà?
“Ora lavoro, poi vado in pensione e vado a pescare.”
Chi lo sa se ci saranno ancora i pesci?
La vita avviene in questo momento ed è in questo momento che uno deve saperne godere.
Ah, Saskia, è bello che sei venuta a trovarmi.
E ricordati, io ci sarò.
Ci sarò, su nell’aria.
Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami.
Ci si parla.
Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.” | La fine è il mio inizio, Tiziano Terzani, 2006.




“Il desiderio è una grande molla, non lo nego. É importante e ha determinato la storia dell’umanità. Ma se tu cominci a guardare bene, di nuovo, cosa sono questi desideri, questi desideri dai quali non sfuggi mai? Specie oggi, in questa nostra società che ci spinge solo a desiderare e fra i desideri a scegliere solo i più banali, quelli materiali, in altre parole quelli del supermercato. Il desiderio di quelle scelte lì è inutile, è banale, è irrisorio. Il vero desiderio, se uno ne vuole uno, è quello di essere se stessi. L’unica cosa che uno può desiderare è di non avere più scelte, perchè la scelta vera non è quella fra due dentifrici, fra due donne, fra due macchine. La scelta vera è quella di essere te stesso. | La fine è il mio inizio, Tiziano Terzani, 2006.


Titolo originale | Das Ende ist mein Anfang

Regia | Jo Baier

Anno | 2010

Durata | 98 min

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