V per Vendetta e la forza dei simboli

V per Vendetta e la forza dei simboli

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Quando un papista è diventato un simbolo di ribellione al potere

Ammetto che la scelta dell’articolo di questa settimana è stata fortissimamente influenzata dal terribile clima pre-elettorale che abbiamo vissuto in occasione delle votazioni di questo 4 Marzo. È per questo motivo che mi ritrovo a proporvi nuovamente la lettura di un classico e non di un classico qualunque, ma un altro capolavoro proprio di Alan Moore (spero mi perdonerete se poco tempo fa avevo commentato il suo Watchmen).  So di condividere con molti di voi l’ansia dell’attesa del risultato di queste elezioni, perché mai avrei immaginato che nel dibattito politico italiano potesse riaffacciarsi qualcosa di malvagio e terrificante come il fascismo. Mi sono quindi ricordata di un articolo scritto proprio da Alan Moore in cui descriveva come avesse avuto l’idea dell’ambientazione del suo (e di David Lloyd) V per Vendetta perché prevedeva una sconfitta dei conservatori elezioni britanniche del 1983. Se pensate che nella sua immaginazione era verosimile che ne conseguisse un governo fascista sorto sulle ceneri di un mondo stravolto da una guerra nucleare immaginate quanto potesse essere contento dall’avvento della Thatcher… Ecco io non so cosa succederà domani, ma so che questo fumetto racconta in tutte le sue sfaccettature cosa significa la ribellione all’assolutismo, la dignità di rimanere se stessi di fronte all’autoritarismo e l’ambivalenza della figura del terrorista/combattente per la libertà.

Ciò che rende V per Vendetta noto a tutti è soprattutto il volto del suo protagonista ovvero la maschera di Guy Fawkes, uno dei 13 cospiratori che nel 1605 diedero vita alla congiura delle polveri, il tentativo di far saltare in aria il parlamento inglese durante la prima seduta del regno di re Giacomo I.  È esilarante pensare che questo volto, diventato poi simbolo di tante altre manifestazioni di protesta e anche del noto gruppo Anonymous, appartenente in realtà a un conservatore papista, in collera contro la chiesa di stato (la chiesa anglicana), e non a un combattente per la libertà che si scagliava contro le ingiustizie della monarchia assoluta (anche perché se sei inglese la monarchia non si tocca). Questo è solo uno dei tantissimi esempi di ciò che Alan Moore riesce a fare meglio in assoluto, ovvero rielaborare e fare propri elementi della cultura occidentale, sia classica che pop, e trasformali in fondamenta della storia che sta raccontando, senza mai sminuirli o travisarli. E quale occasione migliore di fare sfoggio di cultura quando il tuo personaggio principale non è una vera e propria persona ma simboleggia l’umanità stessa che si ribella all’oppressore?

Come in tutti i migliori totalitarismi, infatti, anche la dittatura in V per Vendetta di caratterizza dalla messa al bando della cultura, dall’emarginazione e dall’annientazione di chi è diverso e da una sistematica violazione delle libertà personali. Vi ricorda qualcosa? Pensate che nelle prime pagine la Voce del Fato (l’organo di propaganda del regime) annuncia orgogliosamente una campagna di bonifica delle paludi di Deptford. È in questa atmosfera di terrore così simile a tanti altri romanzi classici britannici (primo tra tutti 1984 di Orwell), e purtroppo anche a tante drammatiche realtà del ‘900, che nasce un’idea, un’idea che si incarna ma che non ha carne né sangue, che travalica il singolo individuo, l’idea di far saltare in aria il simbolo del potere e lasciare all’umanità la possibilità di ridefinirsi nuovamente da zero in assoluta libertà. È probabilmente in questa conclusione che il fumetto si differenzia maggiormente dal film, dove al contrario V sembra più la guida di un esercito di ribelli che colui che porta l’inghilterra nell’anarchia.

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Sicuramente fin’ora sono stata ingiusta in questa recensione perché non ho ancora riconosciuto tutti i meriti del disegnatore, David Lloyd, che non ha solo contribuito all’opera con le sue tavole, in cui la scena viene tratteggiata grazie al fortissimo contrasto tra luci e ombre, ma, insieme ad Alan Moore, ha contribuito in maniera fondamentale al concept di tutta al storia ed è stato lui ad avere l’idea geniale di dare a V il volto di Guy Fawkes. Un altro elemento preponderante nelle tavole è il realismo nei volti dei personaggi, le cui smorfie deformano completamente i visi a discapito della pura ricerca della bellezza estetica, ma a grande vantaggio della trasmissione della sofferenza e in generale della carica emotiva delle vignette.

E’ lecito chiedersi in che modo un “terrorista” che fa esplodere i palazzi del potere e ne ammazza a sangue freddo i rappresentanti che opprimono le persone che invece dovrebbero proteggere, possa essere considerato un combattente per la libertà e ,dopotutto, se i papisti avessero preso il potere dopo la congiura delle polveri, oggi Guy Fawkes sarebbe considerato un patriota invece che un traditore.  Vorrei concludere a mia volta utilizzando una citazione che ho letto giusto pochi giorni fa dalla bacheca di Facebook di un altro noto fumettista italiano, Gipi, quando nei giorni scorsi assistevo incredula al revisionismo storico che sta subendo il movimento antifascista, il quale letteralmente ci ha ridato la vita dopo la guerra. Da “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino: ” Quel peso di male che grava sugli uomini del Dritto, quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto. Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi, niente va perduto, nessun gesto, nessuno sparo, pur uguale al loro, m’intendi? Tutto servirà se non a liberare noi a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi. L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare quel furore e quell’odio, finchè dopo altri venti o cento o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo dietro agli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi.”.

Buona fortuna a tutti.

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