Casa di Carte, per leggere con occhio critico

Casa di Carte, per leggere con occhio critico

Il canone è potenzialmente rischioso se subito supinamente, generando schiere di lettori uniformi livellati a modello di una scena culturale già piatta. Marchesini viene in nostro aiuto con "Casa di carte", una raccolta di saggi sulla letteratura italiana dagli anni '50 ad oggi, che ridiscute il canone stimolandoci a maturare un gusto letterario critico e personale.

Sondaggione: domandate ad un un campione di amici, familiari, nemici, purché lettori se apprezzino o meno Gadda. La mia on field experience – più credibile che dire “a naso” – mi fa ipotizzare che raccoglierete pochissimi se non nessun giudizio negativo.
Naturale, Gadda è un autore di pagine mirabili; ma fa anche parte, insieme ai Moresco, agli Arbasino o, oltreoceano, ai Wallace, di quella rosa di autori totemici dei quali dire “non mi piace” è implicitamente vietato; autori che hanno spesso meno lettori di quanti non siano i proseliti irretiti dall’ostentazione del loro “lavoro ingegneristico dell’intelligenza”.

Tanti giri di parole per approdare ad un concetto: il canone. Non un problema di per sé, ma potenzialmente rischioso se subito supinamente, generando schiere di lettori uniformi che livellano con ostinazione una scena culturale già piatta. It’s the società di massa stupid, mi si obietterà… Certo, ma gran parte dei mali ha una cura; nel caso specifico c’è il senso critico.

Per affinare un senso così prezioso, possiamo farci guidare da Matteo Marchesini e dal suo Casa di carte, una raccolta di saggi che serpeggiano nella letteratura italiana dagli anni ’50 ad oggi.

L’opera esce nel 2019 per il Saggiatore a conclusione dell’affaire Marchesini, in breve la mancata pubblicazione con Bompiani a causa del rifiuto di Marchesini di tagliare le stroncature di alcuni autori della casa editrice – e.g. Moresco, Scurati. Retroscena a parte, Casa di carte è una bussola indispensabile per orientarsi nel panorama letterario italiano; una lettura complessa però, talvolta troppo tecnica o discontinua, complice anche l’eterogeneità del materiale affrontato. Non da leggersi tutta d’un fiato allora, ma da delibare apprezzando l’ampiezza e la finezza di analisi: un libro “da meditazione”.

Quindi, piuttosto che il classico commento-recensione, vi propongo la mia personalissima selezione degli scritti di Marchesini: una degustazione guidata a “Casa di carte”.

  • La realtà come mito: Carlo Levi, Morante, Pasolini
    Un brano che unisce Levi, Morante e Pasolini attraverso la loro contraddizione originale di lottare contro la borghesia pur facendone parte. Un contrasto che, pur non essendo necessariamente in malafede, sfocia comunque nell’idea irreale del libro come gesto di lotta. Spunti critici da considerare quando si maneggiano questi tre autori, accompagnati da un’efficace ricostruzione del dibattito ideologico e culturale del secondo Novecento italiano.
  • Dalla storia alla natura: Italo Calvino
    Analisi “tecnica” di Calvino, in particolare della sua misura ed “igienismo letterario”. Calvino, fosse anche per meri fini scolastici, è uno di quegli autori che si deve leggere, perché allora non farlo avvalendosi di qualche elemento analitico in più?
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  • Sepolti dal boom: Domenico Rea
    Attraverso le opere e gli aneddoti di chi Rea lo ha conosciuto, Marchesini delinea un narratore crudo e “pirotecnico” della plebe campana del dopoguerra. Rea dà corpo ai bassifondi fatiscenti, ai loro rumori e odori, all’uomo misero, carnale e violento che li abita, ed è questo “non dover mai offrire giustificazioni o risarcimenti morali alla “realtà”” a renderlo favoloso ed interessante. Rea era sfuggito ai radar di chi scrive, Marchesini mi spinge a scoprirlo, aggiungendo un’ulteriore voce allo storytelling neorealista italiano (frequentemente confinata ai soliti 2 – 3 autori canonici) e napoletano.
  • Nati dal boom: Arbasino ritratto col suo stile
    Avete mai letto Arbasino? I suoi paragrafi sono spirali narrative fatte di name-dropping, di elementi pop, di acrobazie tra lingua altissima e gergo popolare. Uno stile acuto ed ostentatamente complesso, inconfondibile. Marchesini lo utilizza per ritrarre Arbasino stesso: un divertissement imperdibile.
  • Cavazzoni e la musa fatiscente
    Anche Cavazzoni è stato posto alla periferia del canone. Marchesini ne loda in particolare “La valle dei ladri” che in un “bassomondo” decadente colloca i raggiri e le peripezie grottesche dei teppisti che lo abitano. Attraverso il picaresco e la gag disimpegnata Cavazzoni trova un’alternativa romanzo sociale per catturare efficacemente la mostruosità sociale. Così descritta, l’opera sembra lontanissima da quanto leggiamo di solito: da aggiungere alla reading list insieme a Rea.
  • Il rifiuto di Cassola
    Autore in controtendenza rispetto all’ostentata intelligenza e alla caccia alla Grande Storia che animava le avanguardie sue contemporanee; forse per questo messo da parte nei decenni successivi. Marchesini lo ritrae con concisa efficacia, sottolineandone lo stratificarsi dei polverosi dettagli quotidiani e la fissità monotona della narrazione come vie per una conoscenza profonda e assoluta della realtà. La citazione che apre l’articolo dice tutto: “Se in Marx non c’è Cecina, che interesse ha Marx?”

