Antidepressivi generazionali: i plumcake di Zerocalcare

Antidepressivi generazionali: i plumcake di Zerocalcare

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È un po’ come con le capre offerte in sacrificio nei riti propiziatori, o più probabilmente è solo sincera gratitudine. Fatto sta, che è ormai usanza consolidata tra i fan di Zerocalcare portare in omaggio al loro idolo un plumcake, intanto che con ammirevole dedizione stakanovista lui si prodiga ad autografare ogni copia dei suoi libri. Ora, come si sia arrivati a fare del plumcake una religione, lo si scopre facilmente scorrendo le strisce del blog di ZC o sfogliando i suoi albi. Ma il punto è un altro: capire perché verso Zerocalcare ci sentiamo debitori, tanto che non basterebbe nemmeno il Mulino di Banderas compreso di uovo d’oro di Conchita per ricompensarlo.

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Inappetente per cause di forza maggiore (per sua ammissione, più che cucinare lui “apre buste”), ZC non perde comunque occasione di disegnare/nominare nei suoi fumetti qualcosa di commestibile. Ha un amico “supplì” e uno “cinghiale”, il che la dice lunga non solo sul suo humor e sulle sue frequentazioni, ma rivela pure un’attrazione parecchio proficua verso il mondo simbolico della tavola. Ecco: più che per il corpo, il cibo è carburante per l’arte. E quale potrebbe mai essere, per un fumettista trentenne nostalgicamente attaccato a Ken il guerriero quasi quanto a Rebibbia, la madre di tutte le metafore gastronomiche? Appunto. Lui, il re delle merendine anni ’80, l’evergreen vintage-chic che a tutt’oggi riempie gli zainetti dei pischelli. Il plumcake.

Morbido, dolce, lucido, impacchettato in quelle cartine bastarde che a toglierle perdi metà del piacere. Il plumcake, a discapito della sua popolarità, non si concede a tutti: va trattato con perizia delle modalità di morso e delle tempistiche di inzuppo. Ma una volta presa confidenza con la tecnica, il godimento è assicurato. Eppure non è solo per questo che l’armadillo, coscienza cinica e alter-ego di ZC, non fa che propinargli plumcake e bicchieri di latte.

Proust se l’è sbattuta un sacco con la storia della madeleine, ma che un dolcetto sia in grado di agire su di noi come una macchina del tempo in piena regola, è cosa nota. Il plumcake garantisce a Zerocalcare il contatto con il suo lui bambino meglio della psicanalisi. “Come accanni i plumcake crolla tutto. È un attimo.” L’armadillo ha ragione, la mitica merendina è l’unico antidoto alla sindrome dei trenta. Anche se, stando a quanto sostiene ZC, i trentenni non esistono. Non più, almeno. Qualche decennio fa i trent’anni erano la terra promessa: lavoro, indipendenza, matrimonio (e mi fermo qui). Invece adesso, quando ventinove candeline su una torta ci fanno tremare le vene ai polsi, scopriamo che era solo una brillante trovata di marketing. Siamo onesti con noi stessi…Se tutto va bene, per dirla con ZC, a quarant’anni saremo ancora “in doppia con un fuorisede calabrese”. Ahinoi.

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Provo profonda empatia verso chi, davanti a tale scenario, decida di correre a comprare diciotto pacchi di mattoncini industriali a base di olio di palma e zuccheri raffinati per ingurgitarli tutti in una volta. Però, ecco, il lato positivo di quest’amara realtà è che se non altro abbiamo riso (non negatelo!). Se è vero che aveva ragione quel capoccione di Freud a dire che “scherzando si può dire tutto, persino la verità”, allora a Zerocalcare siamo doppiamente debitori. Non solo, cioè, perché come un moderno Shopenhauer si prodiga a squarciare veli qua e là, ma soprattutto perché è incommensurabilmente più simpatico nell’indorarci la pillola. (A proposito, vi consiglio di abbandonare il Levopraid e darvi alle merendine di cui sopra).

Che si tratti della striscia settimanale, di una graphic novel da Premio Strega (parlo di “Dimentica il mio nome”, leggetelo!) o di un resoconto pseudogiornalistico di guerra – e di amore – come quello su Kobane, certo è che i suoi fumetti adempiono sempre con estrema professionalità all’arduo compito che qualsivoglia artista, per definirsi tale, dovrebbe tenere a mente: raccontare il mondo attraverso la propria immaginazione, senza inganni. Se poi il suddetto artista è anche in grado di fare dell’umorismo, perfetto. Tanto meglio. Del resto, il termine “umorismo” (dall’origine latina “humorert-em” … scusate, ma il momento SuperQuark ci stava) ha a che fare con la liquidità, con tutti quegli umori che determinano la nostra salute fisica ed emotiva. Dirci la verità e riderci su fa bene. E allora che fare per ringraziare un simile benefattore della società, quale è Zerocalcare, se non invitarlo a cena (non fategli vedere verdure, le trova shopenhaueriane) e preparargli un mega plumcake gigante che Banderas manco se lo sogna?

 

Plumcake dei 29 anni

Ingredienti:

  • Farina “00” 150 gr
  • Fecola di patate 50 gr
  • Farina di riso 50 gr
  • Uova grandi n.3
  • Zucchero 180 gr
  • Yogurt bianco o come vi pare 1 vasetto (circa 150 gr)
  • Olio di semi 150 ml
  • Lievito 1 bustina
  • Scorza di limone
  • Sale, un pizzico
  • Burro (per imburrare lo stampo)

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Come qualsiasi casalinga che si rispetti vi confermerà, questa preparazione è una passeggiata. Può farla ad occhi chiusi anche un macaco, anche un bambino col braccio ingessato, anche un maschilista macho di quelli che l’evoluzione ha lasciato indietro e non oppone manco il pollice, se solo volesse. Sospetto ci riuscirebbe finanche un concorrente di Masterchef Australia (per chiudere categoricamente la faccenda, insomma). Vabbè, prima che mi denunci qualcuno, iniziamo.

Mettete in una ciotola le uova intere e lo zucchero e montante uno zabaione da paura. Aggiungeteci il vasetto di yogurt, la scorza di limone e l’olio di semi, mescolando. In una ciotola a parte setacciate le farine, un pizzico di sale e il lievito. Aggiungetele un po’ alla volta al composto dei liquidi e versate l’impasto in uno stampo per plumcake imburrato e infarinato. Ecco, l’unico sforzo richiesto è trascinarsi nel primo negozio di aggeggi da cucina che trovate per comprare uno stampo serio, sennò non vi viene un plumcake ma un coso dolce x. Una torta senza identità. E, per carità, stiamo già messi male così.

Cuocete la vostra simpatica mega-merendina in forno a 160 gradi per circa una mezz’ora. Se tutto è filato liscio come doveva, si sarà formata la tipica libidinosa montagnola al centro del plumcake.

Una volta sfornato, fatelo raffreddare e poi estraetelo dallo stampo.

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Ecco, l’elisir di eterna giovinezza collaudato da ZC vi darà grandi risultati con il minimo sforzo, preserverà il contatto con il Peter Pan che è in voi e vi farà sentire anche un po’ come in Breaking bad, a prepararvi sostanze stupefacenti in casa.

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