Sognando Elvis, intervista a Veronica “Veci” Carratello

Sognando Elvis, intervista a Veronica “Veci” Carratello

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Questa Lucca Comics appena finita è stata, per me, una bellissima occasione per scoprire nuovi titoli e fare due chiacchiere con alcuni autori. La prima di cui voglio parlarvi è una giovane artista al suo secondo titolo per BAO Publishing, Veronica “Veci” Carratello, di cui vi avevamo già raccontato il precedente lavoro, “Freezer“, che ci aveva conquistati con le sue atmosfere spensierate e imprevedibili. In “Sognando Elvis” il protagonista, Carlo, è un quarantenne perseguitato da un brutto disturbo d’ansia e con un sogno davvero particolare: partecipare al più grande raduno dei sosia del King del Rock and Roll, Elvis Presley.

Veronica, come prima domanda ti pongo una questione fondamentale, che ci riguarda tutti da vicino: Elvis è vivo? E se sì dove si trova?

Ovviamente è nel mio fumetto! A me piace molto questa leggenda metropolitana, che sia ancora vivo, perché il modo in cui è morto, sul gabinetto mentre leggeva un libro, non è molto una fine da re. A me piace immaginarlo a Cuba o, perché no, magari anche qui a Lucca, anche se purtroppo non ho visto neanche un cosplayer del re. Il mio sogno è una presentazione con tutto il pubblico travestito da Elvis, magari si potrebbe fare agli Elvis Days di Treviso…

Tu sei appassionata di Elvis? È per questo che hai scelto proprio lui per essere lo spirito guida del protagonista?

Io sono molto appassionata di musica, ma poi ho sentito alla radio di questo Parkes Elvis Festival (in Australia ndr) dove ci sono tutte queste centinaia di sosia di Elvis che prendono insieme l’Elvis Express e ho pensato che dovevo farci assolutamente un fumetto. La cosa migliore è che sono anche andata a vedere le foto e sono tutto meno che sosia: ci sono bambini, maschi, femmine di tutte le forme e colori. Alcuni di loro mi hanno anche ispirato per disegnare i personaggi. Ho creato il protagonista con le sue difficoltà proprio per raccontare la storia di questo Parkes Elvis Festival e poi ho scoperto che Elvis era ipocondriaco lui stesso, quindi era perfetto per fare da spirito guida ad un altro ipocondriaco.

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Carlo, infatti, estremizza alcuni aspetti di Elvis, come l’ipocondria e la dipendenza da tranquillanti. Il fatto che Carlo sia riuscito in qualche modo a superare i suoi problemi significa che, nella tua storia, anche Elvis è riuscito a guarire e adesso, magari, è un camionista australiano?

Però Carlo non è guarito del tutto, questo è un punto di partenza per una guarigione, però capisce che può trovare lo straordinario anche nell’ordinario. Su Elvis non so, se vuoi che ti dica che è vivo ti dico che lo è! Rimane questo alone di mistero: è lui o non è lui il camionista della storia? (SPOILER ALERT!) Effettivamente lo è veramente, perché nella targa si legge proprio Elvis.

Da persona ansiosa prima e medico poi, mi è piaciuto molto come hai rappresentato graficamente l’ansia di Carlo come una mano fantasma che lo strozza, sei stata ispirata da qualcosa?

Ho letto dei racconti da “Diario di un ipocondriaco” che parlavano di questa persona che vedeva la sua ipocondria come un arto in più e ho pensato che era una bellissima immagine da usare nel libro. Infatti, lo uso sia come espediente comico per crearci delle gag, oppure per aumentare la tensione creando tante braccia, perché quando Carlo si agita molto diventa come la dea Kalì.

È molto bello anche il momento in cui Carlo va sulle Blue Mountains e si rende conto di quanto grande siano la natura e l’Universo e quanto, in confronto, siamo piccoli noi e i nostri problemi. C’è un posto che ha questo significato per te?

A me fa questo effetto la natura, che mi tranquillizza, e la campagna, che poi avevo usato anche in Freezer. Anche in questo caso ho letto dei racconti sulle Blue Mountains in cui i protagonisti dicevano di sentirsi minuscoli davanti allo spettacolo delle montagne.

Un’altra cosa curiosa è come il percorso di crescita di Carlo lo porti, in fondo, ad essere uno tra i tanti sosia di Elvis…

Diciamo che la questione dell’essere un sosia è quello che lo spinge a partire: indossare la maschera di uno dei suoi idoli è come se gli desse lo stimolo, per una volta, di non essere lui, ma di essere il suo idolo. Proprio come Sailor Moon (altro personaggio del fumetto ndr) che, quando indossa il costume, non è più un uomo che lavora in un ufficio, ma diventa la paladina della giustizia che combatte il male. Il costume permette di uscire dall’essere un impiegato triste e solo e diventare una rock-star a modo suo, anche se poi non lo è davvero, perché, per esempio, quando gli chiedono di esibirsi ancora è troppo timido per farlo.

Come hai disegnato questo fumetto?

Sognando Elvis è disegnato tutto in digitale con la tavoletta grafica, anche se mi piace dare comunque l’effetto analogico. Freezer, invece, era disegnato con pennarello e poi colorato digitalmente.

Adesso cantiamo tutti insieme una canzone di Elvis!

 

Domanda clou di SALT: cosa è per te il sale della vita?

Apprezzare quello che si ha.

 

Titolo: Sognando Elvis

Autore: Veronica “Veci” Carratello

Casa editrice: BAO Publishing

Anno di pubblicazione: 2018

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