Bon Iver | For Emma, Forever Ago | pt.2

Bon Iver | For Emma, Forever Ago | pt.2

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Un buon inverno nel Wisconsin

Le scelte compositive, brevemente ripercorse nella prima parte, e le scelte liriche, come vedremo, fanno di For Emma, Forever Ago di Bon Iver un concept album, forse involontario in corso d’opera, ma senz’altro consapevole nel momento della sua finalizzazione.

Il filo rosso che lega di fatto tutte le tracce è la fine della gioventù, il chiudersi di una stagione, lo sgretolarsi di vecchi rapporti, l’inquietudine per il futuro. La scelta del falsetto è da subito rivelatrice in tal senso, nel suo rendere manifesto il tentativo di camuffarsi, nascondersi, rifugiarsi in una voce fanciullesca e pura. Ancora una volta, poi, si rende necessario il rimando ai Beach Boys di Brian Wilson, e in particolare al loro capolavoro Pet Sounds (1966), album (va da sé, consigliatissimo) incentrato sullo stesso nucleo tematico.

Il lavoro di Bon Iver si apre con i versi consolatori “I am my mother’s only one/ it’s enough” di Flume e prosegue con la timida speranza (o il semplice rinvio?) di “balance we won’t know/ we will see when it gets warm” in Lump Sum. Anche quando il testo parla di una relazione conclusa (quello Skinny Love forse un po’ meno superficiale di quanto il buon Vernon non voglia far credere, vista l’intensità di alcuni passaggi) emerge in modo nitido il disorientamento puramente soggettivo, l’impossibilità di riconoscere se stessi (“now all your love is wasted? Then who the hell was I?”). In The Wolves (Act I and II) si fa largo per la prima volta la volontà, se non di andare avanti, quantomeno di lasciarsi definitivamente il passato alle spalle: “what might have been lost/ don’t bother me”. Così come in Blindsided, in cui il ritornello passa dal recitare “cause blinded, I am blindsided” a “cause blinded, I was blindsided”, nel finale.

Una volta realizzata la fine di un passato e di una stagione che ormai non ci sono più, è però il timore del nuovo, di quello che potrà essere, a dominare le emozioni di Vernon – Bon Iver, tanto che il futuro si personifica in una creatura di cui si ha paura (Creature Fear). “The so many territories/ ready to reform/ don’t let it form us/ don’t let it form us/ the creature fear”. Quanti territori, quante possibilità inesplorate ci aspettano nel futuro, pronte a cambiarci. Ma il venticinquenne Vernon non vuole cambiare, non vuole crescere e teme l’ambiguità di quanto lo attende. Anche il silenzio del cantautore nella strumentale Team esalta l’immobilismo e lo sgomento provato. Dominano le percussioni, la voce si fa muta e non ci resta che ascoltare il rullare inquieto e intenso della batteria.

Vernon è costretto a rifugiarsi ancora nei giorni trascorsi, evocati dal dialogo con una lei (For Emma), ma rispetto al passato doloroso che si intendeva cancellare e dimenticare nei primi brani, qui il passato viene riabilitato. Complice l’impossibilità di affrontare il futuro, l’autore si rivolge alla stagione conclusa e ne recupera il buono, come l’amore ingenuo e puro di Emma, che pure finito non potrà mai smettere di essere stato (“for Emma, forever ago”). Si tratta di una presa di coscienza centrale nell’opera, che non a caso dà il titolo all’album e ne chiude la parabola raccontata al suo interno.

bon iver piano

La conclusiva Re: Stacks, infatti, è una canzone in un certo senso postuma rispetto alle vicende interiori cantate nel disco, un brano di riepilogo e riflessione su quanto scritto e composto (“this my excavation and today is Kumran/ everything that happens is from now on/ this is pouring rain/ this is paralyzed”). Le emozioni e le inquietudini vengono sommerse da una coltre di neve, che tutto ricopre e ammanta.

In questo senso sbaglia chi identifica For Emma, Forever Ago con il racconto di formazione di un ragazzo che diventa adulto, ed è lo stesso Justin Vernon a dirlo esplicitamente nei versi finali: “this is not the sound of a new man/ or crispy realization/ it’s the sound of the unlocking and the lift away”.

L’album non lascia in eredità l’apertura di un nuovo capitolo, ma solo la consapevolezza che un periodo della propria vita si è ormai irrimediabilmente e inevitabilmente concluso. Il conflitto interiore si è solo sbloccato, è stato solo messo a nudo, non risolto. Una svolta razionale non è ancora possibile. La chiusura del cerchio arriverà quattro anni più tardi in Beth/Rest (“danger has been stole away/ This is axiom”), brano finale dell’album Bon Iver, Bon Iver, che testimonia il definitivo superamento del “pericolo” e l’accettazione della propria condizione, abbracciata come assioma, assunto matematico che non ha bisogno di prove.

Non così nel 2007, quando la risposta ultima ai dubbi e alle fragilità irrisolte può essere soltanto il rifugio nel patetismo (“your love will be/ safe with me”), nelle promesse d’amore e di sicurezza, nei sentimenti, che in quanto tali sono mutevoli e incerti, non un assioma inconfutabile.

È solo all’ultimo, dunque, che si coglie appieno il senso dello pseudonimo adottato da Vernon: è un buon inverno quello che tiene ancora lontano il momento di crescere, che regala la pace della dimenticanza prima e dei bei ricordi poi, che gela e rende ogni cosa per sempre immutabile e uguale a se stessa.

wisconsin winter wood

For Emma, Forever Ago è un album irripetibile per ispirazione e premesse realizzative.
Le registrazioni lo-fi e le liriche rarefatte, esaltate dal cantato dolce e fragile dell’autore, restituiscono un’esperienza acustica ed emotiva totalizzante, che a distanza di otto anni dalla pubblicazione sembra crescere in eco e profondità. Così, a ogni ascolto, viene a ripetersi la magia di quella volta che, nell’inverno del 2007, abbiamo accompagnato Justin Vernon in un capanno innevato nei boschi del Wisconsin.
Un vecchio trucco che riesce solo alle opere migliori.

 

Artista | Bon Iver

Album | For Emma, Forever Ago

Anno | 2007

Etichetta | Jagjaguwar (US), 4AD (UK)

Durata | 37 minuti

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7 COMMENTS

  1. La balena è la creatura, bianca di inverno, pallida e enorme, nebbia accecante.
    “Che cos’è mai questa cosa senza nome?
    Quale tiranno mi comanda?
    Perché contro tutti gli affetti
    io debba osare ciò che nel mio cuore vero
    non ho mai osato di osare?
    Sono io questo o chi?”

  2. Vista l’ambientazione, personalmente la creatura me la sono sempre immaginata come un grande e nobile lupo bianco. Forse l’associazione è dovuta anche alla presenza nell’album del brano The Wolves, quindi viene facile raffigurarsela così.

    Ma per tutto quello che il capitano Ahab ci ha insegnato essere, senz’altro la balena bianca ne è una fantastica rappresentazione alternativa (o concomitante). E il virgolettato di Melville (trasposto in musica dal buon Vinicio) potrebbe tranquillamente essere una delle possibili e perfette (davvero perfette!) sintesi dell’album. Non ci avevo pensato, grande Pablo.

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