  • Intellettuali tipici del XX secolo
    Brano prezioso per cogliere, in chiave storica e letteraria, il dualismo tra narratori-intellettuali engagé e quelli che rinunciano a braccare lo Zeitgeist in favore di una maggiore aderenza al loro oggetto artistico. Un’analisi utile a ridimensionare i secondi (per quanto non sempre in malafede) e a rispolverare i primi.
  • Sulla retorica della dismisura
    Brano che squarcia il velo di proselitismo che ammanta certi personaggi-autori (come li definisce giustamente Marchesini) che, con opere ipertrofiche ed assolute, pretendono di “essere tutto” impedendo di fatto una critica puntuale delle opere stesse. Il personaggio-autore prevale sull’opera, portando ad un acritico credo ut intelligam nel pubblico. Gli spunti di riflessione sono abbondantissimi!
  • Il romanzo pompiere
    Sulla scia del brano precedente, qui Marchesini stringe il campo sulla ricerca ossessiva del Grande Romanzo e dell’Opera Definitiva da parte dell’autore italiano. Ci si appiccica allora qua e là alla cronaca, ai grandi eventi o ai personaggi storici, che lievitano in romanzi rumorosi o wannabe-visionari. Ulteriori spunti di riflessione, utili a maturare un senso critico personale diverso dalla recitazione a memoria delle fascette pubblicitarie intorno ai libri. Spoiler: c’è una buona fetta della critica a Moresco, casus belli dell’affaire Marchesini.
  • Il poeta Bovary
    Molto apprezzato da un ignorante di poesia (magari solo di poesia…) come il sottoscritto, in quanto sintetizza, con tanto di esempi, l’evoluzione della poesia italiana recente e fornisce una toolbox critica per riavvicinarsi ad un genere spesso trascurato.
  • Incipit di un romanzo standard

    Brano breve e divertente sull’agghiacciante appiattimento dell’esperienza dello sfogliare le nuove uscite in libreria. Così, per alleggerire un po’ la lettura.
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  • Tre miti contemporanei e un post scriptum sull’intelligenza

    Bolaño, Wallace e Carrère: mostri sacri della letteratura contemporanea e cari anche a noi di SALT. Marchesini li guarda con occhio critico; non una bocciatura quanto un invito a prenderli cum grano salis. La critica si condensa nel post scriptum sull’idea “non intelligente di intelligenza” basata sulla venerazione di una “recita dell’acume disinvolto e intimidatorio che ha le sue radici nel periodo del boom e nell’inarrestabile accademizzazione e mediatizzazione della cultura”. Un breve articolo che completa la visione critica già emersa in “Sulla retorica della dismisura” e ne “Il romanzo pompiere”.
  • Letteratura e vergogna
    Marchesini sceglie la vergogna per illustrare al contempo il tema in questione ed il genere “critica tematica”. Da Omero a Dostoevskij, passando per Conrad, Camus e vari altri testi, inquadrando la vergogna nella storia e nella cultura. Impossibile sintetizzarlo in queste poche righe, ma percorso di estrema puntualità e profondità, da non perdere.

Questa è solo una piccola parte di Casa di carte, ma già sufficiente a rimettere in moto le sinapsi verso un gusto letterario consapevole, meno canonico e più personale. Un’opera non solo interessante, ma utilissima ad ogni lettore appassionato. Buona lettura (critica)!

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