Cascate del Perino, Sussidiario Illustrato

Cascate del Perino, Sussidiario Illustrato

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Ci vuole tempo ad amare l’Appennino. Non c’è eroismo nelle valli piacentine battute da acqua, vento e sole.

Sono terre di funghi e castagne, di prugnolo e rosa canina e tra le case di pietra dei vecchi borghi abbandonati regna il silenzio, interrotto solo da qualche anziano di passaggio con mezzi agricoli degli anni ottanta. Non è difficile pensare che la natura qui si stia riprendendo ciò che è suo, lo sanno bene gli scoiattoli e i cinghiali, i cervi e i lupi e lo sanno i montanari che resistono in questi luoghi belli e aspri, ma in qualche modo così familiari e umani, così vicini al tempo dell’infanzia e dell’innocenza.

Tra i versanti verdi e grigi si nascondono però alcuni luoghi segreti che i social (usati bene) ed esperienze intelligenti e belle come le escursioni con i ragazzi di Trekking colli piacentini hanno permesso di riscoprire, fotografare e conoscere. 

Per trovare le cascate del Perino bisogna salire al Passo del Cerro, quello che divide la Val Trebbia dalla Val Nure, o meglio Perino da Bettola.

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Perino è il paese bellissimo che sorge dove l’omonimo torrente si immette nel Trebbia. Ha una piazza che in certe ore prende una luce magica, un mitico Sceriffo che sorveglia il paese, ottimi posti per aperitivi abbondanti e sentieri che portano alle migliori escursioni della zona. Io a Perino ci vivrei, sul serio, anche solo per la vista sulle due Pietre. Dall’altra parte Bettola: le sue case colorate, in fila sul Nure, il famoso ponte, ottimi aperitivi e la gigantesca apparizione della Vergine della Quercia, luminosissima, che veglia dall’alto sul paese.

Si sale alle cascate da entrambe le parti, da Bettola è più corta, da Perino più panoramica, a voi la scelta.

Poco dopo il passo, sul lato val Nure, si imbocca la strada che porta a San Boceto (qui, se vi avanza mezz’ora potete visitare i resti del Castello d’Erbia) fino ad arrivare al piccolo borgo di Calenzano, dove nella bella stagione gli anziani stanno sulla porta e indicano la via. Appena fuori dal paese, il cortile della Chiesa di San Lorenzo permette di parcheggiare e incamminarsi sul sentiero 155 che porta fino alle cascate raggiungendo prima l’omonimo agriturismo e infine il torrente Perino, che sembra nascondersi nel verde della valle ma tradisce la sua presenza con il rumore incessante dei salti d’acqua tra le rocce bianche. 

Le cascate del Perino sono istituzionalmente sette ma la valle è in continuo movimento, ogni tanto qualcosa cambia o è reso irraggiungibile da neve e fango, tanto che posso dire di averne contato un numero diverso in base alla stagione.

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La prima è franata tempo fa ma è comunque bellissimo scendere la scalinata di tronchi e trovarsi nel canyon del Perino tra alte pareti di roccia che raccontano nelle loro stratificazioni tutta la storia geologica della valle.

Canyon che precede la Cascata 1, franata

Poco più avanti il mulino di Riè (o ciò che ne resta) indica la strada per le restanti cascate. La numero 2, la più spettacolare, è ritrovo di fotografi in ogni mese dell’anno, specialmente quando ghiaccia e si trasforma in uno straordinario monumento naturale.

Cascata 2, la fotogenica

Poco più avanti la cascata 3, doppia e sovrastata da una scenografia tormentata

Cascata 3, la doppia

Per trovare le restanti quattro è necessario tornare alla seconda cascata e salire nel bosco, seguendo i segnavia bianchi e rossi e non allontanandosi troppo dal rumore dell’acqua. La Cascata 4 o cascata Belvedere è parzialmente franata, con un po’ di coraggio e un po’ di contorsioni tra i tronchi e il fango si scende comunque, poco più avanti. È laterale, chiusa tra le rocce e solitaria, ci si ritrova in uno spazio di solitudine a contatto le pietre, gli alberi e la forza dell’acqua.

Secondo tratto della Cascata 4 o Cascata Belvedere

La Cascata 5 appare davanti all’improvviso, mentre si cammina ed è difficile avvicinarsi quanto si vorrebbe, si risale nel bosco buttando una rapida occhiata alla polla azzurra formata dal salto d’acqua.

Cascata 5, che c’è ma non si vede

Pochi passi ed è di nuovo tempo di scendere nel fango e raggiungere la sesta cascata, che esce da una roccia grigia e forata dall’acqua. È uno spettacolo davvero incredibile ed è forse la più bella e sottovalutata del gruppo.

Cascata 6, che esce dalla roccia

Si termina uscendo dal bosco. L’ultima cascata appare improvvisamente sulla destra ed è facile avvicinarsi scendendo tra le rocce. È il punto ideale per terminare con una sosta al cospetto del Perino e di tutta la sua valle.

Ultima Cascata, sedersi qui a mangiare

Una volta risaliti basta proseguire per il sentiero e, una volta incrociata la strada principale, svoltare a sinistra per tornare velocemente al mulino e quindi al parcheggio.

A questo punto, se siete vivi, è molto facile che abbiate fame, o sete. Sul passo del Cerro, località Crocinito, vi aspetta un pezzo di Sardegna, l’agriturismo Gusai. Cosa ci faccia una famiglia di sardi lassù tra pascoli, frutteti e tartufi rimane una bellissima storia che è giusto lasciarvi raccontare da loro, davanti a un buon bicchiere di mirto. Buon viaggio e buon appennino.

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